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.|. Pensando a Te .|.
Questa storia l’ho scritta per una persona che, per circa 6 capitoli, se non di più, ha insistito per una determinata cosa…ed ora finalmente l’avrà. Non so ancora come andrà a finire…anzi, a dir la verità, ho in mente due finali…uno che sarà molto gradito a questa persona e uno leggermente meno…mah…forse per una volta sceglierò di mettere da parte la mia coppia preferita in favore di un'altra…vedremo…può essere che piaccia comunque, visto il personaggio in questione e il successo che avuto in un’altra mia ff (non faccio nomi su chi ha apprezzato il giovanotto…hi hi hi) Allora…basta parlare e iniziamo a scrivere…Per Eldarion…
Capitolo 1 ~ Era notte. E come ogni notte, a Minas Tirith regnava il silenzio. Le vedette erano di guardia ai cancelli mentre le sentinelle passeggiavano tranquillamente per i cortili. Questo però non impedì ad una figura incappucciata, stretta in un lungo mantello scuro, di farsi strada tra gli alberi, superare i sorveglianti ed entrare a palazzo indisturbata. Velocemente, come se i suoi piedi non toccassero terra, percorse i lunghi corridoi per raggiungere un luogo preciso. Ad un tratto si fermò, immobile, un istante prima di voltare l’angolo…come se avesse percepito qualcosa…qualche pericolo…la sua mano però non si mosse, non si avvicinò al pugnale che teneva nascosto sotto il mantello…dopo un lungo momento tentò di fare un altro passo ma una voce glielo impedì…
“Fermo dove sei!” gridò il giovane puntando la spada contro la schiena dello sconosciuto “Alza le mani e avvicinati lentamente al muro!” “L’ospitalità di Re Elassar è alquanto diminuita a quanto vedo…” mormorò l’uomo incappucciato eseguendo l’ordine. “Non ti ho dato il permesso di parlare, straniero!” ribatté il giovane senza la minima esitazione…lo vide alzare le braccia e la stoffa scura scivolare in basso…rivelando le mani chiare e senza segni di imperfezioni…poteva essere una donna? No, erano decisamente le mani di un uomo ma così candide e perfette come non le aveva mai viste “Chi sei? E come osi entrare a palazzo senza invito ed in piena notte come un ladro? O forse devo presupporre che tu sia proprio quello che ho detto…” “Non sono un ladro…” rispose lo sconosciuto “…ma d’altro canto non posseggo nemmeno l’invito di cui tu hai parlato…” “E allora chi sei? Uno degli uomini che attentano alla vita del Re?” chiese il giovane e quando non ottenne subito risposta avvicinò di più la punta della spada alla schiena dello sconosciuto “In questo caso ti è andata male…assassino…il Re è protetto dalle sue guardie ogni momento della giornata…soprattutto la notte…e nessuno può avvicinarsi a lui…hai fallito…ma posso risparmiarti la vergogna di tornare dal tuo capo…ponendo subito fine alla tua vita…” “Re Elassar non deve temere a quanto vedo…” mormorò lo straniero “…ma non sono qui per attentare alla sua vita…al contrario…sono felice di sapere che stia bene…il mio cuore non potrebbe essere più sollevato nel sentirlo…” “Sei astuto straniero…” ribatté il giovane “…devo concedertelo…sei riuscito a non rispondere alla domanda principale girando attorno alle altre con giuste parole…chi sei?” “Non mi è permesso rivelare la mia identità…anche se sei una guardia di sua maestà…” rispose l’uomo incappucciato “…Re Elassar mi sta attendendo…dovresti condurmi da lui ora se è possibile…” “Oh…certo…” ribatté il giovane sorridendo “…ti condurrò…ma nelle prigioni! Voltati!” vide lo straniero spostarsi lentamente e voltarsi verso di lui sempre con le mani alzate “Sei astuto ma anche bugiardo…il Re sta riposando nelle sue stanze e non sta attendendo nessuno…” con la lama della spada spostò all’indietro il cappuccio che ancora gli oscurava il volto “…ti rimane un’ultima possibilità…rivelami…” ma si bloccò all’istante e le ultime parole gli uscirono dalla bocca come un debole sussurro “…il tuo…nome…straniero…” rimase immobile con la spada ancora puntata al collo di quella creatura che aveva davanti…non era un Uomo…era molto di più…i lunghi capelli biondi gli erano scivolati sulle spalle come una cascata d’oro…due piccole trecce ne tenevano raccolte alcune ciocche dietro le orecchie a punta mentre sul viso, candido e luminoso, risplendevano due gemme di un blu profondo sotto le sopracciglia lunghe e sottili…le labbra chiuse non tradivano la minima emozione. Per un attimo rimase abbagliato da quella bellezza…mai prima d’ora aveva visto tanta grazia in un altro uomo…ma quello era un Elfo…una delle creature pure ed eterne che aveva imparato a conoscere… “Ora che hai visto il mio volto…” disse l’elfo fissandolo intensamente “…posso recarmi dove sono atteso? O una guardia intende forse disubbidire agli ordini del suo sovrano?” guardò a lungo il giovane davanti a sé…era strano…da quando l’aveva visto, aveva sentito una strana sensazione dentro di sé…gli sembrava di conoscerlo…quegli occhi azzurri fissi nei suoi…li conosceva…ora che lo osservava con attenzione…non indossava abiti che potevano appartenere ad una sentinella…e il suo aspetto…nobile e fiero ma al tempo stesso fine e delicato…non era un semplice Uomo quello… “Io non…non sono una guardia…” sussurrò il giovane sbattendo le palpebre come per risvegliarsi da un sogno “…non sono un uomo di Re Elassar…io…sono suo figlio…” L’elfo spalancò per un istante gli occhi…ecco spiegate le sue sensazioni…il figlio di Aragorn ed Arwen…il bambino nato dalla Stella del Vespro e dall’erede dei Dúnedain…nelle sue vene scorreva il sangue degli Immortali e degli Antichi Uomini dell’Ovest…ora riusciva a comprendere…e senza accorgersene si lasciò sfuggire un sorriso… Il giovane socchiuse le labbra quando vide quelle dell’elfo incurvarsi…sentiva il cuore battere forte e non ne capiva il motivo…era come se la bellezza di quella creatura l’avesse completamente stregato…anche sua madre apparteneva a quel popolo eppure sembravano così diversi…ad un tratto però, una voce risuonò nel silenzio che si era creato…
“Eldarion! Cosa stai facendo?”
Eldarion si scosse all’improvviso, voltandosi per un istante verso il padre che stava correndo verso di lui. “Ecco…io…” “Sei fortunato ad avere tuo figlio che bada alla tua sicurezza…” disse l’elfo “…nessuno riuscirebbe ad avvicinarsi a te…” Aragorn guardò un attimo il giovane stupito poi mise una mano sulla sua, facendogli abbassare la spada e si voltò verso lo straniero… “Legolas…” esclamò sorridendo “…mellon nîn…le sí nach…(amico mio, sei qui)” gli mise una mano sulla spalla ma poi non riuscì a resistere e lo abbracciò con forza. “Na i vethed…go ad…(Alla fine…ancora insieme)” sussurrò Legolas sorridendo e stringendolo a sé. “Mi dispiace io non…non sapevo che…” balbettò sottovoce Eldarion senza però riuscire a staccare gli occhi dall’elfo. “Quante volte ti ho detto che questo compito non spetta a te?” chiese Aragorn allontanandosi dall’amico e guardando il figlio. “Non importa…” mormorò Legolas sorridendo al giovane “…è stato comunque un piacere conoscerti Eldarion…” e chinò la testa un istante in segno di saluto “…ora sei convinto che non voglio fare del male al Re?” Eldarion annuì, chinando la testa imbarazzato…ma perché si sentiva così? Quell’Elfo era riuscito ad abbassare con un solo sguardo ogni sua difesa… “Legolas…se non sei troppo stanco per il viaggio…desidererei parlarti subito del motivo per cui ti ho chiesto di recarti qui…” disse Aragorn fissando l’amico. “Mi hai mai visto stanco?” rispose sorridendo l’elfo “Dove preferisci andare…ecco…se potessimo evitare le prigioni…sai…ho già rischiato di finirci qualche momento fa…” Il Re di Gondor si mise a ridere allegramente, incamminandosi con l’amico che però, prima di allontanarsi si voltò di nuovo verso il giovane principe “A presto…” sussurrò alzando una mano in segno di saluto.
Eldarion si appoggiò con le spalle al muro…fissando il pavimento e respirando profondamente… “Oh Valar…” sussurrò tra sé, passandosi una mano sul viso…poi non riuscì a trattenere un sorriso quando ripensò a quello che era successo…e un brivido gli scese lungo la schiena…quegli intensi occhi blu…li vedeva ancora davanti a sé…e quel sorriso dolce…quella labbra che sembravano morbide come il velluto…come la sua pelle candida… “…Legolas…” sospirò sorridendo…e stringendo il pugno sull’elsa della sua spada si incamminò verso la propria stanza. ~ Re Elassar condusse Legolas nelle cucine e si sedettero ad un tavolo, sorseggiando lentamente del vino. L’elfo guardò a lungo l’amico e notò che nei suoi occhi c’era un velo di tristezza…erano passati anni dall’ultima volta che l’aveva visto ma Aragorn non era cambiato molto ad eccezione di quella preoccupazione sul suo viso… “Cosa succede amico mio?” gli chiese cercando di incrociare il suo sguardo che però era fisso sul calice di vino “La tua lettera non rivelava molto…” lo sentì sospirare “…prima tuo figlio mi ha scambiato per qualcuno che voleva attentare alla tua vita…questo…ha a che fare con il motivo per cui hai richiesto la mia presenza a Gondor?” “Avrei voluto incontrarti di nuovo in altre circostanze ma…” iniziò l’uomo annuendo “…purtroppo è proprio questo il motivo…” si fermò, come soprappensiero ma subito la voce dell’elfo lo fece tornare alla realtà. “Aragorn…?” “Da tempo ormai Minas Tirith non è più sicura…” continuò il Re di Gondor accigliato “…né per me, né tanto meno per la mia famiglia…diverse settimane fa una delle cuoche è morta avvelenata per aver assaggiato il cibo che doveva essere servito a me e…qualche giorno fa alcune guardie hanno trovato delle impronte sospette, le hanno seguite e hanno sorpreso un uomo incappucciato che tentava di fuggire…purtroppo nella lotta, l’uomo è rimasto ucciso ma anche dopo averlo perquisito non sono riusciti a scoprire chi fosse…” si fermò un istante, bevendo un sorso di vino “…da quando sono diventato Re, molti dei Consiglieri che un tempo servivano Denethor mi hanno giurato lealtà ma…altri hanno preferito lasciare il palazzo…Faramir mi ha rivelato che alcuni di essi traevano molti benefici dallo stato in cui era ridotto il regno all’epoca e non mi avrebbero visto di buon occhio…una volta che decisero di partire però non ho più dato peso alle sue parole…” “Fino ad ora…” sussurrò Legolas e vide l’amico annuire. “Io…ho ragione di credere che alcuni di loro abbiano radunato degli uomini e stiano cercando di ribaltare nuovamente le sorti del regno…ho mandato delle guardie nei villaggi ma è praticamente impossibile scoprire qualcosa…la gente ha paura…e non so se temono di più le mie guardie o quegli uomini malvagi che sarebbero in grado di compiere ogni atto spregevole…” “Credi che…vogliano ucciderti?” mormorò l’elfo e sentì l’uomo sospirare. “Io sono in grado di difendermi…” rispose Aragorn, poi accennò un sorriso “…o almeno credo di essere ancora in grado di farlo…i Consiglieri però hanno insistito perché tenessi di continuo al mio fianco delle guardie per protezione ma…per la verità…ora non so di chi potermi fidare…in ogni caso non è per la mia vita che temo…ma per quella di mia moglie e soprattutto di mio figlio…” a quelle parole alzò lo sguardo e incrociò quello dell’amico “…ho paura che tentino di colpire non solo me ma anche chi erediterebbe il mio trono in caso di mia morte…” “Eldarion…” bisbigliò Legolas annuendo “…Arwen dovrebbe essere al sicuro…per quanto può esserlo in questa situazione…” “Sì…o almeno è quello che credo…” disse Aragorn finendo il vino “…ora…torniamo al motivo della tua presenza…io conosco molti uomini ma a nessuno di loro affiderei la mia vita e tanto meno quella di mio figlio…” poi si fermò come se non volesse continuare, fissò intensamente l’amico e lo vide sorridere. “Mi stai chiedendo di diventare la guardia del corpo della famiglia reale?” sussurrò Legolas senza allontanare lo sguardo da lui e dopo un momento lo vide annuire. “Io…capisco che tutto questo può sembrarti assurdo…” mormorò il Re di Gondor “…tu non hai niente a che fare con questa gente e…hai un regno a cui badare dove probabilmente ci saranno dei problemi da risolvere e…” “Mio padre si occupa del nostro regno…” lo interruppe l’elfo sospirando “…e la vita si svolge regolarmente da quando il Male è stato sconfitto…ed io non sono altro che un principe che passa le sue giornate sui libri e a scrivere le avventure che ha affrontato in modo che un giorno…quando il mio popolo avrà abbandonato per sempre queste terre…qualcuno potrà ancora leggere degli Uomini e dell’Alleanza che ci ha unito a loro fino alla fine…dell’amicizia e…dell’amore che ha legato i nostri due popoli per secoli…” A quelle ultime parole, Legolas abbassò lo sguardo…Aragorn inclinò la testa, guardandolo sorridendo compiaciuto per la dolcezza con cui aveva pronunciato quelle frasi… “Qual è dunque la tua risposta…amico mio?” gli chiese quasi sottovoce. L’elfo rimase in silenzio a lungo, poi sospirò e alzò lo sguardo sull’uomo sorridendo “Ne sono onorato” |