.|. Sogno di una Notte d'Inverno .|.

by Enedhil

Prima della Compagnia, prima della Guerra dell'Anello, prima di ogni incontro...due amici...due desideri...una casa e un'antica leggenda. E in un sogno, la risposta a qualcosa che va oltre la realtà...per altri due amici che hanno celato troppo a lungo ciò che non può essere ignorato.

Commedia/Sentimentale | Slash | Rating NC-17 | One Piece

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Questo è il periodo delle storie senza senso…abbiate pazienza. Non so bene cosa uscirà da quello che mi appresto a narrare (ohh che paroloni!) ma vi prego: *prendetelo* come *viene* !! Uaz uaz uaz!!!

Sinceramente volevo solo scrivere una storia dal punto di vista di Aragorn, ma poi…beh, poi è diventato quello che state per leggere…

Un’assurdità…? nd.Tutti

Mah daiiiii!!!

A metà tra la realtà e il delirio…nell’eterna indecisione tra FPS e RPS (e lo sto facendo di nuovo…aiutooo fermatemiii!!!) … là, dove i pensieri e i ricordi si fondono insieme, sono lieta di presentarvi…

Miiii mica è un film! Muoviti! nd.Tutti

Uffffi e va bene…

 

-- 

È mai possibile? Sono tre giorni che cavalchiamo sotto ad un Sole cocente nonostante sia pieno Inverno, e adesso, quando manca poco più di mezza giornata per raggiungere Rivendell, quel cielo che è sempre stato limpido, fin dal nostro incontro nella Locanda della Perla Nera (e vabbè…mi serviva un nome…hiii), si sta velando di nuvole grigie che non promettono niente di buono. La fortuna ci ha forse abbandonato?Eppure sembro essere l’unico ad essermene accorto…lui continua a cavalcare, nonostante i primi fiocchi di neve inizino già a cadere. Posso soprassedere sul fatto che il vento gelido non faccia alcun effetto sulla sua pelle elfica…ma non può non aver visto le nuvole e…

 

“Dobbiamo fermarci!” esclamò Legolas tirando le redini del proprio destriero all’improvviso. Alzò qualche istante lo sguardo verso il cielo e poi tornò a fissare un punto lontano davanti a sé “Sta per arrivare una bufera di neve”

 

Meglio tardi che mai…ma almeno adesso non sono più l’unico a preoccuparmi di come trovare riparo in una notte fredda come questa…

 

“Credevo che non te ne fossi accorto!” mormorò Aragorn avvicinandosi a lui prima di guardarsi attorno.

“Lo so…” sussurrò l’elfo di Bosco Atro accennando un sorriso “…ma non era così…stavo solo cercando il posto giusto per fermarci…”

“Non mi sembra che tu l’abbia trovato però…”

Legolas voltò lentamente la testa verso l’amico che continuava a scrutare attentamente la zona circostante e scosse impercettibilmente il capo con un’espressione divertita sul viso.

“Solamente perché non riesci a vederlo…” ribatté risoluto…attese che l’uomo si voltasse a fissarlo incuriosito, come già si aspettava, e spronò nuovamente il cavallo per ridiscendere dalla collina “…c’è un villaggio laggiù…dobbiamo solo raggiungerlo!”

 

E cosa aspettava a dirmelo? È sempre stato mio amico ma a volte devo ammettere che i suoi modi mi fanno innervosire…soprattutto quando non riesco più a sentire gambe e braccia per il freddo…

 

“Elfi!” esclamò il ramingo alzando gli occhi al cielo, prima di seguire il compagno lungo il sentiero.

 

Raggiunsero così il villaggio dove, le poche persone che ancora si aggiravano per le strade, stavano freneticamente sbarrando porte e finestre, per poi condurre i cavalli nelle stalle e correre alle proprie abitazioni, prima che la bufera di neve si scatenasse.

“Quella è una locanda!” disse Legolas scendendo con un balzo da cavallo “Entriamo e chiediamo due stanze”

 

Oh Legolas! Sono millenni che vive su questa Terra ma non ha ancora imparato a vivere tra gli Uomini…

 

“E tu credi di trovare due stanze libere così facilmente in un villaggio sperduto tra queste colline e per lo più in pieno Inverno?” ribatté Aragorn legando il suo destriero e raggiungendo l’amico sotto al portico dove si era riparato “È follia pura, lo sai?”

Legolas fece scivolare il cappuccio del lungo mantello grigio sulle spalle e scosse la testa, lasciando che i capelli biondi gli ricadessero sulle spalle, finalmente liberi…si voltò verso l’uomo e socchiuse gli occhi fissandolo…

“Io non lo trovo poi così folle…e poi può bastare anche una stanza…quello che ci occorre più di tutto è un riparo per la notte! Anche se il letto è uno solo non importa…”

 

Oh certo! E ora che ha rinunciato a…un momento…Legolas vorrebbe riposare nel mio stesso letto? Noi due insieme? Tutta la notte con…

No…basta pensare a queste cose…non sono più quel giovane che era rimasto incantato dalla sua bellezza anni fa, finendo addirittura per sognarlo la notte…no, quel giovane che arrossiva davanti a lui, imbarazzato per i pensieri che lo tormentavano, ormai è cresciuto! Dannazione sono passati decine di anni da quei giorni…ora siamo amici, ci fidiamo l’uno dell’altro, non ci sono segreti tra noi…ma…no! Quel ragazzino che aveva perso ingenuamente la testa per lui ora è un uomo…niente più desideri…niente più…

 

“Aragorn allora?” esclamò l’elfo quando vide lo sguardo dell’amico perso nel vuoto, come se stesse osservando i fiocchi di neve che cadevano con sempre più intensità “Vuoi entrare a chiedere o preferisci restare ancora qualche ora qui fuori?”

“Sì…ora vado…” mormorò l’uomo avvicinandosi alla porta, tenendo però la testa bassa nella speranza di nascondere il viso col cappuccio per non far notare il rossore che sentiva chiaramente sulle guance.

Passarono pochi momenti, e il ramingo uscì dalla locanda stringendosi nel pesante mantello scuro sotto lo sguardo stupito di Legolas…

“Come immaginavo non hanno stanze libere!”

“Tu non hai nemmeno chiesto!” esclamò l’elfo fermandosi davanti a lui.

“Quando l’oste ti viene incontro scuotendo la testa con tre vassoi nelle mani e per di più esclamando ‘Niente più stranieri! Non ho altro posto!’ mi sembra più che scontata la risposta, non credi?”

“Sì…ma potevi…” iniziò l’elfo subito interrotto però da Aragorn…

“Potevo cosa? Condurre qui fuori con l’inganno qualche uomo per poi ucciderlo e prenderci così la sua stanza? Non vorrei sembrarti troppo accorto ma…in tempi di pace, atti del genere possono attirare l’attenzione e a Sire Elrond non sarebbe affatto gradita la notizia che le persone che aveva richiesto a Rivendell siano finite in qualche prigione!”

Legolas aggrottò le sopracciglia, fissando incuriosito il compagno che stava riprendendo fiato…

“…potevi comunque chiedere…” terminò tranquillamente “…ora invece non ci resta che restare qui fuori…”

Aragorn alzò gli occhi al cielo sospirando con un misto di disperazione e irritazione…

“Io non resterò qui fuori tutta la notte Legolas! Altrimenti domani dovrai pensare a sgelarmi prima di riprendere il viaggio!”

“Bene…” mormorò l’elfo guardandolo “…dove vorresti andare quindi?”

L’uomo aprì la bocca per rispondere convinto ma restò in silenzio a fissarlo…

 

Non lo so! Come posso saperlo! Riesco solo a tremare per il freddo…come posso riuscire a pensare e trovare una soluzione! A lui sembra sempre tutto così facile! Non sente freddo, non sente caldo…non ha fame, non è mai stanco…a volte mi chiedo se provi mai qualcosa!

 

“Questo non è vero…” sussurrò Legolas inclinando leggermente la testa di lato “…sai che non è così…perché lo pensi?”

Aragorn chiuse di scatto gli occhi, portandosi una mano sul viso sospirando…

“Mi dispiace…erano…solo pensieri dovuti alla stanchezza…non darci peso…” rialzò lo sguardo guardando il volto dell’elfo con un debole sorriso “…ho solo freddo e…dovrei prestare più attenzione quando ti guardo negli occhi…a volte dimentico che sai leggere dentro di me…”

Legolas annuì…

“Non importa…posso capire…non avevo diritto di farlo e…”

 

“State cercando qualcuno…o qualcosa?”

 

Una voce roca attirò la loro attenzione, e i due amici si voltarono di scatto, trovandosi di fronte un vecchio con un pesante mantello nero sulle spalle, i capelli bianchi gli raggiungevano appena le spalle e gli occhi grigi sembravano risplendere alla debole luce dell’unica fiaccola ancora accesa.

“Oh…perdonateci…” esclamò Aragorn facendosi da parte “…stiamo intralciando la strada…”

“Al contrario…la via che dovevo prendere è nella direzione opposta, la mia casa è oltre quelle stalle laggiù…ma vi ho visti qui e mi avete incuriosito…non è saggio attendere oltre all’aperto con questo tempo…”

“In verità…stavamo per l’appunto cercando una soluzione…visto che la locanda è piena…” rispose Aragorn lanciando un’occhiata all’amico “…ma sembra che non ce ne siano…”

“Siete pessimista…” ribatté il vecchio sorridendo al ramingo, prima di rivolgere lo sguardo su Legolas “…ma credo proprio che per voi non sia lo stesso…siete una creatura dei Boschi…posso contare sulle dita di una mano le volte che ho avuto l’onore di incontrare un’appartenente al vostro popolo…ed è forse per questo motivo che la vostra luce mi sembra ancora così potente, tanto da ferire gli occhi…ma è sempre una ferita così dolce…”

Aragorn guardò prima il vecchio e poi l’elfo, come indeciso se intervenire o meno, ma poi qualcosa lo spinse a fare un passo avanti, fin quasi a porsi tra di loro come se stesse cercando, per qualche strano motivo, di difendere l’amico da qualcosa che però non comprendeva…

“Sapete…forse, indicarci un'altra locanda?” esclamò alzando leggermente la voce.

“Certo che no!” ribatté all’istante il vecchio posando nuovamente lo sguardo su di lui “Questo è un piccolo villaggio signore…ma posso indicarvi ad ogni modo un posto per passare la notte al riparo…”

“Oh…non possiamo che esservi riconoscenti…” mormorò Aragorn sospirando con un sorriso ma restò sbalordito quando vide il vecchio cercare qualcosa tra le pieghe del mantello ed estrarre un mazzo di chiavi.

“Ecco…prendete questa…” esclamò, porgendo al ramingo una chiave argentata “…seguite la strada e quando vi imbatterete in una grande quercia, voltate a destra…in quella casa ho vissuto fino a qualche anno fa…ma ora sono troppo vecchio per raggiungerla a piedi ogni volta…ma c’è ancora tutto quello che vi occorre per riposare e cenare…”

“Io…non so cosa dire…” mormorò l’uomo incredulo “…vi ringrazio per la vostra gentilezza e fiducia, non è da tutti dare ospitalità a due stranieri…”

“Il vostro compagno è una creatura della Luce…” ribatté il vecchio “…ed essi non sono mai stati stranieri nella mia casa…ora andate…” alzò una mano e indicò il cielo “…avete poco tempo prima che la bufera ci raggiunga!”

Aragorn e Legolas alzarono gli occhi e videro la neve cadere incessantemente ora…una folata di vento fece svolazzare i lunghi mantelli…

“Ancora non so come ringraziarvi per…” iniziò il ramingo voltandosi verso il vecchio…ma le parole gli si spensero in gola quando vide che accanto a loro non c’era più nessuno “…mah…dov’è andato? Tu lo vedi?”

“No…” sussurrò l’elfo restando però immobile, osservando un punto lontano nel buio della notte.

 

La fortuna non ci ha abbandonato allora…ed anche se quel vecchio mi ha sorpreso, nonché inquietato, ora abbiamo un posto dove andare…addirittura una casa…

 

“Quel vecchio mi è sembrato alquanto strano…non credi?” esclamò Aragorn chiudendo la stalla dove avevano lasciato i cavalli.

“Forse…ma ci ha concesso di riposare nella sua casa e dobbiamo essergli riconoscenti…” mormorò Legolas fermandosi davanti alla porta chiusa “…in pochi avrebbero fatto lo stesso…” restò immobile a fissare la serratura dove l’uomo aveva appena inserito la chiave come se qualcosa gli impedisse di girarla ed entrare.

“Perché non apri?” gli chiese perplesso il ramingo fissandolo ma poi, senza attendere un attimo di più, allungo una mano davanti a lui e spalancò la porta.

Un insolito spostamento d’aria fece ondeggiare i lunghi capelli dell’elfo che, lentamente varcò la soglia, guardandosi attorno…aveva socchiuso leggermente le labbra come se non riuscisse a respirare e le sopracciglia sottili erano lievemente aggrottate nel vano tentativo di percepire cosa c’era in quel posto che lo turbava.

“Finalmente!” esclamò Aragorn richiudendo la pesante porta dietro di sé ma appena si voltò, notò che il compagno si era girato di scatto verso di lui con un’espressione intimorita sul viso “Cosa c’è adesso?”

“C’è…qualcosa qui…” sussurrò debolmente l’elfo come se temesse di essere udito da qualcuno.

 

Oh no…non ancora…è dalla scorsa notte che insiste nel dire che qualcuno ci sta seguendo…ma non abbiamo trovato tracce…lui stesso è andato in perlustrazione e non ha trovato assolutamente niente…sono solo fantasie…

 

“Sì…c’è un camino…” ribatté l’uomo facendo qualche passo per la grande stanza principale “…della legna per il fuoco, una cucina, un tavolo…oh anche un divano e un tappeto…e guarda…” raggiunse l’altra porta e l’aprì “…una bella stanza da…letto…”

 

Un letto…un solo letto…grande sì…ma pur sempre uno e questo significa che…no, basta!

 

“Vedi…” proseguì richiudendo di colpo la porta appena aperta come a voler nascondere la verità di quello che sarebbe accaduto dopo poche ore “…non c’è niente di male qui!” si voltò, guardandolo negli occhi e si accorse dalla sua espressione che non era per niente convinto.

 

Ti prego Legolas…per favore, almeno per questa notte cerca di rilassarti, ci siamo solo noi due qui, nessuno ci sta inseguendo, siamo al sicuro…

 

“Hai ragione…” mormorò l’elfo dopo un momento di silenzio e accennò un dolce sorriso “…non c’è niente…siamo al sicuro…”

Aragorn sorrise, appoggiando sul tavolo la sacca che portava con sé…

“Bene…ti dispiace accendere il fuoco mentre cerco qualcosa da mangiare?” vide l’amico annuire e così si mise ad aprire le credenze e gli armadi, prendendo tutto l’occorrente per preparare la cena, utilizzando anche le provviste che aveva con sé…ma ben presto si accorse che Legolas, dopo aver acceso il fuoco, aveva posato l’arco e la faretra contro il camino e si era sfilato il mantello e la casacca di velluto verde che indossava, per poi sedersi tra i numerosi cuscini che ricoprivano il divano…aveva inclinato la testa indietro e allungato le braccia sopra di essa, divaricando leggermente le gambe per stare più comodo…

 

Come vorrei sedermi accanto a lui e stringerlo tra le braccia, sfiorare con le dita i piccoli fiocchi di neve che si stanno sciogliendo tra i suoi capelli e…per i Valar, quando si muove così…vorrei inginocchiarmi tra le sue gambe e…ma cosa sto pensando? È assurdo! Assurdo! Assurdo!

Eppure è così bello che…

 

“Hai trovato qualcosa?” chiese Legolas rialzandosi e avvicinandosi al tavolo lentamente.

“Sì…abbiamo della carne e…qui ci sono delle patate e delle verdure…” rispose l’uomo abbassando lo sguardo mentre indicava il cibo “…possiamo mettere dell’acqua sul fuoco e fare una minestra…”

“Perfetto…” mormorò l’elfo sorridendo prima di guardare incuriosito il volto del compagno “…credi che faccia troppo caldo ora? Hai le…guance rosse…forse ho messo troppa legna…”

“Come…? No…no…è perfetto…” balbettò imbarazzato Aragorn togliendosi il mantello e la casacca di pelle marrone per rimanere solo con la leggera tunica rossa chiusa da un laccio incrociato sul davanti “…ho solo scordato di indossare ancora tutto questo…ora andrà meglio…”

“Certo…” bisbigliò Legolas facendo qualche passo per la stanza, avvicinandosi interessato ad un’altra porta. La aprì e rimase sulla soglia ad osservare…era una splendida stanza da bagno, con una grande vasca di una pietra molto simile al marmo, tutt’intorno c’erano delle candele bianche e degli asciugamani dello stesso colore “…vieni a vedere Aragorn!”

“Però…” esclamò stupito l’uomo fermandosi dietro all’amico “…quel vecchio deve aver avuto qualche segreto che ci ha tenuto nascosto, non è da tutti avere una casa così, soprattutto in un piccolo villaggio come questo! Più tardi approfitterei volentieri della sua ospitalità, visto che da quando siamo partiti non abbiamo avuto occasione di fare un bagno!”

 

E forse rimanendo solo per qualche momento, riuscirò a togliermi dalla mente questi pensieri e a tornare calmo…

 

“Posso preparare io la cena se desideri…” disse l’elfo voltandosi verso il ramingo “…e tu nel frattempo puoi riscaldarti e rilassarti…”

“Oh…grazie…lo faresti?” mormorò Aragorn restando per qualche istante a fissare il volto del compagno e lo vide sorridere divertito.

“Certo!” ribatté Legolas tornando al tavolo “Credi che non ne sia capace? Solo perché sei sempre stato tu a farlo durante il viaggio non vuol dire che…”

“No…non intendevo…” lo interruppe il ramingo sospirando prima di scoppiare a ridere quando l’elfo gli lanciò un’occhiata interessata “…d’accordo…è meglio che vada a fare un bagno…”

Legolas lo seguì con lo sguardo fino a quando lo vide svanire oltre la porta ed allora chiuse gli occhi, tirando un profondo respiro…si passò una mano sul viso e poi sul collo, sensualmente, fino a raggiungere il primo laccio della tunica grigio argento che indossava, lo aprì, sfiorandosi per qualche istante il petto nudo con le dita…dalle sue labbra socchiuse uscì un debole sospiro ma subito posò violentemente entrambe le mani sul tavolo, chiudendo i pugni come se cercasse di riprendere il controllo di se stesso…abbassò la testa un lungo momento, ma poco dopo, quando rialzò le palpebre, i suoi occhi blu divennero scuri e intensi, come se in quel mare calmo si stesse per scatenare una tempesta.

 

*****

 

Devo smetterla…almeno adesso…devo smettere di pensare a lui…non è difficile, devo solo concentrarmi su…su niente…è difficile invece! Perché sta succedendo? Perché? Proprio in questi giorni…non posso sfuggire al suo volto splendido, ai suoi movimenti intriganti e…ai suoi occhi…se non smetto di pensare a lui, lo vedrà! Non riuscirò a nasconderlo ancora…lo scoprirà e…tutta la notte con lui…qui dentro…Oh Valar!

 

Aragorn appoggiò indietro la testa, sul bordo della vasca, con un sospiro disperato, lasciando che l’acqua calda lo ricoprisse completamente fino alla spalle, e senza poterlo reprimere, quel desiderio che l’aveva raggiunto poco prima, mentre osservava Legolas sul divano, lo fece avvampare di nuovo…

 

No…no…non è giusto, non devo pensare a lui in questo modo…non è…le sue mani…i suoi capelli…le sue gambe…

 

Le sue mani, posate ai lati della vasca si mossero come di volontà propria e presto si ritrovò a farle scivolare sul proprio corpo, sulla pelle bagnata, calda e sensibile…

 

Oh Valar…non devo…non è…se fossi andato da lui poco fa…se l’avessi stretto tra le braccia e…toccato…baciato…sì, le sue labbra…il suo corpo…

 

Legolas si rialzò dal tappeto, sul quale si era inginocchiato per controllare che la minestra fosse pronta e, dopo aver passato le mani sul viso come per asciugarsi dal sudore che sentiva sulla pelle a causa di quel continuo ed intenso calore che provava, si avvicinò alla porta per bussare e avvertire Aragorn ma appena alzò una mano per toccare il legno, questi si socchiuse leggermente come di propria volontà (si capisce che ho visto Le verità nascoste, ieri sera? HI HI) lasciando intravedere all’elfo la stanza e…quello che stava accadendo. Aprì la bocca per parlare ma si bloccò, appoggiandosi con la mano allo stipite, come per reggersi in piedi quando un brivido ardente lo attraversò completamente.

Dalle labbra socchiuse di Aragorn continuavano ad uscire gemiti sempre più frequenti mentre con la mano libera si teneva al bordo della vasca come per avere un sostegno…lo stato in cui si trovava non gli permetteva di accorgersi della porta socchiusa e del compagno che lo stava osservando…il suo respiro divenne frenetico, come anche i movimenti celati dall’acqua, fino a raggiungere il limite e perdersi in un intenso sospiro di appagamento…ma nemmeno allora si accorse che il suo momento di intimità era stato, in qualche modo, scoperto.

Legolas rialzò di scatto le palpebre che, lentamente si erano abbassate come per lasciarsi trasportare da quello che stava vivendo l’uomo e si lasciò sfuggire un lamento quando vide Aragorn mettersi seduto e allungare un braccio per prendere uno degli asciugamani…si voltò di scatto mentre il suo sguardo vagava confuso per la stanza prima di abbassarsi su di sé e su quello che inevitabilmente, aveva preso possesso del suo corpo. Udì dei fruscii di abiti, segno che il ramingo si stava rivestendo, così raggiunse rapidamente la pentola con la cena, cercando di non badare al proprio stato e di sembrare calmo come al solito.

 

“Perdonami…” disse Aragorn uscendo dalla stanza con ancora i capelli bagnati “…forse mi sono rilassato troppo, la cena è pronta?”

“Sì…ora…è pronta…adesso…” mormorò l’elfo appoggiando due piatti sul tavolo, alzò lo sguardo e vide che l’uomo aveva chiuso i pugni sullo schienale di una delle sedie e all’istante si voltò di nuovo, fingendo di cercare qualcosa nella credenza.

 

Ma cosa gli succede adesso? Sembra nervoso…strano…non starà nuovamente pensando a quella presenza che secondo lui ci seguiva…

 

“Legolas va tutto bene?” mormorò avvicinandosi a lui e afferrandogli il braccio per fermarlo “C’è qualcosa che ti preoccupa?”

L’elfo si bloccò per un momento, poi, lentamente, si voltò verso il compagno, guardandolo negli occhi…

“È questo posto…” sospirò “…è strano…mi fa sentire strano e…” ma senza riuscire a impedirlo, il suo sguardo si spostò sulle labbra dell’uomo incorniciate dalla barba appena accennata.

Aragorn se ne accorse e lui stesso non poté fare a meno di fissare quelle dell’elfo, così sottili e all’apparenza morbide…

 

Perché mi guardi così? Valar quanto vorrei toccarti…e baciarti…non l’ho mai desiderato così tanto…il sapore dolce delle tue labbra…deve essere dolce sì…come la tua voce…riesco quasi a sentirlo…

 

“Ora…è meglio mangiare o si raffredderà…” esclamò, evitando di incrociare gli occhi del compagno. Si sedette ma udì chiaramente un sospiro da parte di Legolas, prima che anche lui si mettesse al tavolo.

Durante la cena regnò uno strano silenzio, interrotto di tanto intanto da considerazione riguardanti il viaggio, fino a quando entrambi allungarono contemporaneamente la mano per prendere l’anfora con il vino.

“Oh…scusami…” esclamò Aragorn sorridendo “…serviti pure…”

“No…prendilo tu, non importa…serve più a te che a me…” ribatté l’elfo versando il vino rimasto nel calice dell’uomo “…berrò dell’acqua…”

“Cosa significa che serve più a me?” chiese divertito il ramingo bevendo un lungo sorso.

“Il vino riscalda il sangue e il corpo…tu avevi freddo e…” iniziò Legolas titubante ma quando incrociò gli occhi chiari del compagno si alzò imbarazzato “…prendo dell’acqua…”

 

Non è necessario il vino dannazione…mi sento ardere come su una fiamma, credevo fosse passato, doveva essere passato e invece…mi basta guardarlo per sentirmi…oh Valar…e basta vino, non fa altro che peggiorare la situazione…

 

Aragorn posò sul tavolo il calice ancora mezzo pieno e si mise a sua volta in piedi, facendo qualche passo verso il camino con le mani sui fianchi…

“Allora…” esclamò sospirando “…cosa facciamo per passare…” si voltò verso il compagno e lo vide intento a trangugiare un intero calice d’acqua come se non bevesse da giorni “…il…tempo…per…” terminò balbettando quando l’elfo si girò nella sua direzione per guardarlo, asciugandosi il mento con il dorso della mano.

 

Ma cosa…cosa gli prende? Perché…è così attraente e sensuale…non avevo mai visto le sue guance tinte di quel rosso pallido…e i suoi occhi sembrano…scuri e…

 

“Avevi…sete?” gli chiese accennando un sorriso.

“Abbastanza…” rispose Legolas deglutendo prima di passargli davanti per andare a sedersi sul divano…spostò i cuscini per fare spazio ad entrambi ma quasi senza accorgersene li mise tutti quanti sui due lati, lasciando così posto al centro.

 

No…non così…in quel modo gli resterò troppo vicino e…si accorgerà di quello che…ma gli siederò accanto, sfiorerò il suo corpo col mio…

 

Aragorn si schiarì la voce avvicinandosi al compagno che si era già accomodato con lo sguardo fisso tra le fiamme davanti a lui…

“Vuoi…restare per un po’ a parlare qui davanti al fuoco?”

 

Ma che domanda stupida, è ovvio che lo vuole…si è già seduto…ma forse vuole restare solo o…

“Sì…lo vorrei…” rispose debolmente l’elfo stringendo i pugni sulle gambe “…se non sei troppo stanco…”

“No…certo che no…parlare per qualche momento non mi farà certo male” esclamò l’uomo sorridendo, prima di sedersi accanto a lui. Fece attenzione a sedersi il più lontano possibile, ma lo spazio era poco e presto le loro spalle e gambe entrarono in contatto, facendo sobbalzare entrambi.

 

Fate che non se ne sia accorto, vi prego! Eppure mi è sembrato che anche lui…no, non è così…devo dire qualcosa…dobbiamo parlare per allontanare la mente da…

 

“Allora…hai ancora la sensazione che qualcuno ci segua?” chiese, giocando nervosamente con uno dei cuscini.

“No…non proprio ma…c’è qualcosa…” mormorò Legolas fermandosi poi un istante per respirare intensamente “…Aragorn, ricordi anni fa quando giungesti da ma a Bosco Atro? Quel giorno di primavera quando andammo nei boschi vicino al ruscello per tirare con l’arco…e smettemmo quasi subito perché sentimmo dei rumori provenire da dietro un albero…”

 

Oh no…non deve parlarmi di quel giorno…è stato il momento più imbarazzante e…eccitante che abbia mai vissuto…non deve parlarmene ora…

 

“Mmm…sì vagamente ricordo…”

“Bugiardo!” ribatté l’elfo voltando la testa verso di lui sorridendo “Ricordi eccome! Non puoi averlo dimenticato…”

Aragorn restò un attimo in silenzio e poi scoppiò a ridere nervosamente…

“E va bene…ricordo tutto quanto come se fosse successo ieri ma cosa…”

“Quando ci siamo avvicinati…” lo interruppe l’elfo tornando a fissare il fuoco “…e abbiamo visto quei due Elfi che si stavano amando…tu sei rimasto qualche passo indietro ad osservarli, mentre invece io…”

“Tu hai continuato ancora un poco…” continuò l’uomo sospirando “…sembravi attratto da loro…”

“E se tu non mi avessi afferrato per il braccio…avrei superato quegli alberi e loro mi avrebbero visto…”

“Ma anche una volta fermo, non distoglievi lo sguardo da loro e…”

“Non riuscivo…” intervenne Legolas socchiudendo le palpebre “…era come se…quello che stavano vivendo loro mi fosse entrato dentro…io sentivo le loro emozioni, la loro…eccitazione e ogni gemito mi percorreva il corpo impedendomi quasi di respirare…ero rapito dalla loro passione…”

 

Valar non me ne aveva mai parlato…credevo che la sua fosse semplice curiosità…io stesso per qualche momento ero rimasto incantato a guardarli, quasi abbagliato dalla luce che i loro corpi uniti sprigionavano e…dall’ardore con cui si amavano, ma non avrei mai immaginato che lui…anche se…

 

Aragorn deglutì, stringendo un istante le labbra prima di parlare…

“Ed è…normale per voi Elfi questa cosa? Insomma…dovrebbe esserlo…siete creature molto sensibili, in grado di percepire le sensazioni delle persone che vi circondano…e in quel caso…”

“Forse in quel caso lo era…” mormorò Legolas respirando intensamente e stringendo ancora più forte i pugni sulle ginocchia “…ma non lo è adesso!”

“Non ti comprendo…” ribatté subito il ramingo senza nemmeno pensare “…cosa significa…” ma si bloccò senza parole quando l’elfo voltò la testa verso di lui, fissandolo intensamente.

 

I suoi occhi…sono…come quel giorno…io l’avevo chiamato più volte per dirgli che era meglio allontanarci ma sembrava non sentirmi…e poi, si è voltato verso di me ed era…non ci avevo badato, credevo fosse solo un gioco di luci ed ombre…

 

“Hai…è…strano…” balbettò Aragorn accennando un sorriso nervoso, indicando il volto del compagno “…i tuoi occhi sono diventati del colore del cielo notturno…come…quel giorno nel Bosco quando…”

“È quello che stavo cercando di dire…” sussurrò l’elfo con una strana disperazione nella voce “…mi sento come quel giorno, come se avessi ancora davanti agli occhi quella scena…anzi è ancora più intenso…è come se…nelle mie vene non scorresse più il sangue ma un oceano di emozioni, ardore, passione e…” si alzò leggermente, spostandosi lentamente verso il ramingo che era rimasto immobile a fissarlo con la schiena appoggiata al divano di velluto blu “…desiderio…”

 

Oh Valar…cosa significa tutto questo? Deve esserci una spiegazione razionale…cosa…ma come posso ragionare se mi guarda in questo modo…mi sembra di impazzire…

 

“E…perché?” sospirò l’uomo timidamente “Qui non c’è niente di…”

“Sì…c’è qualcosa invece…” lo interruppe l’elfo mentre il suo respiro si faceva sempre più rapido “…qualcosa che non riesco a comprendere…ma è in questa casa…da quando abbiamo aperto quella porta…mi sembra di…bruciare…” si mosse ancora, impercettibilmente, verso il compagno, come se non riuscisse più a mantenere le distanze da lui…come se fosse attratto irresistibilmente da quel corpo caldo e Mortale che più di una volta aveva desiderato in silenzio durante le lunghe notti senza riposo…o come quel giorno, nel Bosco, quando aveva dovuto usare tutta la propria forza per non  lasciarsi andare a quelle prepotenti emozioni…Aragorn era suo amico e quei desideri dovevano rimanere tali e non interferire con la realtà…se l’era sempre ripetuto…fino ad ora…

 

Non farlo Legolas…non ti avvicinare ancora o non riuscirò più a controllarmi…non ce la faccio…non adesso…non…in questo posto…

 

“Non ci riesco Aragorn!” bisbigliò l’elfo piegando una gamba sui cuscini per andare ancora più vicino a lui, tanto che ora poteva quasi sentire il suo respiro veloce e irregolare sul viso “È più forte della mia volontà…ma è da quando siamo entrati qui dentro che…non riesco a smettere di…desiderare…” si fermò in silenzio, lasciando quella frase a metà con le labbra socchiuse come se da un istante all’altro dovesse terminarla…ma quelle labbra non si mossero per pronunciare altre parole, tremarono leggermente come nel vano tentativo di raggiungere quelle dell’uomo ormai vicinissime.

 

Dannazione anche io! Da quando siamo entrati in questa maledetta casa mi sembra di esplodere al solo guardarti! Oh, le volte che da giovane ho desiderato il tuo corpo ardentemente non erano niente in confronto alla brama di possederti in questo istante…mi sembra quasi di non riuscire a respirare…io devo toccarti…devo…

 

Aragorn abbassò lo sguardo sulle labbra del compagno prima di rialzarlo e perdersi nei suoi occhi…alzò una mano e l’avvicinò al suo viso…poteva quasi sentire quel calore fortissimo che si sprigionava dal suo corpo sul palmo della mano…ma un istante prima di sfiorare la sua guancia si bloccò e vide Legolas chiudere gli occhi mentre un lamento disperato lasciava le sue labbra impazienti.

“Dobbiamo…uscire di qui!” esclamò all’improvviso alzandosi dal divano con una forza di volontà che non credeva di possedere.

L’elfo rialzò le palpebre seguendolo con lo sguardo prima di alzarsi a sua volta quando vide il ramingo bloccarsi davanti alla porta…si fermò qualche passo dietro di lui prima di mormorare il suo nome quando vide la sua mano posarsi sulla maniglia…

“Aragorn…”

Un sospiro…un richiamo…un avvertimento…una richiesta disperata…

“Non…non si apre…” bisbigliò il ramingo lasciando ricadere il braccio lungo il fianco.

 

Non è possibile…la chiave è sul tavolo…non l’abbiamo chiusa e…Valar non mi importa…non mi importa della casa, della porta, della chiave…la sola cosa che voglio è…lui…devo toccarlo e sentirlo e…

 

La tormenta di neve ormai si stava scatenando, le pareti di legno quasi scricchiolavano sotto la sua furia come se da un momento all’altro l’intera casa dovesse crollare…e quella forza impetuosa si rifletteva negli occhi blu notte di Legolas, immobile con lo sguardo fisso in quelli limpidi dell’uomo che lentamente lo stava raggiungendo…

“Non si apre…” ripeté debolmente Aragorn in un ultimo attimo di lucidità prima che la bufera lo avvolgesse.

Legolas affondò entrambe le mani tra i capelli ondulati del ramingo, tirandolo a sé con un gesto estremamente possessivo e le sue labbra pronunciarono una sola parola…

“…desiderio…”

 prima di posarsi con impeto su quelle di Aragorn che immediatamente lo strinse a sé, bloccandolo in una morsa decisa contro il proprio corpo. Come se già si conoscessero da tempo, le loro lingue iniziarono a cercarsi, lottando strenuamente per il dominio, come anche i loro corpi, stretti uno contro l’altro come se quella semplice vicinanza non fosse abbastanza.

Senza riuscire a pensare, il ramingo spinse indietro il compagno, fino a raggiungere lo schienale del divano di velluto, senza mai interrompere quel bacio che sembrava essere diventato lo stesso loro respiro…ma non bastava…i movimenti di entrambi si fecero più forti, violenti…e Legolas tirò l’uomo verso di sé, lasciandosi ricadere all’indietro sui cuscini che si appiattirono sotto il peso dei due amanti...molti di essi però finirono a terra, sul tappeto, a causa degli spostamenti rapidi delle gambe che cercavano la posizione più consona.

Le mani dell’elfo raggiunsero i lacci della tunica rossa di Aragorn, aprendoli in pochi istanti per poi scendere sui suoi fianchi e liberare la stoffa dai pantaloni che la stringevano sulla vita….allora il ramingo si rialzò sulle ginocchia per liberarsi dell’abito, ma fece solo in tempo a farlo scivolare sopra la testa, prima che Legolas gli afferrasse nuovamente i capelli, tirandolo sopra di sé…

“Non smettere mai di baciarmi!” gli bisbigliò sulle labbra per poi incatenarlo nuovamente a sé in un bacio appassionato.

Aragorn non se lo fece ripetere, e succhiandogli con ardore la lingua e le labbra, tentò con difficoltà di gettare a terra la tunica…quando finalmente ci riuscì, si accorse che anche quella del compagno era ormai aperta e l’elfo stava cercando di sfilarsela, inarcando la schiena. Senza attendere un solo istante, fece scivolare una mano tra i capelli biondi di Legolas, rialzandosi e portandolo con sé, facendo attenzione a non allontanare mai la bocca dalla sua.

Quando la parte superiore del suo corpo fu finalmente libera, l’elfo sorrise debolmente contro le labbra dell’uomo, e rapidamente si aprì i pantaloni che per tutto quel tempo aveva sentito addosso come una seconda pelle fin troppo stretta…fece poi lo stesso con quelli del compagno che, quando finalmente si sentì libero da quella costrizione, si lasciò sfuggire un sospiro che Legolas catturò in un altro intenso bacio, prima di allontanarsi da lui, lasciando entrambi ansimanti per il bisogno d’aria che fino a quell’istante, per qualche ragione, non avevano sentito.

Aragorn restò in silenzio, osservando il petto del compagno che si alzava e abbassava rapidamente, tanto quanto il suo, e allo sguardo si unì subito una mano che, lentamente, percorse il corpo dell’elfo mentre questi si lasciava ricadere all’indietro sul divano. Il ramingo raggiunse il suo ventre, fermando le carezze poco prima di toccare la stoffa aperta e rialzò lo sguardo sul viso di Legolas…senza riuscire a trattenersi gli sfiorò con le dita le labbra, che fino a poco prima aveva divorato, ma trattenne il respiro non appena l’elfo riaprì gli occhi, fissandolo, prima di catturare le sue dita e succhiarle con lo stesso ardore che aveva riservato alla sua lingua…ma non era abbastanza…così alzò a sua volta una mano sul volto del ramingo e subito Aragorn lo imitò, facendo scivolare uno ad uno ogni dito tra le labbra, lambendoli e giocandoci con la lingua, prima di passare al palmo della mano, al polso e risalire lungo il braccio, fermandosi di tanto in tanto per lasciare volontariamente dei segni rossi sulla pelle candida. Quando raggiunse il collo, iniziò a sentire contro l’orecchio il respiro rapido dell’elfo che nel frattempo, aveva lasciato le dita dell’uomo per abbandonarsi al piacere che stava ricevendo, così allargò le gambe, mettendole a fianco di quelle invece unite del compagno per potersi distendere sopra di lui…e quando ci riuscì, iniziò a muoversi, strusciando il proprio corpo completamente su quello di Legolas che si lasciò sfuggire un gemito di sorpresa e soddisfazione non appena sentì la pelle nuda dell’uomo contro la propria.

“Ti voglio…adesso…” gli mormorò Aragorn all’orecchio facendogli scivolare i pantaloni lungo i fianchi. Si alzò solo qualche momento per sfilargli gli stivali e la stoffa che gli fasciava le gambe, per poi tornare sopra di lui…ma proprio in quell’istante, con un colpo di reni, Legolas fece cadere entrambi a terra, sopra i cuscini che ormai ricoprivano il tappeto, invertendo le posizioni e finendo a sua volta sopra il corpo dell’uomo. Senza parlare si mise in ginocchio, sfilandogli gli ultimi indumenti rimasti, prima di posare lo sguardo su di lui e chinarsi nuovamente tra le sue gambe…

“No…io voglio te…”

Il ramingo spalancò gli occhi ma la capacità di pensare l’aveva abbandonato molto tempo prima e non riuscì a far altro che gemere delle parole indistinte quando sentì le dita dell’elfo indugiare tra le sue gambe.

Il tempo sembrò fermarsi in quei momenti, mentre Aragorn, stringendo i pugni tra i capelli di Legolas per impedirgli anche solo di allontanarsi, si lasciava trasportare dai rumori e dai fruscii violenti della tormenta che imperversava oltre le quattro mura tra cui erano rinchiusi. La realtà sembrava essere diventata qualcosa di inconsistente mentre il suo corpo veniva scosso da brividi sempre più intensi che le dita del compagno gli stavano provocando…ma ad un tratto qualcosa cambiò…il tempo aveva ricominciato a scorrere per alcuni attimi interminabili e il ramingo rialzò le palpebre, lasciando ricadere le braccia lungo i fianchi…vide l’elfo sopra di sé, con lo sguardo rivolto verso il basso, ma le parole che stava per pronunciare divennero un grido di stupore, dolore e piacere quando Legolas, rialzando gli occhi su di lui, si spinse lentamente nel suo corpo, per poi fermarsi, immobile.

L’uomo afferrò all’istante i fianchi del compagno con l’intenzione di spingerlo lontano per liberarsi dal suo peso che, da dolce sembrava essere diventato insostenibile, ma non lo fece…si limitò a tenerlo fermo sopra di sé mentre i loro respiri risuonavano nel silenzio della stanza, insieme allo scoppiettio del fuoco.

“Aragorn…” gemette Legolas tenendo lo sguardo fisso negli occhi del compagno…una supplica silenziosa che divenne un sospiro di piacere quando l’uomo annuì, aprendo maggiormente le gambe.

Ed allora la tempesta che era rimasta in trepidante attesa negli occhi scuri dell’elfo, si scatenò, portando entrambi, con movimenti rapidi e violenti, sempre più vicino alla soglia dell’estasi.

Aragorn tentò di parlare, di pronunciare il nome del compagno mentre sentiva esplodere quel desiderio che lo stava bruciando, ma gli spostamenti frenetici dell’elfo lo interruppero, scandendo rapidamente i suoi gemiti.

Legolas si lasciò sfuggire un grido soffocato contro il collo del ramingo quando esplose ma continuò a spingersi nel suo corpo, muovendo il pugno su di lui anche se entrambi avevano già raggiunto il piacere, come nel vano tentativo di prolungare quel momento di completo appagamento dopo averlo tanto desiderato…e desiderato…e desiderato.

Ad un tratto si accorse che Aragorn aveva iniziato ad accarezzargli la schiena dolcemente, così rallentò fino a fermarsi…si rialzò su un gomito e guardò il volto sereno e sorridente dell’uomo sotto di sé…

“È finito…”mormorò il ramingo fissando gli occhi blu del compagno “…ma credo che…per qualche giorno avrò dei seri problemi a cavalcare…”

Legolas gli sorrise debolmente, mentre ancora tentava di recuperare il fiato e lentamente si allontanò da lui, appoggiandosi con la schiena al bordo del divano…vide l’uomo allungare le gambe con una smorfia di dolore sul viso ed allora si passò una mano sulla fronte, come se solo in quel momento avesse compreso tutto quello che era accaduto. Rimasero entrambi in silenzio a lungo, ascoltando la pace che sembrava essere tornata anche all’esterno fino a quando l’elfo sussurrò…

“Aragorn…cos’è successo?”

Ma non ottenne risposta, così abbassò lo sguardo sull’uomo e si accorse che i suoi occhi erano chiusi e il suo respiro lento e regolare nel sonno che lo aveva catturato. Istintivamente allungò una mano e ricoprì il corpo del ramingo con la propria tunica, spostandogli dal viso una ciocca di capelli, prima di rimettersi accovacciato ai piedi del divano. Guardò la legna che nonostante il tempo passato, continuava ad ardere nel camino e una strana sensazione si impadronì di lui…e se quel desiderio che provava continuasse ad ardere proprio come quella legna? Se non fosse stato qualcosa a causarlo, qualcosa in quella casa, ma lui stesso? Eppure era sempre riuscito a tenerlo a bada…sempre…fino a quando…fino a quando quell’uomo misterioso aveva offerto loro la propria casa.

Abbassò di scatto lo sguardo quando strani ricordi si impadronirono della sua mente…antiche storie e leggende tramandate dal proprio popolo riguardanti la stirpe Mortale e le loro debolezze…

Un colpo alla porta lo fece sussultare, si voltò all’istante e lo udì di nuovo…come se il vento avesse ricominciato a soffiare con la stessa forza di poco prima…il suo sguardo si soffermò fuori dalla finestra, oltre le tende sottili e vide la neve iniziare a cadere abbondantemente…e poi ancora quel colpo…impulsivamente lanciò un’occhiata al proprio arco come per assicurarsi che fosse abbastanza vicino per poterlo afferrare se qualcuno avesse cercato di entrare. Ma sapeva fin troppo bene che non c’era nessuno…o almeno nessuno che poteva abbattere con una freccia.

Un sussurro…un sospiro…il suo sguardo iniziò a vagare nervosamente nel vuoto…ma era ovunque…intorno a lui ma non solo…sentiva quei sospiri sempre più intensi farsi strada dentro di sé…raggiungere la sua mente e abolire ogni inibizione per poi mescolarsi al suo sangue e percorrere il suo corpo. Chiuse gli occhi mentre già poteva sentire il proprio respiro diventare sempre più rapido…e quella voce divenne più chiara…

Lo desideri…l’hai desiderato a lungo…

Le raffiche di vento si fecero via via più violente e l’elfo percepì dei movimenti che questa volta però, non provenivano dall’esterno…e riaprì gli occhi.

 

Oh Valar ma cos’è accaduto? È tutto così confuso…tutto tranne…lui, Legolas…il suo corpo e i suoi sospiri…le sue mani…mi sembra di sentirlo ancora sopra di me…dentro di me…l’abbiamo fatto veramente…dopo lunghe notti passate a desiderarlo…e la sua pelle era così morbida e calda, proprio come nei miei sogni…quanto tempo è passato da quando si è allontanato da me? Minuti…ore…eppure lo desidero ancora…forse più di prima…cosa mi sta succedendo?

 

Aragorn rialzò stancamente le palpebre, passandosi le mani sul viso…abbassò lo sguardo e notò che la tunica dell’elfo gli ricopriva il corpo da sopra la vita e un debole sorriso si formò sulle sue labbra, girò la testa e con la coda dell’occhio vide una mano del compagno appoggiata su uno dei cuscini rimasti sul tappeto, così allungò un braccio e la sfiorò dolcemente…

“Non stai riposando?” mormorò “Tra qualche ora sarà mattino e dovremo ripartire…”

Legolas abbassò lo sguardo su di lui, prima di stringere la mano del ramingo nella propria e chinarsi su di lui…

“Non riuscirò mai a trovare riposo qui!” rispose debolmente, avvicinando la mano del compagno alle proprie labbra “Dobbiamo andarcene…il prima possibile…” la bacio sensualmente, facendo scivolare la lingua tra le dita “…prima che perda di nuovo il controllo…”

“Non sei stato il solo a perdere…” ribatté Aragorn, pronunciando però le successive parole con un filo di voce quando si accorse che gli occhi dell’elfo erano tornati ad essere scuri come il mare in tempesta “…il…controllo…”

 

Sta accadendo ancora…dovrei fermarlo…impedirlo…ma non voglio…lo desidero troppo…troppo…

 

“È intorno a noi…” sussurrò Legolas mettendosi in ginocchio dietro alla testa del ramingo, mentre con le labbra scendeva lungo il suo braccio “…è in questa casa…” raggiunse la spalla e il collo, sfiorandogli poi la guancia e la fronte, mentre i lunghi capelli biondi ondeggiavano sulla pelle accaldata dell’uomo ad ogni minimo movimento “…è dentro di noi…”

“Cosa…?” sospirò Aragorn perdendo però all’istante la ragione quando sentì le labbra dell’elfo sulle proprie. Alzò entrambe le mani, facendo scorrere le dita tra i suoi capelli, cercando di rispondere come meglio poteva a quel bacio, nonostante la posizione…presto però sentì il mento del compagno contro la guancia, mentre tornava a baciargli il collo…

“…il desiderio…” bisbigliò Legolas scendendo sul petto dell’uomo, muovendosi come un gatto che si distende al sole “…l’abbiamo ignorato…nascosto…ingannato troppo a lungo…”

Il ramingo vide sopra di sé il corpo del compagno e con le mani lo sfiorò fino ai fianchi, alzando la testa per fare la stessa cosa con le labbra e la lingua, mentre l’elfo si stendeva sopra di lui…aveva raggiunto ormai l’ombelico, sorridendo nel sentire i muscoli sopra il suo volto contrarsi, ma in quell’istante si lasciò sfuggire un gemito appena sentì il respiro rapido di Legolas tra le cosce…

“…ma lui ci ha seguito nonostante tutto…e adesso ci ha trovato…”

“…Legolas…” sospirò l’uomo quando ad ogni singola parola, le labbra dell’elfo iniziarono a sfiorare la sua eccitazione facendolo bruciare.

“…non possiamo sfuggirgli Aragorn…non più…” continuò, percorrendo sensualmente la pelle bollente del compagno con la punta della lingua “…si è impossessato di noi…e non ci lascerà…non…” si bloccò, le parole sostituite da un gemito quando il calore della bocca di Aragorn lo circondò all’improvviso. Aprì le gambe, mettendole a lato della testa dell’uomo per dargli libero accesso al suo punto più sensibile e bollente…

“…ah…Aragorn…” gemette contro il ventre del ramingo con un debole sorriso sulle labbra quando le mani dell’uomo si posarono sui suoi fianchi, tirandolo su di sé e guidandolo nella propria bocca “…è stato il nostro…solo compagno durante le fredde notti…” continuò debolmente, interrotto dai sospiri sempre più frequenti mentre con una mano sfiorava la coscia di Aragorn “…ma poi lo celavamo dentro di…noi…” chinò la testa lambendo con la punta della lingua il vigore dell’uomo ancora una volta, prima di pronunciare quelle parole “…l’abbiamo invocato troppo a lungo…ed ora ha trovato il modo per…possederci…” e lasciarlo scivolare tra le labbra, tremando a sua volta non appena sentì il gemito soffocato del ramingo vibrare sul proprio corpo.

 

La bufera imperversò a lungo, violenta e intensa, come se stesse tenendo ancora una volta il tempo di quello che stava accadendo tra le mura di quella casa…ed ancora raggiunse il suo apice per poi spegnersi con delle ultime raffiche di vento. Le nuvole grigie e pesanti si diradarono lasciando intravedere alcuni deboli raggi di sole…era mattino.

 

Legolas si lasciò ricadere, ansimante, di fianco al corpo di Aragorn che ancora tremava per il piacere appena ricevuto…rialzò le palpebre e con la coda dell’occhio vide fuori dalla finestra…

“Dobbiamo andare…ora…” mormorò “…prima che…” ma non riuscì a terminare…il ramingo si mise seduto rapidamente, portando una mano sotto la testa del compagno…lo tirò a sé e posò le labbra sulle sue per fare in modo che entrambi sentissero nella bocca dell’altro il proprio sapore.

“…prima che i nostri corpi si accorgano di non essere più uniti…” terminò l’uomo sfiorando un ultima volta, con la lingua, le labbra socchiuse dell’elfo, prima di recuperare i propri abiti.

 

*****

 

“E se non si aprisse?” chiese Aragorn allungando titubante una mano verso la maniglia “Se fossimo imprigionati qui dentro?”

“Ci consumeremmo a vicenda…” sussurrò Legolas raggiungendolo e fissando la porta di legno oltre la spalla del compagno “…ma nessuno dei due può aver mai desiderato una cosa simile…”

Il ramingo annuì, tirando un profondo respiro…ma appena le sue dita sfiorarono la maniglia d’ottone, la porta si socchiuse, scricchiolando.

L’elfo sospirò quando vide l’uomo attraversare la soglia per poi voltarsi verso di lui con un sorriso sul viso…ma prima di seguirlo, prese la chiave d’argento che per tutta quella lunga notte era rimasta sul tavolo di legno.

“Riportiamola al suo proprietario e raggiungiamo Rivendell” esclamò, passando davanti ad Aragorn, dirigendosi verso le stalle.

 

È finito tutto così dunque? Quello che ci ha fatto ardere tanto quanto quel fuoco nel camino, si è spento non appena superata questa soglia? Valar come può essere? Non ho mai desiderato solo il suo corpo…nonostante quell’irresistibile attrazione che sento…ho sempre desiderato qualcosa di diverso…qualcosa di più che una…

 

“Oltre quelle stalle ha detto!” disse Legolas all’improvviso, fermando il proprio destriero e interrompendo i pensieri dell’uomo.

“Sì…così ha detto…” gli fece eco Aragorn scendendo da cavallo e legandolo, prima di incamminarsi verso le costruzioni…ma appena le superò, si bloccò di colpo, aggrottando le sopracciglia perplesso.

L’elfo lo raggiunse, affiancandosi a lui…restando in silenzio ad osservare il ruscello che scorreva tranquillamente a pochi passi da loro.

“Cosa significa tutto questo?” mormorò il ramingo con un filo di voce. Seguì con lo sguardo il compagno che, lentamente, lo superò, per appoggiarsi alla parete di legno con un sospiro.

“Lo hanno sempre chiamato Hîreniest…” iniziò Legolas lanciando un’occhiata al corso d’acqua, prima di posare lo sguardo sul volto di Aragorn “…nelle antiche leggende del mio popolo, leggende diventate ormai dei semplici miti a cui nessuno bada più…lo Spirito del Torrente…un Mortale che in vita ha permesso ai propri desideri di offuscargli la ragione, provocando tremendi conflitti e morti…e per questo condannato dai Potenti a restare su questa Terra per espiare le proprie colpe fino alla fine del Tempo…uno Spirito che vaga senza meta, il cui unico compito è quello di far avverare i desideri dei viventi…ogni desiderio permesso dai Valar tranne il proprio…” fece un profondo respiro, chiudendo un istante gli occhi “…quello di ricongiungersi con l’unica persona che aveva amato durante la sua vita…quella persona che si era spenta prima del tempo e per la quale aveva desiderato…morire…”

“È atroce…” mormorò il ramingo abbassando lo sguardo “…ma non è altro che una leggenda, un mito, lo hai detto tu stesso…come può avere a che fare con quello che ci è accaduto?”

“È l’unica spiegazione Aragorn…” rispose l’elfo tornando a fissare il torrente “…abbiamo desiderato così ardentemente quello che…entrambi sappiamo…e lui ci ha ascoltato…”

“No…questa non è una spiegazione…anzi è l’esatto contrario, è un modo per non cercarla…” ribatté l’uomo passandosi una mano sul viso ma aggrottò le sopracciglia incuriosito non appena vide il compagno incamminarsi verso il torrente “…cosa fai?”

“Riconsegno questa chiave al suo proprietario” rispose Legolas allungando una mano e lasciando cadere la chiave argentata nel corso d’acqua. Si voltò di nuovo, raggiungendo il ramingo e si fermò davanti a lui, guardandolo intensamente negli occhi “Ha esaudito i nostri desideri, giusto? Ha svolto il suo compito…con noi ha terminato…giusto?”

 

No, non è giusto…non c’è niente di giusto…non è questo che desidero…io vorrei poter avere…

 

“È giusto…Aragorn?” ripeté l’elfo stringendo le labbra.

“Sì…sì è giusto…possiamo andare…” rispose il ramingo abbassando lo sguardo e facendo qualche passo sospirando “…raggiungiamo Rivendell…Elrond ci starà aspettando…”

Legolas chiuse un istante gli occhi, facendo un profondo respiro, prima di sussurrare…

“Se questo è quello che desideri…”

 

*********** ***********

 

“Viggo allora?” ripeté il regista, incrociando le braccia sul petto “Sei sicuro di voler rimanere qui mentre portiamo John in ospedale?”

“Sì…sì certo…vi aspetterò qui…” rispose l’uomo slacciandosi la cintura con la spada che portava legata alla vita “…è inutile tornare tutti in città per poi risalire nuovamente…l’hai detto anche tu che non abbiamo tempo da perdere…”

“Certo…quelle nuvolacce scure non sono certo d’aiuto…” ribatté Peter guardando il cielo coperto “…sarebbe stato meglio terminare queste riprese prima che si mettesse al peggio…ma John…” scosse la testa, lanciando un’occhiata all’interprete di Gimli che era già salito sulla jeep insieme agli membri della troupe, tenendosi un fazzoletto bagnato sugli occhi “…deve levarsi quel trucco il prima possibile e farsi vedere da un medico…”

“Hai pienamente ragione…lo sai…scendete con lui…io vi aspetterò qui e nel caso tornaste prima che inizi a nevicare, termineremo queste scene…altrimenti non abbiamo altra scelta che tornare un altro giorno…”

Il regista annuì, dando una pacca amichevole sulla spalla all’interprete di Aragorn, prima di gridare:

“Coraggio ragazzi in marcia! Velocemente all’ospedale e poi vediamo come siamo messi!” fece qualche passo e si fermò davanti all’altra persona che era rimasta in piedi poco distante “Tu cosa vuoi fare? Scendi con noi?”

“E come…?” ribatte sorridendo Orlando, appoggiando l’arco che aveva in mano ad un albero “L’altra macchina non è ancora tornata…non c’è posto anche per me…ma in ogni caso…non posso lasciare questo Mortale qui da solo…” udì il lamento di Viggo a quelle parole ma non gli badò “…resto anch’io…ma ricordate di tornare a prenderci prima della bufera!”

“Contaci!” esclamò Peter raggiungendo rapidamente la jeep “Non allontanatevi da qui!” gridò prima che la macchina partisse a tutta velocità lungo il sentiero.

 

“Ci arriveranno all’ospedale secondo te?” disse il giovane avvicinandosi a Viggo che nel frattempo aveva appoggiato con cura la spada sul terreno.

“Lo spero per John…” rispose l’uomo sorridendo, prima di voltarsi verso l’amico “…potevi andare…in qualche modo ci saresti stato…e poi non sei abituato a restare tra gli alberi al freddo…sei un Elfo delicato…” e alzò una mano sistemandogli scherzosamente la casacca verde che indossava.

“Ah ah…divertente…se non rischiassi di rovinare il costume ti farei vedere quanto sono delicato…” ribatté Orlando cercando di colpirgli la mano che però l’uomo ritirò subito ridendo.

“Uh…ma davvero? Mi fai paura lo sai?”

L’interprete di Legolas scoppiò a ridere a sua volta, ma presto quella risata terminò, quando una raffica di vento gelido lo fece rabbrividire…

“Credo sia stata una pessima idea restare qui…” mormorò, stringendosi nel mantello leggero che indossava “…cosa facciamo se comincia a nevicare?”

“Avanti…l’ho detto che eri troppo delicato…” lo schernì Viggo fingendo di non sentire il freddo che  le vesti da ramingo non riparavano.

“Ah! Ti ho visto!” esclamò Orlando sorridendo e indicandolo.

“Cosa?”

“Stavi tremando!”

“Cosa…? Non è vero…” rispose l’uomo chiudendo i pugni e facendo qualche passo.

“Sì…l’hai fatto ancora…un attimo fa…”

“Non stavo…”

“Ah…ancora! Il vecchio ramingo ha freddo!”

“Dio…Orlando sei snervante a volte!”

“Grazie del complimento…ma fa freddo veramente…molto freddo…” mormorò il giovane sospirando e osservando la nuvoletta provocata dal proprio fiato “…facciamo qualcosa…”

“E cosa vuoi fare? Una passeggiata nei boschi?” ribatté l’uomo “Dobbiamo aspettare che…” si bloccò all’istante quando udì la suoneria di un cellulare e fissò perplesso l’amico “…hai portato il telefono?” senza attendere risposta però si guardò attorno, raggiungendo la sacca che Aragorn portava con sé “Viene da qui…”

“Ora che l’hai capito…cosa aspetti a rispondere?” esclamò Orlando fermandosi di fianco a lui.

“Pronto…?”

 

- Viggo…per fortuna…-

“Non sapevo dell’esistenza di questo cellulare…”

- È stata un’idea di Fran…in caso ci fosse stata urgenza…ad ogni modo, ascoltami…c’è un problema…un grosso problema…-

“Quanto grosso?” lanciò un’occhiata preoccupata ad Orlando nell’attesa della risposta.

- C’è stato un incidente…niente di grave…nessuno è stato coinvolto…ma la strada per tornare è bloccata dal camion che si è ribaltato…non so quanto tempo ci vorrà per liberarla…ci stiamo informando ma…-

“Non potete tornare?” udì il giovane pronunciare un ‘Cosa…?’ ma non gli fece caso.

- Non prima di qualche ora…e qui sta già iniziando a nevicare…anzi…molte ore mi dicono…-

“Cazzo!” esclamò l’uomo allontanando per un istante il cellulare dalla bocca e alzando gli occhi al cielo.

- Viggo ci sei…? Non ti sento molto bene…-

“Sì…sono qui…cosa facciamo? Peter seriamente…qui non ci sono ripari…se iniziasse a nevicare non…”

- Lo so…ascoltami…uno degli uomini che sta aiutando a liberare la strada, ha una baita a pochi passi da dove siete voi, sul sentiero…dice che c’è una chiave di scorta sotto la porta, l’aveva lasciata perché lui stesso doveva andarci prima di sera…ma a questo punto, visto che anche lui è bloccato qui…potete andarci voi…non…mangiare…ento…-

“Peter…Peter non ti sento…Peter?”

- Andate in quella baita e aspettateci! Torneremo a prendervi…potremo…-

“Peter…Peter…? Ma dannazione!” mormorò Viggo gettando di nuovo il cellulare nella sacca. Si passò una mano sul viso e guardò quello in preda al panico del giovane accanto a sé.

 

“Non tornano a prenderci…?” sussurrò Orlando cercando di sembrare calmo anche se in realtà era tutt’altro.

“La strada è bloccata da un camion…” rispose l’uomo afferrando l’elsa con la spada e la sacca “…e non sanno quando potranno ritornare…però un uomo ci ha dato il permesso di usare la sua baita come riparo fino al loro arrivo” e si incamminò verso il sentiero principale.

“Una baita? E come diavolo facciamo a sapere dov’è?” ribatté il giovane alzando la voce ma seguendo l’amico “Ti ha detto dov’è? Non possiamo cercarla…potremmo perderci in questi boschi e se iniziasse a nevicare…e…”

“Orlando!” lo interruppe Viggo, voltandosi di scatto verso di lui e fissandolo negli occhi “Va tutto bene! Lo so che hai freddo…lo sento anche io, e so anche che quando non sei a tuo agio inizi a parlare e parlare ma sta tranquillo…” alzò una mano e gli accarezzò dolcemente la testa, sfiorandogli con il pollice la guancia pallida “…è a pochi passi da qui, su questo sentiero…la chiave è sotto la porta…” sentì il giovane tremare ma annuire in silenzio, così gli sorrise, proseguendo.

 

“Credi sia questa…?” mormorò l’interprete di Legolas ansimando per la camminata “Non me ne ero mai accorto…”

“Già…nemmeno io…” rispose Viggo osservando la baita di legno scuro davanti a sé “…forse c’è sempre stata e non l’abbiamo mai vista…cerchiamo la chiave avanti…sta iniziando a nevicare un po’ troppo per restare ancora qui fuori…”

“D’accordo…” disse Orlando inginocchiandosi davanti alla porta chiusa e allungando una mano nella fessura sotto di essa “…qui…non c’è…niente…ahi…cazzo!” tolse rapidamente la mano portandosela alle labbra sotto lo sguardo dell’amico.

“Ti sei fatto male?”

“No…ho solo la pelle congelata…e…questo non aiuta…”

Viggo fece un passo avanti verso il giovane che si era chinato nuovamente in avanti, appoggiandosi con la spalla alla porta e per qualche momento il suo sguardo si soffermò sul suo corpo che il mantello di Legolas, ricaduto di lato, non nascondeva…ma subito fece un profondo respiro, allungando una mano verso la maniglia…

“Magari può averla lasciata…” si bloccò immobile quando, senza nemmeno sfiorarla, la porta si socchiuse “…aperta…”

“Ah!” gemette Orlando ricadendo in avanti sul pavimento quando perse l’appoggio “Grazie! Molto gentile Vig!”

“Io non ho fatto niente…” mormorò l’uomo stupito “…si è aperta da sola…” fece un passo, scavalcando l’amico che lentamente si stava rialzando ed entrò, guardandosi attorno.

Orlando si mise in piedi, richiudendo la porta dietro di sé ma subito la sua attenzione fu attratta da una cosa…

“Sotto la porta eh?” esclamò innervosito afferrando la chiave argentata posata sul tavolo di legno “Questa per lui è sotto la porta?”

“Si sarà sbagliato Orlando…non importa…siamo dentro no?” ribatté Viggo accennando un sorriso “È molto bello qui…”

“Sì certo…” ribatté il giovane togliendosi la faretra e appoggiandola con l’arco vicino al camino dove l’uomo aveva lasciato la spada “…tanto la mano era la mia…”

“Sempre a lamentarti Elfo vanitoso…” lo schernì l’interprete di Aragorn aprendo la sacca e prendendo il cellulare “…sei capace almeno di accendere il fuoco intanto che cerco di contattare Peter per dirgli che siamo al sicuro…”

Orlando annuì ma raggiunse rapidamente l’amico…

“Aspetta…prima fammi togliere queste lenti…per un po’ non mi servono…” e prese la sacca posata sul tavolo, cercando al suo interno fino a quando trovò il necessario sotto lo sguardo sorpreso dell’uomo.

“E da quando usi la mia sacca per metterci…” iniziò alzando la voce ma si fermò quando il giovane girò la testa verso di lui sorridendo divertito…senza riuscire a trattenersi, alzò una mano e con le dita gli sfiorò delicatamente un sopracciglio…appena si accorse dello sguardo dell’amico però, sorrise a sua volta “…scusa…avevi…un fiocco di neve…”

“Oh…” mormorò Orlando passandosi una mano sul viso nervosamente “…grazie…vado a togliere…”

“Sì…vai…io intanto provo a chiamare Peter…e vedo cos’altro mi hai messo nella sacca che io devo portare ogni giorno!”

 

*****

 

“Ehi…poi vai a dare un’occhiata al bagno!” esclamò il giovane richiudendo la porta dietro di sé “È una forza!” raggiunse l’amico e notò la sua espressione preoccupata “Non risponde…?”

“No…non c’è campo…” rispose Viggo sospirando…provò per l’ennesima volta a chiamare ma niente, così si rassegnò a posare il cellulare sul tavolo “…sembra proprio che siamo bloccati qui per un po’ di ore…ma almeno…” prese tra le mani le tavolette di cioccolato e le mele che aveva trovato nella sacca “…abbiamo da mangiare…”

Orlando scoppiò a ridere, voltandosi però per raggiungere il camino e accendere il fuoco.

“Quella non è roba mia…sono di Dom e Lij…”

“Beh…peggio per loro…non rimarrà niente quando torneranno a prenderci…” ribatté l’uomo sorridendo “…ma poi mi dovranno spiegare perché non se li portano nella loro…”

“Perché loro sono piccoli e deboli Hobbit…tu sei un grande e forte ramingo…” rispose divertito il giovane “…e se proprio vuoi saperlo…volevano metterti anche una scatola di preservativi…sai, girovagando per la Terra di Mezzo…magari…poteva capitarti di…”

“Oh certo…” ribatté ridendo Viggo, passandosi una mano tra i capelli “…ma Aragorn è fedele ad Arwen, lo sanno tutti...”

“Ma lui lo sa questo?” mormorò sensualmente Orlando lanciandogli un’occhiata mentre sistemava la legna dandogli poi fuoco con uno dei fiammiferi “La lontananza e la solitudine possono fare strani scherzi…e passare ogni giorno accanto ad un Elfo come Legolas…eh sai…deve essere difficile resistere alla tentazione…” guardò di nuovo l’amico e notò che aveva spalancato gli occhi, immobile, così si mise a ridere “…dai Vig sto scherzando!” osservò qualche istante la fiamma, assaporando il calore sul viso, poi lentamente si tolse il mantello e la casacca verde che indossava, appoggiandosi poi più indietro contro il divano “Così si sta bene!”

Viggo restò in silenzio per un lungo momento, osservando i suoi gesti come se non riuscisse a staccargli gli occhi di dosso e trattenne il fiato quando il giovane appoggiò indietro la testa sui cuscini, stiracchiandosi con le braccia sopra la testa…poi però si scosse, come se si fosse svegliato da un sogno, e si alzò in piedi, facendo qualche passo, togliendosi il mantello e la casacca di pelle…

“Devi mettere più legna o si spegnerà tra poco tempo”

Orlando sospirò, rimettendosi in ginocchio davanti al camino…

“Ma non mi vuoi lasciare in pace un attimo? Non sono il tuo servo…Mortale…al massimo dovresti essere tu il mio!”

Viggo sorrise, sedendosi sul divano dopo aver fatto uno spazio tra i cuscini, ed ancora rimase incantato a guardare il corpo dell’amico, coperto solo dalla leggera tunica azzurra…non riusciva a comprendere perché quegli strani pensieri gli passavano per la testa, ma non poteva reprimerli…erano troppo forti…

“Io non ce lo vedo Aragorn schiavo di Legolas però…” mormorò sorridendo quando il giovane si spostò di nuovo indietro.

“Oh perché un Elfo schiavo di un semplice Uomo invece sì?” ribatté Orlando divertito “Tu non conosci ancora il potere degli Elfi…” un brivido di freddo lo fece tremare e avvicinò le gambe piegate contro il petto “…accidenti fa ancora troppo freddo però…” percepì dei movimenti dietro di sé ma proseguì “…credi che se metto altra legna…” ma si bloccò quando sentì le gambe dell’uomo ai lati delle proprie braccia, così si girò incuriosito e il cuore iniziò a battergli con prepotenza nel petto, non appena notò il modo con cui l’amico lo stava guardando “…cosa…?”

“Da quando un Elfo trema per il freddo…?” mormorò Viggo con un tono di voce estremamente basso e sensuale…si lasciò scivolare dietro la schiena del giovane, finendo seduto dietro di lui, sul tappeto “Ero io quello che tremava dal freddo…ricordi…?”

“Vig…cosa stai dicendo…?” esclamò Orlando con un sorriso nervoso sul viso, cercando di spostarsi in avanti per lasciargli spazio, ma l’uomo non glielo permise, facendo scivolare le mani sul suo petto e stringendolo indietro contro di sé.

“Non sei più in grado di accendere un fuoco Legolas?”

“Ah sì…divertente…ora basta…vediamo di mettere altra…”

“Eppure mi basta guardarti per sentirmi bruciare…” continuò l’uomo avvicinando le labbra al suo orecchio, mentre con le mani scendeva sulle sue gambe, gli accarezzò le cosce, sorridendo quando sentì i muscoli contrarsi all’improvviso “…riesci sempre ad accendere quel fuoco insaziabile dentro di me…”

“Oh cazzo…” bisbigliò Orlando cercando di calmarsi, ma era impossibile con le mani di Viggo che si avvicinavano sempre di più al suo punto più sensibile “…lasciami Vig…” tentò di nuovo di allontanarsi ma la stretta dell’uomo era troppo forte, e nel farlo aveva dovuto allargare le gambe, lasciando spazio alle carezze del compagno che si erano fatte più insistenti…ed eccitanti…sentì un forte calore sulle guance quando si rese conto che, nonostante tutto, gli piaceva quella situazione e sicuramente anche l’uomo se n’era accorto, ma cercò ancora di divincolarsi quando sentì gli occhi pungergli per le lacrime della vergogna.

“Legolas…” gli mormorò dolcemente Viggo fermando la mano sull’inguine del giovane.

“Lasciami Vig!” ripeté Orlando alzando la voce questa volta, cercando di sembrare più convincente, trattenendo però il respiro quando sentì chiaramente contro la schiena l’eccitazione dell’uomo.

“Mi vuoi ancora Legolas…?”

“Lasciami andare! Lasciami!” gridò di nuovo dimenandosi nel suo abbraccio e finalmente riuscì a liberarsi…ma non ci era riuscito da solo…era stato Viggo a lasciarlo all’improvviso. Si trascinò lontano fino a raggiungere la parete di fianco al camino e si voltò verso l’amico, fissandolo sconvolto, rimanendo però ancora più stupito quando vide la stessa espressione sul suo viso “Cosa diavolo ti è preso, eh?”

“Mi dispiace…” mormorò debolmente l’uomo fissando un punto indistinto come se stesse cercando a sua volta di capire “…io non…non lo so…capivo quello che stava accadendo ma…non riuscivo a fermarmi…era come…se qualcuno stesse usando il mio corpo, spingendomi a…”

“…dio è assurdo!” sussurrò Orlando passandosi le mani sul viso e respirando intensamente, prima di guardare negli occhi l’amico “Mi hai fatto paura Vig…avevo paura di te…e non è…normale…”

Viggo scosse lentamente la testa, osservando per qualche istante gli occhi spaventati del giovane, poi si trascinò fino a lui…

“Mi dispiace Orlando, veramente…non so come sia successo…ma non ti avrei mai fatto del male…non te ne farei mai, per nessuna ragione…”

“Sì lo so ma…” ribatté il giovane tirando un profondo respiro “…mi hai chiamato Legolas…”

Viggo aggrottò le sopracciglia, rimettendosi in piedi e allungando una mano all’amico che, titubante, la afferrò dopo un istante…fissò per qualche momento i suoi occhi castani, poi, debolmente gli accarezzò la testa, sfiorando la parrucca bionda che portava e accennando un sorriso…

“Puoi perdonarmi? Ti prego…”

“Sì…sì va bene…” mormorò Orlando respirando intensamente per calmarsi…per calmare quel cuore che continuava a battere all’impazzata. Alzò gli occhi verso il soffitto qualche istante, poi tornò a guardare l’amico e sorrise nervosamente “…è passato comunque…parliamo d’altro ok?” vide l’uomo annuire incrociando le braccia sul petto, così fece qualche