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.|. Una Vita per una Vita .|.
13. Il Prezzo di Un'Evasione ~ “Non può essere…” mormorò Legolas abbassandosi. “Barbalbero…”. Il groviglio ligneo si mosse lentamente e due occhietti stanchi si posarono sull’Elfo. “Oh, hmm…un Elfo? Ma io ti ho già visto…hmmm devo avere le traveggole, gli Elfi hanno lasciato la Terra di Mezzo…”. “Io sono qui e ti libererò” “No…lascia… stare… io sono perduto ormai… scappa, corri… stanno arrivando…” Si sentirono dei passi frettolosi sempre più vicini. “Tornerò a prenderti” promise Legolas. “Hanno sentito il tuo grido…va’ ti dico!” l’incitò l’altro. L’Elfo tentò di aprire una porta ma risultò bloccata dall’esterno. “Devi tornare da dove sei venuto,” disse Barbalbero “ non c’è altra via!”. Allora Legolas fece lo stesso percorso al contrario, uccidendo a pugnalate tutti gli scagnozzi di Saruman che incontrava, prima che potessero emettere un suono. Arrivato al bivio sentì arrivare due che parlavano, e si acquattò contro la parete di un cunicolo per coglierli di sorpresa. “Chissà cosa vuole il Padrone da quell’essere umano…” stava dicendo uno. “Non lo so, ma di sicuro gli serve, dato che si preoccupa di dargli da mangiare…” Disse l’altro che portava una ciotola e una borraccia. Eldarion? Pensò l’Elfo. I due imboccarono l’altra galleria parlottando e Legolas decise di seguirli a debita distanza. D’un tratto i passi cessarono e l’Elfo fu costretto a fermarsi : rimase in attesa tendendo le acute orecchie eliche per ascoltare il dialogo. “Il Padrone vuole che il prigioniero mangi” disse uno. “Tanto meglio, così tiene la bocca occupata” grugnì un altro. Si udì un rumore metallico e una terza voce : “Mangia e non fiatare”. Legolas sentì uno muoversi nella sua direzione dicendo : “Beh, tenete d’occhio il marmocchio, io vado a vedere come se la cava Ruok”. L’Elfo agì molto rapidamente e appena la vittima gli fu vicina le bloccò la bocca con una mano e con l’altra affondò la lama nella sua gola senza che questa fiatasse. Ne afferrò il cadavere prima che cadesse a terra con un tonfo e dopo averlo trasportato per un pezzo, lo depose seduto contro la parete che separava i due cunicoli del bivio, calandogli il cappuccio sulla testa e coprendogli la gola col mantello, perché nessuno s’insospettisse a prima vista di una guardia estremamente silenziosa. Poi tornò sui suoi passi e cautamente gettò un’occhiata nella stanza : sollevato nel vedere Eldarion vivo, si rabbuiò quando vide le due sagome scure che lo attorniavano. Puntando sull’effetto a sorpresa, l’Elfo entrò nella stanza con un balzo e con un abile colpo uccise entrambe le sentinelle. “Legolas!” esclamò il ragazzo lasciando cadere la ciotola e alzandosi. “Non c’è tempo Eldarion, andiamo!” disse l’altro sbrigativo, conducendolo su per la galleria. Ma non aveva fatto i conti con Ruok, che sulla via del ritorno le grida delle ultime due guardie uccise dall’Elfo, e aveva prontamente lanciato l’allarme soffiando in un imponente corno. Il frastuono si diffuse in ogni angolo e per un istante sia Legolas che Eldarion dovettero tapparsi le orecchie talmente era forte; subito dopo però, l’Elfo individuò Ruok e lanciando il pugnale lo trafisse. Troppo tardi : tutti lo avevano già sentito e accorrevano, obbligando Legolas a caricarsi Eldarion sulle spalle per procedere più spedito. Miracolosamente guadagnarono l’uscita all’aria aperta, ma ormai arrivavano sempre più avversari, anche dall’alto del burrone ; così l’Elfo pose Eldarion a terra e mentre correvano gli disse : “Corri più veloce che puoi, scappa, e non guardarti mai indietro!”. Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte, e accelerò senza più voltarsi, mentre Legolas, presi arco e frecce, gli copriva le spalle. Era ancora fra gli Emyn Muil quando terminò i dardi : allora si diede alla fuga zigzagando, nella speranza di attirare l’attenzione dei nemici, lontano da Eldarion, che peraltro aveva già guadato L’Anduin a nuoto, e correva a perdifiato nelle ampie pianure di Rohan. L’Elfo risalì l’Anduin verso nord, sperando che gli inseguitori avessero rinunciato a seguirlo, ma gli bastò voltarsi per rendersi conto che i segugi non demordevano. Quell’attimo di distrazione gli fu fatale, e non vide l’enorme aquila che, scesa in picchiata dalla direzione opposta, lo ghermì con gli artigli impedendogli qualsiasi movimento, e riguadagnando quota lo portò via, dirigendosi a sud-ovest, sorvolando le terre di Rohan e Fangorn. Giunto a Isengard, il rapace planò e atterrò sulla cima della torre di Orthanc deponendovi il malcapitato Elfo che respirava a fatica a causa di qualche costola fratturata. “Dove credevi di andare senza salutarmi, eh?” disse una voce. Legolas alzò gli occhi e il viso si contrasse in una smorfia. “Saruman…” sussurrò con un filo di voce “…allora ci sei tu…dietro a tutto questo…” Un colpo di bastone e fu tutto buio.
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