.|. My Heart Will Go On .|.

 

Capitolo Uno

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‘Legolas…narraci una storia questa sera!’

 

‘Una storia??’ Sussurrò, ridendo lievemente, l’elfo più adulto e  volgendo lo sguardo tra i tanti occhi azzurri di giovani elfi che si trovavano lì seduti in una raduna con lui, intorno ad un fuoco scoppiettante.

 

‘Sentiamo, dunque…che storia volete che vi racconti? Certo però che sembrate dei bambini…’

 

Tra le varie risate si levò una voce che chiese:

 

‘Raccontaci di qualcuno che hai amato, Legolas!’

 

Gli occhi dell’elfo si addolcirono e le dita sottili accarezzarono la fronte d, un giovane elfo  che gli aveva  poggiato le braccia sulle ginocchia, guardandolo con gli occhioni neri colmi di adorazione.

 

‘Allora non avrete nessuna storia!’

 

Si levarono cori di disapprovazione, che fecero sorridere l’elfo.

 

‘Non può essere che tu non abbia mai amato!’ esclamò  un elfo dai lunghi capelli rossi alzandosi in piedi.

 

‘Ho amato, sì…’mormorò Legolas con lo sguardo perso nella fiamma crepitante. Poi aggiunse con malizia ‘…ma non qualcuno della nostra razza…ho amato un umano!’

 

Gli occhi limpidi degli altri elfi brillarono emozionati e un nuovo coro di ‘Racconta!’ di levò nella notte.

 

‘Va bene, va bene…’ sospirò l’elfo accondiscendente ‘…ma sappiate che non ho mai raccontato a nessuno questa storia… forse è tempo che riapra la porta del mio cuore a qualcuno che , come voi, è libero di amare…’

 

‘Tu non lo eri?’ mormorò tristemente l’elfo poggiatogli sulle ginocchia  all’espressione di rammarico di Legolas che, sospirando lievemente, iniziò il suo racconto…

 

***

 

Una lacrima scese su una guancia pallida. Le mani che veloci ,furtive, le impedirono di continuare il suo viaggio.

 

Due lacrime.

 

Le mani fremettero, incerte, sul volto. Cosa fare? Lasciarle correre? Lasciare che rivelino la debolezza che si sta cercando di tenere, a tutti i costi, nascosta e celata come il più vergognoso dei segreti?

 

Tre lacrime.

 

Debolezza. Solitudine. Risuonavano queste parole. Ferivano. Come lame affilate.

 

Rabbia. La gabbia.

 

‘Legolas?’

 

Il principe si voltò. Le ricacciò dentro la sua anima quelle dannate lacrime…

 

Un sorriso prende il loro posto.

 

Un sorriso obbligato. Di cortesia.

 

‘Legolas…Keleb è arrivato…aspettiamo solo te…’

 

Parole di un padre. Parole piene di ben celata vergogna. Quella vergogna di aver promesso il suo figlio prediletto come sposo al figlio di un altro sire elfico.

 

Per la pace di due popoli. Per stupide, utili o inutili, che importa?, alleanze…

 

Lo leggeva Trhanduil. Lo leggeva benissimo il disprezzo di suo figlio in quei suoi splendidi occhi blu.

 

Lo leggeva e lo sopportava.

 

Sopportava il fardello di quell’odio. E come avrebbe potuto dare torto a Legolas? Costretto a sposarsi per donare ,si, la pace e la serenità a due popoli, ma sacrificando la sua pace e la sua serenità…

 

Sacrificando il suo cuore.

 

‘Arrivo padre…’fu la mesta risposta.

 

Anzi.

 

Più che mesta ,era totalmente inespressiva.

 

Legolas sentì le parole uscire dalle sue labbra, ma non le sentì sue. Trhanduil annuì e richiuse lentamente la porta.

 

Legolas rimase solo. Ancora. Come sempre. Per sempre.

 

Si alzò dal letto sul quale era seduto e si diresse verso uno specchio posto in un angolo della stanza, alto quanto lui, e vi si pose davanti. Si guardò. Ma non vide lui. C’era un giovane elfo nello specchio, aveva il suo volto, il suo corpo, ma non era lui.

 

Non poteva essere lui. Lui non voleva indossare una bianca tunica e dei pantaloni altrettanto candidi…E quel diadema principesco…l’avrebbe dovuto indossare il giorno del suo fidanzamento…

 

E allora perché lo indossava adesso? No. Non poteva essere lui.

 

Si voltò, sbirciando l’immagine da sopra la spalla. Buffo. Quel riflesso aveva i suoi identici capelli. Biondi. Lisci, lunghi fino alla vita. con alcune ciocche raccolte in morbide treccioline che si intrecciavano con il diadema.

 

Possibile che fosse realmente lui? Si voltò di nuovo frontalmente e poggiò lentamente una mano sulla superficie dello specchio. Il riflesso fece lo stesso. Schiuse le labbra e le avvicinò a quelle del giovane riflesso. Rabbrividì al contatto con la fredda superficie dello specchio e si tirò indietro. Provò a immaginare se stesso tra le braccia di Keleb e provò lo stesso tremore provato nel baciare poco prima lo specchio.

 

Si sentì assalire dalla nausea. Due popolo uniti. Grazie al suo corpo. Grazie alle sue labbra. Grazie al suo cuore.

 

Ma quel cuore, quel corpo, quelle labbra, lui non voleva concederle…Non ancora …E non a un principe sconosciuto per il quale non provava assolutamente nulla…Anzi…qualcosa provava…ma era così terribilmente vicino all’odio…

Poteva donarsi a qualcuno che odiava?

 

Non avrebbe dovuto riscaldare le lenzuola del suo letto matrimoniale con la passione…piuttosto che bagnarlo con le lacrime…?

 

Quel maledetto giorno sarebbero stati presenti centinaia di persone…non solo elfi, ma anche uomini…Ma cosa si aspettavano da lui? Cosa si aspettava suo padre da lui?

 

Cosa volevano tutti da lui?!!

 

Diede un ’ ultimo sguardo allo specchio. Il riflesso piangeva. Ma se non fosse stato per quelle lacrime che gli solcavano il viso non si sarebbe detto…Legolas alzò la mano verso il volto del giovane elfo riflesso e provò a passare alcune dita sulle sue guance ,per asciugare le lacrime…

 

‘Sei solo…e nessuno le asciugherà mai le tue lacrime…sei solo…solo…’sussurrò il riflesso. Legolas chiuse di scatto gli occhi e gli diede le spalle. Sospirò. E si diresse verso la porta…

 

***

 

‘Non ho ancora ben capito la ragione per cui mi avete coinvolto in questo viaggio…’mugugnò l’uomo tirando le briglie del suo destriero e guardandosi intorno in quel meraviglioso paese quasi incastonato nella bosco.

 

‘Smetti di lamentarti ,Aragorn…dovresti esserci grato del fatto che ogni tanto ti portiamo con noi a qualche celebrazione tipica dei nostri popoli!’ sospirò Elladan scendendo dal suo cavallo e accarezzando dolcemente il muso dell’animale.

 

‘Altrimenti saresti sempre in giro a girovagare senza meta…’aggiunse Elrohir scambiandosi un’occhiata divertita con il proprio gemello.

 

‘Certamente più eccitante che…che…insomma…che siamo venuti a fare?’ ripeté Aragorn fissando i due spazientito.

 

I due gemelli si guardarono, sospirarono alzando gli occhi al cielo e Elrohir disse con voce petulante:

 

‘Per l’ennesima volta…oggi potremmo assistere ad un fidanzamento…’

 

‘Fidanzamento?’ mormorò dubbioso l’uomo.

 

‘Si…’sussurrò Elladan ‘E potrai vedere uno dei tesori più belli di Bosco Atro, Aragorn…peccato che sire Trhanduil lo

mostri con tanta parsimonia…’

 

Ad Aragorn non sfuggì lo sguardo malizioso che i due gemelli si scambiarono e il leggero rossore che si posò sulle guance di Elladan che aggiunse ‘…per questo oggi è un giorno speciale…’

 

‘Che genere di tesoro è considerato così prezioso?’ chiese allora, interessato. I gemelli non risposero e consegnarono le briglie dei loro destrieri ad uno scudiero. Aragorn fece lo stesso e andò loro dietro mentre si avvicinavano all’entrata del palazzo di Boscoatro, dove , alla fine dell’alta gradinata, controllata da guardie elfiche, c’era già una folla più che nutrita…Aragorn non era più abituato a essere circondato da così tante persone, era un’abitudine che i lunghi anni di vagabondaggio per la Terra di Mezzo gli avevano tolto…e sarebbe andata avanti così se non fosse stato per i due figli di Elrond , che mandati dal padre lo trovarono e convinto, non si sa come, a seguirli per rendere omaggio alla famiglia reale di Boscoatro. Ora si trovava sommerso da elfi provenienti da tutti i boschi possibili e anche da parecchi uomini, probabilmente provenienti da paesi alleati, curiosi e in fermento.

 

‘Allora?’ chiese di nuovo con impazienza guardandosi intorno.

 

‘Abbi pazienza…’ esclamò ridendo Elladan.

 

All’improvviso l’allegro cicaleccio delle centinaia di persone si spense, come se qualcuno avesse improvvisamente soffiato contro una piccola fiammella.

 

‘Il principe Legolas e il principe Keleb!’ annunciò la voce del banditore mentre un silenzio reverenziale si impadroniva magicamente della folla. Tutti i presenti si inchinarono mentre due figure scendevano lentamente una gradinata. Aragorn rimase immobile, a bocca spalancata, chiedendosi se per caso non si fosse smarrito in un sogno, un bellissimo sogno dal quale non desiderava svegliarsi mai più…

 

Un elfo dai lunghi capelli biondi incornati dal sole come un’aureola scendeva le scale a braccetto con un altro elfo i cui capelli castani erano raccolti in una coda bassa…

Erano entrambi stupendi ma quello con i capelli biondi era un qualcosa di spettacolare…Teneva gli occhi bassi, ma il loro colore, un blu intenso, si scorgeva facilmente .Le ciglia formavano due piccole ombre a mezzaluna sulle guance diafane. I lineamenti dolci e delicati. Il corpo sembrava di fattura del più abile dei Valar…

 

***

 

 

Appena giunsero entrambi alla fine della gradinata ,si levarono grida di giubilo, petali dalle tonalità tenui furono lanciati in aria...

 

Legolas si limitava ad osservare le facce sorridenti intorno a lui. Lanciò un’occhiata a Keleb, al suo fianco. Sorrideva salutando la folla, come se esponesse un trofeo di caccia. Nauseato si voltò lievemente, scorgendo così suo padre che batteva le mani con un lieve sorriso sulle labbra. Appena gli occhi di Legolas incrociarono quelli di Trhanduil fu come se quel legame tra padre e figlio finì per sbriciolarsi del tutto.

 

“Mi hai venduto, mi hai venduto, mi hai venduto…” erano queste parole che vorticavano nello sguardo accusatore di Legolas e Trhanduil non poté fare nulla se non ricambiare mestamente lo sguardo.

 

Legolas sospirò silenziosamente voltandosi di nuovo verso la folla sovreccitata. Alzò lievemente una mano in segno di ringraziamento e a quel gesto le grida di giubilo moltiplicarono.

 

Rabbia. Tanta. Troppa. Il principe sentiva le dita di Keleb che erano scivolate su un suo fianco, stringendolo a sé.

 

Trattenne il fiato.

 

Alzò lo sguardo, facendolo vagare tra la folla, e per un attimo i suoi occhi ne incontrano un paio grigio perla.

Ne cercò il proprietario ma si dissolsero velocemente come neve al sole, tra le altre centinaia di occhi dalle tonalità per lo più azzurre.

 

***

 

 

Aragorn ne rimase incantato per la seconda volta…non aveva mai visto in vita sua occhi così belli e egualmente tristi.

Osservò quel bellissimo, ora comprendeva il significato delle parole dei figli di Elrond, tesoro…Si stupì tuttavia nel vederlo così malinconico in un giorno tanto lieto…Si incuriosì nel vedere che quegli occhi tremendamente tristi non incrociavano mai, volutamente, ne era certo, quelli del suo futuro sposo. Si domandò il perché di quel fastidio che percepiva negli occhi dell’elfo quando l’altro lo sfiorava.

 

Bellissimo…Ma tanto triste…

 

Irraggiungibile…Così puro e candido nel suo abito…Abbatteva ogni canone di bellezza conosciuta…Non poteva esserci né uomo né donna che potesse eguagliarlo…

 

‘Vi ringrazio di essere venuti fino qui per celebrare il fidanzamento di mio figlio, Legolas ,con il principe Keleb!’ esclamò all’improvviso il re Trhanduil, posando una mano su quelle dei due giovani elfi. Trhanduil vide per un istante gli occhi del figlio trafiggerlo, densi di cupa rabbia, mentre la mano del giovane tremava sotto la sua.

 

Altre grida gioiose.

 

Aragorn vide gli occhi di Legolas fremere a quelle parole, poi li vide socchiudersi lentamente mentre vi brillava quell’essenza chiamata rassegnazione. Elladan vide lo sguardo interrogativo di Aragorn e sussurrò fissano la coppia di elfi:

 

‘Legolas si è opposto fino alla fine a questo fidanzamento…’

 

‘Che vuoi dire?’ mormorò Aragorn senza distogliere lo sguardo da quell’elfo che emanava una tremenda malinconia.

 

‘E’ un’unione per consolidare le alleanze’ continuò Elladan abbassando ulteriormente la voce ‘…si sarebbero potute trovare altre soluzioni, ma il principe Keleb ha chiesto la mano di Legolas e Trhanduil si è trovato con le spalle al muro…o concedere suo figlio in matrimonio o far scoppiare una guerra…ha preferito la scelta in cui venivano sacrificate meno vite…’

 

‘Una singola vita ha lo stesso valore di cento o mille…è sempre una vita…’replicò Elrohir con cipiglio, osservando la scena.

 

‘Sai benissimo che la penso allo stesso modo…e…Aragorn dove stai andando?’ esclamò l’elfo accorgendosi solo in quell’istante che l’uomo si stava allontanando a grandi passi ,tornando da dove erano venuti.

 

‘Vado via da questo ammasso di ipocrisia…’ farfugliò Aragorn tra i denti, cercando con lo sguardo qualcuno a cui poter chiedere del suo destriero e andarsene.

 

Ne aveva già abbastanza se quelle erano le ‘usanze tipiche’ degli elfi!

 

‘Ma non…non puoi...c’è il banchetto…e siamo stati invitati in quanto rappresentanti di nostro padre, sarebbe…’ esclamò Elladan correndogli dietro, facendosi largo tra la folla che accorreva sempre più numerosa, e seguito da Elrohir.

 

‘Voi andate pure, sono io che me ne vado !Non siete certo costretti a farmi da balia come quand’ero piccolo…!’

 

‘Ti prego!’ esclamò Elladan riuscendo finalmente ad afferrargli una mano per poi stringergliele entrambe tra le proprie ‘…se rimani almeno per qualche giorno…potresti avere l’opportunità di parlare con il principe, conoscerlo…’

 

Aragorn rimase alcuni secondi in silenzio, osservando il viso supplichevole di Elladan e mormorando con un sorriso bonario:

 

‘Sai sempre come convincermi, vero? Come quando era un bambino…’

 

Elladan sorrise dolcemente e ripeté: ‘Come quand’eri bambino…’

 

***

 

Dopo l’incontro con il popolo e con gli invitati al banchetto che si sarebbe tenuto pochi giorni dopo, Legolas rientrò nella sua camera, sfinito .Si buttò sul letto e premette il volto sul cuscino, reprimendo un singhiozzo…

 

Non ce la faceva più…

 

Poi ripensò a quegli occhi grigi…

 

Erano belli…e gli avevano trasmesso un senso di tranquillità…di pace…chissà se era qualcuno invitato al banchetto oppure di qualche semplice uomo del popolo?

 

Sospirò e girandosi si ritrovò faccia a faccia con Keleb che lo sovrastava, poggiando le ginocchia sul letto e le mani ai lati delle sue spalle.

 

Com’era possibile che fosse entrato senza che se ne accorgesse?

 

‘Legolas…’sussurrò Keleb avvicinando il suo viso a quello di Legolas.

 

‘Keleb ti prego, non…’balbettò il principe coprendosi le labbra con una mano.

 

‘Che problema c’è? ‘domandò con dolcezza Keleb accarezzandogli il volto ‘…Ormai siamo ufficialmente fidanzati…alle nozze manca poco…’

 

Keleb afferrò i polsi di Legolas e gli fece poggiare la schiena al letto, allungandosi sopra di lui. Legolas sentiva su di sé le mani calde di Keleb mentre spostavano la sua tunica…

 

Mentre toccavano il suo corpo…La sua schiena…il suo ventre…

 

‘Smettila immediatamente! Non voglio..!’

 

Keleb prese con forza il mento di Legolas tra il suo pollice e l’indice e gli sussurrò con gli occhi che lampeggiavano di rabbia:

 

‘E’ inutile che continui a comportarti così Legolas…quando ci sposeremo non avrai più scuse…non potrai impedirmi di prenderti…ti avrò…sarai mio…anche se non vuoi, anche se ti opporrai, imparerai ad amarmi, con la forza se necessario…’

 

Legolas si sentì di nuovo pervadere dalla nausea, si svincolò dall’abbraccio di Keleb e fuggì via dalla stanza. Keleb sogghignò tra sé e sé e mormorò:

 

‘Ti avrò, Legolas…dovessi rinchiuderti, ti avrò…’

 

***

 

Legolas cominciò a correre, correre…più forte che poteva…il cuore che era salito in gola, le lacrime riempivano i suoi occhi.

 

Basta.

 

Basta.

 

La gabbia.

 

Soffocante…

 

Corse per tutta la foresta. Era una corsa disperata. Sentiva i rami graffiargli il volto, le braccia. Non gli importava.

 

Voleva mettere fine a quell’angoscia.

 

***

 

Aragorn era poggiato con la schiena ad un albero e stava tranquillamente tirando alcune boccate dalla sua pipa, osservando il cielo notturno, imperlato di stelle. I due gemelli lo avvertirono che se non voleva presentarsi a corte avrebbe dovuto aspettarli fuori ed il ramingo non se lo fece ripetere due volte. Si beava della tranquillità del bosco invece di dover sottostare alle rigide regole che l’etichetta imponeva a corte…rimpiangeva solo il fatto di non aver potuto incontrare il principe. Sospirò aprendo il quaderno colmo di fogli bianchi che si era fatto prestare tempo prima da Elladan. Duranti i suoi viaggi si dilettava, nei momenti di tranquillità, a riempire quelle pagine con tutto ciò che lo colpiva. Con un piccolo carboncino iniziò a schizzare quei bellissimi occhi malinconici…

 

Una folata di vento gli sferzò il volto e poco dopo vide qualcuno correre accanto a lui. Era una figura sottile, con dei lunghi capelli biondi che brillavano nell’oscurità. Si fermò a pochi metri da lui, ansimante, sull’orlo di un precipizio affiancato a una grande cascata.

 

L’uomo era certo che, chiunque fosse, non si era accorto di lui. Spalancò gli occhi quando si rese conto dell’identità della persona. Si alzò lentamente e fece qualche passo incerto verso l’elfo che si avvicinava sempre di più all’orlo del dirupo. Vedeva le sue spalle colte da un tremito incontrollabile. Stava piangendo.

 

Lo vide fare un altro passo verso il vuoto mentre stava lasciando lentamente la presa da un ramo al quale era aggrappato..

 

‘Non lo faccia!!’ esclamò immediatamente quando si rese conto di ciò che stava per fare.

 

Legolas volto il capo, vide tra le lacrime il volto di un uomo e balbettò:

 

‘In…indietro…non faccia lei un altro passo…’

 

Aragorn gli tese la mano e disse con voce calma:

 

‘Avanti…mi dia la mano…la aiuto a….’

 

‘No!’ ribattè Legolas ‘Rimanga lì dov’è…dico sul serio…’poi tornò a fissare l’acqua della cascata che si infrangeva sotto di lui con fragore e mormorò ‘…mi butto…’

 

Aragorn allora incrociò le braccia al petto ed esclamò con voce quasi beffarda:

 

‘Non lo farà!’

 

Legolas lo guardò di nuovo di sbieco e disse con voce strozzata dal pianto ma sorpresa:

 

‘Cosa vuol dire che non lo farò?! Non creda di potermi venire a dire quello che farò o quello che non farò! Lei non mi conosce!!’

 

‘Bhè…’ continuò con calma l’uomo ‘L’avrebbe già fatto…’

 

Legolas tornò a guardare il vuoto e rispose:

 

‘Lei mi sta distraendo! Se ne vada!’

 

‘Non posso…’disse Aragorn con semplicità cominciando a togliersi il mantello ‘Se lei si butta sarò costretto a venirle dietro per salvarla…’

 

‘Non dica sciocchezze! Morirebbe!’ ribattè Legolas esasperato.

 

‘So nuotare benissimo…’ aggiunse Aragorn con noncuranza. Legolas guardò l’uomo in cagnesco e ribattè:

 

‘Basterebbe l’impatto con l’acqua a ucciderla…’

 

‘Bene non mi farebbe…non dico certo il contrario…ma se devo essere sincero…’continuò l’uomo cominciando a togliersi gli stivali ‘…mi preoccupa molto di più l’acqua fredda!’ e rimase in silenzio osservando l’effetto delle sue parole sul principe che, pochi secondi dopo domandò con voce incerta guardandolo negli occhi:

 

‘Quanto fredda?’

 

‘Gelida!’ rispose con prontezza Aragorn. Legolas guardò di nuovo verso il basso e Aragorn chiese tranquillamente:

 

‘Lei è mai stato a Rivendell?’

 

Legolas rimase in silenzio, sentendo il vento gelido scompigliargli i capelli e quando riuscì a collegare la domanda voltò il capo e sussurrò con voce roca, non capendo per quale motivo prima di uccidersi dovesse parlare di Rivendell con un benemerito sconosciuto:

 

‘….Cosa??!’

 

‘Gli inverni da quelle parti sono tra i più freddi…’continuò Aragorn avvicinandosi un pochino di più al principe ‘…io sono cresciuto lì…ricordo una volta, da bambino…andai a pescare su un lago ghiacciato e…’si bloccò e disse incerto:

 

‘La pesca sul ghiaccio, sa ,è quando…’

 

‘So cos’è la pesca sul ghiaccio!!!’ ribattè Legolas stizzito.

 

‘Mi scusi…!’esclamò Aragorn con un sorriso e portando le mani in avanti. ‘E’ solo che voi avete l’aria di…come dire…’ deglutì osservando le forme del principe e balbettò ‘…di…un timorato di Dio…’ vedendo lo sguardo sdegnato di Legolas si affrettò ad aggiungere velocemente ‘…. comunque il ghiaccio si è rotto e io sono caduto in acqua. E mi  creda…’si avvicinò di più al principe fino quasi a sfiorarlo e sussurrò:

 

‘…Cadere in acque gelide come quelle laggiù…è come avere il corpo trafitto da mille lame…’ sentì Legolas fremere mentre una folata di vento li investì spingendoli pericolosamente verso il baratro ‘…Non riesci a pensare a niente…né a

respirare…senti solo dolore…’

 

Rimasero in silenzio per pochi istanti, poi Aragorn esclamò convinto:

 

‘Ed è per questo che non ci tengo a tuffarmi dietro di lei…d’altra parte, spero che ritorni indietro e mi risparmi questa incombenza…’

 

Legolas lo guardò sbigottito e mormorò:

 

‘Lei è pazzo!’

 

Aragorn rise e disse:

 

‘Non è il solo a dirlo ma…’ si avvicinò al suo orecchio e vi sussurrò ‘Con tutto il rispetto, principe, non sono io quello in bilico su un precipizio…’ Vide alcune lacrime scendere lungo le guance di Legolas e tendendogli una mano mormorò:

 

‘Per favore, allunghi la mano, non vorrà commettere una simile sciocchezza…’

 

Legolas lo guardò e lentamente mise la sua mano in quella di Aragorn, che la afferrò saldamente, mentre l’elfo si voltava con  cautela e si ritrovava tra le sue braccia.

 

‘Il mio nome è Grampasso…’disse l’uomo con un sorriso.

 

‘Legolas…’mormorò il principe tremando, ancora scosso. Aragorn emise un sospiro di sollievo e disse con un sorriso:

 

‘Ormai credevo di dovermi presentare in acqua!’

 

Legolas cercò di celare, con scarso successo, un singhiozzo con una risata stentata.

 

‘Coraggio, si tenga a me, la aiuto a…’

 

Aragorn si interruppe bruscamente. Sentì il corpo di Legolas scivolare all’improvviso verso il basso. La piccola sporgenza sulla quale era il principe franò all’improvviso. Riuscì ad afferrarlo all’ultimo momento per una mano.

 

‘La prego, mi aiuti! Per favore!!!’ gridò Legolas sentendo il terreno sotto di sé mancare e il fragore della cascata sempre più assordante.

 

Aragorn fu colto dal panico quando vide quei bellissimi occhi riempirsi di paura. La cascata si infrangeva fragorosamente sotto di loro e sentiva le dita di Legolas scivolare sempre più velocemente via dalla sua mano.

 

Scivolavano ancora…

 

Di più…

 

‘Non la lascio! Ha capito? L’ho presa e non la lascerò andare!’ gridò di rimando ‘Stia tranquillo! Non lasci la presa, la tiro su!’

 

Legolas non riusciva a capire perché quell’uomo si stava dando tanto da fare per salvargli la vita….non si conoscevano neppure… Rischiava di cadere anche lui…perché rischiare tanto solo per salvare la sua vita?

 

‘Mi dia l’altra mano! Cerchi di afferrare le mie!’

 

Legolas non riuscì più a pensare, tese la mano libera verso Aragorn che immediatamente l’afferrò, gridando:

 

‘Bene! Ora la tiro su! Non lasci la presa…’ 

 

Appena Aragorn riuscì a sollevare abbastanza Legolas, lo afferrò per la vita e, mentre sentiva le braccia del principe stringersi intorno al suo collo, perse l’equilibrio e caddero entrambi all’indietro.  Aragorn credette di aver perso il battito cardiaco quando vide Legolas sotto di lui, con lo sguardo terrorizzato, rimanere stretto al suo corpo.

 

Attirate dalle grida del principe, poco dopo, giunsero due guardie che si trovarono di fronte uno spettacolo facilmente equivocabile. Aragorn era sopra Legolas, ansimante, senza stivali né mantello, il principe sotto di lui tremava e aveva il volto rigato di lacrime.

 

‘Stai indietro!’ intimò una guardia con tono indignato, brandendo l’arco ‘E non muoverti!’ poi disse al suo compagno:

 

‘Vai a chiamare re Trhanduil e il principe Keleb…’

 

***

 

Legolas era stato avvolto in una coperta e fatto sedere su un masso, mentre si stava sorbendo tutti i rimbrotti preoccupati di suo padre e della mezza dozzina di consiglieri che si erano precipitati sul luogo. Mentre un servitore stava tentando di fargli bere uno strano intruglio che avrebbe avuto il potere di tranquillizzarlo, il principe osservava Keleb che, infuriato, inveiva contro il suo salvatore. L’uomo da parte sua, aveva un’espressione tale da far sembrare che concepisse il tutto come una grande scocciatura, piuttosto che come un’accusa di violenza.

 

‘Cosa ti ha fatto pensare di poter mettere le mani addosso al principe di Boscoatro?!’ gridava l’elfo dai lunghi capelli castano scuro, fremente di collera e trattenuto a stento da altri due consiglieri.

 

‘Keleb…aspetta, non è…’ mormorò Legolas in poco più di un sussurro, scostando i consiglieri e barcollando in avanti.

 

‘Guardami, feccia umana!’ gridò Keleb afferrando Aragorn per la tunica e scuotendolo con forza ‘Che ti è saltato in mente di…’

 

‘Keleb!’ esclamò di nuovo Legolas, frapponendosi tra i due ‘Non mi ha…aggredito, mi ha salvato…’

 

‘Salvato? Quel verme stava sopra di te e…’

 

‘No! E’ stato un …un incidente…’

 

‘Un incidente?!!’

 

‘Si…io…mi ero sporto per vedere le…ehh…ah…le….’farfugliò Legolas chiudendo gli occhi, nel disperato tentativo di concentrarsi e inventare una scusa decente, cercando di imitare con un gesto della mano l’acqua che scendeva.

 

‘Le cascate?’ esclamò Keleb alzando gli occhi al cielo, furioso.

 

‘Le cascate!’ concordò subito Legolas ‘Ma….mi ero sporto un po’ troppo e …sono scivolato…sarei morto ,ma quest’uomo mi ha salvato…’ concluse osservando Aragorn confuso.

 

‘Le cose sono andate così?’ mormorò Trhanduil avvicinandosi ad Aragorn che guardò Legolas corrugando la fronte ma questi gli restituì uno sguardo così supplichevole, cercando di non farsi notare, che annuì sussurrando:

 

‘Si, più o meno è andata così…’

 

‘Allora voi siete un eroe, avete salvato mio figlio!’ esclamò Trahnduil poggiando una mano su una spalla di Aragorn. Poi il re si voltò verso Keleb e con un sorriso bonario disse: ‘E’ stato tutto uno sciocco malinteso…’. Keleb annuì cupo e tendendo una mano ad Aragorn borbottò:

 

‘A questo punto credo che un ‘grazie’ sia d’obbligo…’

 

I due si strinsero la mano, fissandosi con sospetto, poi mentre il re, i servitori e i consiglieri si stavano allontanando, Legolas si avvicinò a Keleb.

 

‘Ah…!’mormorò con gli occhi lampeggianti dall’indignazione ‘…è questo il prezzo corrente per il salvataggio del tuo futuro consorte?! Una stretta di mano?’

 

Keleb si voltò lentamente, osservando con piacere lo sguardo di pura rabbia di Legolas. Poi sorrise maliziosamente e con tono falsamente meditabondo sussurrò, fissando il principe:

 

‘Legolas è scontento…che si può fare?…’ L’occhiata che ricevette come risposta fu più velenosa di una vipera, così che aggiunse, voltandosi di nuovo verso Aragorn ‘…che ne dice di unirsi al nostro banchetto domani sera?’

 

L’uomo rimase in silenzio e nel gruppo scese un’atmosfera tesa, finchè Aragorn, con un’alzata di spalla mormorò annuendo ‘Senz’altro…sarò dei vostri…’ Keleb sorrise malignamente e concluse:

 

‘Bene…’ poi circondò le braccia di Legolas con un braccio e , scortati dalle guardie, si allontanarono. Legolas si voltò un attimo giusto in tempo per vedere il ramingo fargli l’occhiolino. Sorrise e si voltò immediatamente.

 

Aragorn sorrise, ma il sorriso gli si gelò sulle labbra non appena un consigliere di Keleb, un elfo dallo sguardo privo d’espressione e dai capelli neri, gli si parò di fronte e disse in tono beffardo, guardandolo dall’alto in basso:

 

‘E’ buffo che voi abbiate avuto il tempo di togliervi mantello e stivali mentre il principe precipitava…non trovate?’

 

Aragorn abbassò lo sguardo osservando i suoi stivali buttati poco distanti e quando rialzò lo sguardo per rispondere, l’elfo era svanito.

 

***

 

‘Come stai?’ sussurrò Keleb chiudendo la porta dietro di sé. Legolas lo ignorò e si voltò di nuovo verso lo specchio, pettinandosi i capelli. Era tornato in camera da neanche un’ora e quell’aguzzino tornava di nuovo a tormentarlo…

Keleb si avvicinò alle spalle del principe , incrociò il suo sguardo nello specchio e disse con un sorriso:

 

‘Sembri ancora nervoso…’ e con rapidità posò le mani sulle spalle di Legolas, che immediatamente, con uno scrollo, se ne liberò, lanciandogli un’occhiata di sfida. Aveva voglia di sputare in faccia a quell’idiota una valanga di accuse e domande…perché si comportava sempre in quel modo assurdamente geloso? Per quale motivo aveva invitato quell’uomo al banchetto? Per farsene beffe? Deriderlo e canzonarlo? Nonostante gli avesse salvato la vita?

 

Quell’inutile e assurda vita…

 

‘Forse questo ti tirerà su….’esclamò Keleb all’improvviso, sedendosi su un bracciolo della sedia ‘…aspettavo di dartelo il giorno delle nozze ma forse…’disse porgendo un cofanetto argentato che prima non aveva notato.

 

 Legolas lo guardò con uno sguardo curioso ma nel contempo sospettoso, poi prese lentamente il cofanetto tra le mani di Keleb e lo aprì.

 

Spalancò gli occhi e rimase in silenzio dallo stupore.

 

Posato su un cuscinetto di raso rosso c’era un bellissimo gioiello intagliato a forma di giglio.

 

Keleb sorrise nel vedere l’espressione di Legolas e prendendo cautamente la catenella ,gliela passò intorno al collo, legando i piccoli ganci. Poi fissò il volto del principe riflesso nello specchio, mentre questi si tastava con mano insicura  il gioiello che gli pendeva dal collo.

 

‘E’...un…’sussurrò incerto Legolas, piegando leggermente il capo di lato e osservando rapito lo sfavillare del gioiello alla luce della candela.

 

‘Un diamante, sì…’annuì Keleb con un sorriso e, continuando ad osservare i loro volti riflessi, aggiunse ‘..è da reali…e noi siamo reali, Legolas…’

 

Legolas abbassò lo sguardo ,stringendo tra le dita il pendolo e rimase in silenzio. Keleb gli posò una mano sulla guancia morbida ma Legolas non si mosse né alzò lo sguardo ,così continuò con un sospiro:

 

‘Sai, Legolas…non c’è nulla che io non possa darti…niente che io ti negherei…’Legolas alzò lo sguardo in attesa di un continuo e difatti Keleb aggiunse:

 

‘…Se tu non ti negassi a me…’osservò rapito il volto di Legolas, di una bellezza talmente eterea che ora, illuminato dalla luce tremula della candela, sembrava sul punto di svanire. Aggiunse:‘…aprimi il tuo cuore, Legolas…’

 

Legolas osservò Keleb per qualche istante, poi tornò a osservare la propria immagine riflessa, osservando la mano di Keleb sul suo viso e sentendosi all’improvviso sporco, macchiato…

 

Sospirò silenziosamente di sollievo quando Keleb si alzò ed esclamò, prima di uscire:

 

‘Io vado…devo discutere con tuo padre del banchetto di domani sera…’

 

Legolas rimase solo, in silenzio, tastò con le dita il proprio collo e il diamante, facendo scivolare le dita sulla catenella, e lo sentì pesante…

 

Keleb credeva davvero di conquistarlo con un simile dono? Neanche un diamante dieci volte più prezioso avrebbe potuto comprare il suo corpo e il suo cuore…

 

Gli ritornarono in mente quegli occhi grigi…domani mattina avrebbe cercato quell’uomo e gli avrebbe parlato…

 

***

 

‘Volevo ringraziarla, Granpasso…’sussurrò Legolas mordendosi un labbro, imbarazzato.

 

‘Chiamatemi Aragorn…’disse l’uomo osservando il principe con un sorriso.

 

‘Aragorn…’ripeté lentamente Legolas, come a imprimersi nella mente quel nome e continuò ‘Volevo ringraziarla per avermi salvato…ma anche della sua discrezione…’

 

‘Dovere…’ aggiunse Aragorn osservando il volto del principe illuminato dalla luce mattutina che filtrava nel lungo porticato. Visto che Legolas non aggiungeva altro, continuando a guardare fisso di fronte a sé aggiunse:

 

‘Allora…abbiamo percorso qualche miglio camminando su e giù per questo portico…ma di lei non mi ha ancora detto nulla…’

 

Si stupì quando Legolas, dopo qualche istante di silenzio, sbottò:

 

‘So cosa sta pensando… “povero principino viziato, vissuto tra gli agi, che ne sa lui dei veri problemi?”’

 

‘No, non stavo affatto pensando questo…’disse Aragorn fermandosi e costringendo Legolas a fare altrettanto‘...stavo pensando a cosa sia potuto succedere a una simile creatura per arrivare a credere che non esista via d’uscita…’

 

Legolas guardò intensamente quell’uomo…era la prima volta che qualcuno si interessava a ciò che sentiva, a ciò che voleva… Fece un lungo sospiro e facendo vagare lo sguardo tra gli alberi ,esclamò con foga:

 

‘Io…praticamente tutto! L’intero mondo in cui vivo…e…tutta la gente che ne fa parte…l’inerzia della mia vita che si tuffa in avanti e io…che non sono capace di fermarla…!’

 

Aragorn lo fissò in silenzio e Legolas imbarazzato continuò con voce velata di disperazione:

 

‘E’ come se stessi in una stanza vuota gridando a squarciagola senza che nessuno alzi nemmeno lo sguardo…’

 

‘Lo ama?’ esclamò all’improvviso Aragorn. Legolas lo osservò sconvolto e sussurrò:

 

‘Come ha detto?’

 

‘Quel principe…Keleb…’ripeté Aragorn sorridendo all’espressione di Legolas ‘…lo ama oppure no?’

 

Legolas sentì le guance avvampare ed esclamò:

 

‘Lei…è molto maleducato! Non dovrebbe pormela una domanda simile!’

 

Aragorn ribattè:

 

‘E’ una domanda semplicissima! Lo ama, oppure no?’

 

Legolas osservò per qualche secondo l’uomo, poi scioccato, si portò una mano sulla fronte e farfugliò con stizza:

 

‘Questa conversazione è inopportuna!’

 

‘Non potrebbe semplicemente rispondere alla domanda?’ esclamò allora Aragorn sorridendo.

 

‘E’ assurdo!…’disse Legolas più sconvolto che scocciato, tentando di nascondere il sorriso sulle labbra ‘Lei non

conosce me ed io non conosco lei e questa conversazione non sta avendo luogo…lei è maleducato, rozzo e presuntuoso!’

 

Aragorn sorrise, annuendo bonariamente a quella valanga di insulti.

 

‘Bene…Aragorn, Grampasso o chi altri…’continuò Legolas stringendogli la mano ‘…è stato un vero piacere…l’ho cercata per ringraziarla e ora che l’ho fatto…’

 

‘Mi ha anche insultato!’

 

‘Bhè…se lo siete meritato…’aggiunse Legolas con un sorriso imbarazzato.

 

‘Certo…’mormorò Aragorn sorridendo.

 

‘Certo!’ ripeté Legolas con decisione continuando a stringere la mano all’uomo.

 

‘Credevo se ne stesse andando…’esclamò Aragorn divertito, visto che il principe non accennava a lasciarlo.

 

‘Infatti!’ esclamò Legolas fintamente irritato. Lasciò la mano di Aragorn, si voltò ridendo, fece qualche passo, poi si voltò di nuovo ed esclamò, vedendo l’espressione compiaciuta sul volto di Aragorn:

 

‘… Lei è così irritante!’

 

Aragorn rise di gusto e Legolas dopo essersi allontanato di qualche passo si girò di nuovo e disse:

 

‘Un momento! Non sono io quello a doversene andare! Questo è il mio palazzo!’ posò una mano su un fianco e con

l’altra indicò la fine del portico ‘Se ne vada lei!’

 

‘E ora chi sarebbe il maleducato?’ domandò Aragorn sorridendo.

 

Legolas fece per rispondere ma rimase a bocca aperta in silenzio. Dopo pochi attimi scosse la testa ed afferrò il quaderno che Aragorn teneva in mano:

 

‘Cos’è questo aggeggio che portate con sè…lei cosa è? Un artista, un ramingo o cos’altro?’ domandò sedendosi sulla balaustra e poggiando la schiena ad una colonna e il quaderno sulle ginocchia. Cominciò a sfogliare le pagine del

raccoglitore trovandovi tantissimi disegni, tutti fatti con carboncino. Raffiguranti elfi o uomini in atteggiamenti casuali, non sapendo di essere ritratti…

 

Una bambina che rideva mentre era in braccio ad un anziano…

 

Un elfo che si portava una ciocca dei capelli agitati dal vento dietro l’orecchio…

 

Una madre che allattava il piccolo…

 

‘Aragorn…sono belli…sono molto belli…’sussurrò Legolas senza parole. Quando però voltò un ennesimo foglio, si ritrovò schizzi e disegni di elfi perlopiù nudi o seminudi .Aragorn si passò una mano sul collo in imbarazzo e rivolse casualmente lo sguardo dalla parte opposta.

 

‘Bene, bene, bene…’sussurrò Legolas in tono falsamente accusatorio osservando i disegni.

 

‘E’ questo il bello di Rivendell …’mormorò Aragorn dopo un po’: ‘Ci sono un sacco di elfi disposti a spogliarsi per un ritratto…’

 

‘Questo elfo vi piaceva…l’avete usato diverse volte…’mormorò il principe rapito, osservando il disegno di un elfo con dei lunghi capelli neri poggiato a una colonna con la tunica aperta e leggermente calata sulle spalle.

 

‘Bhè…aveva delle mani bellissime…,vedete?’ aggiunse Aragorn voltando il foglio per mostrare il disegno di due mani affusolate con le dita intrecciate tra loro.

 

Legolas osservò prima il disegno, poi Aragorn e disse con tono malizioso.

 

‘Secondo me ha avuto una storia d’amore con lui…’

 

‘Oh no…solo con le sue mani…!’si affrettò a rispondere l’uomo ridendo.

 

Legolas scosse la testa sorridendo e voltò un’altra pagina. Questa volta il disegno raffigurava una bellissima dama con una tunica bianca e dei lunghi capelli mossi dal vento, seduta su un masso vicino ad un fiume.

 

‘Questa invece è un ritratto di quella che immagino fosse Luthièl…l’ho immaginata così tante volte che mi sembra di vederla, mentre tutte le sere scendeva vicino al fiume e piangendo aspettava il suo amore perduto…’

 

Visto che Legolas rimaneva in silenzio aggiunse:

 

‘...sono stati Elladan e Elrohir a trasmettermi questa passione…loro amano dipingere paesaggi, io le persone…credo che si percepisca meglio la vita attraverso di esse che tramite un paesaggio…’

 

Legolas chiuse il quaderno, lo restituì ad Aragorn e sussurrò:

 

‘Lei ha un dono, Aragorn, sente le persone…’Aragorn lo fissò rapito e rispose:

 

‘Sento lei…’

 

‘E quindi?’ chiese Legolas con un lieve sorriso. L’uomo rimase in silenzio e poi disse con sicurezza:

 

‘Non si sarebbe buttato…’

 

***

 

‘Lo amavi già da allora?’

 

‘Penso di essermene innamorato quando incrociai il suo sguardo, il giorno prima, in fondo alle scale…’ mormorò Legolas arrossendo deliziato e posando il volto sulle braccia che cingevano le ginocchia ‘…solo dopo aver parlato con lui iniziai a credere che un’altra vita era possibile…’

 

‘E poi? Di cosa parlaste quella mattina?’

 

Legolas sorrise e riprese il racconto…

 

***

 

‘Dimmi che un giorno andremmo per la Terra di Mezzo, anche se dovessero restare solo parole…’ sussurrò Legolas facendo ad Aragorn una smorfia divertita. L’uomo sorrise e annuendo rispose:

 

‘No, lo faremo…e poi ti farò bere della birra come si deve, altro che il sidro di palazzo, fino a vomitare!’

 

Scoppiarono a ridere e Legolas facendo una giravolta attorno ad una colonna aggiunse:

 

‘E a… sputare! Come un uomo!’

 

‘Perché? Non te lo hanno già insegnato a corte?’ ribattè Aragorn guardandolo maliziosamente.

 

‘No!’ esclamò Legolas a metà tra il divertito e lo sconvolto

 

‘Vieni, ti faccio vedere…’Dichiarò allora l’altro afferrando il principe per il polso e trascinandolo verso la balaustra, lontano da occhi indiscreti.

 

‘No, Aragorn! No!!’ farfugliava l’altro cercando di allontanarsi e guardandosi intorno preoccupato

 

‘Ti faccio vedere come si fa!’ Aragorn poggiò le mani al cornicione, inspirò e sputò.

 

‘Hai visto la portata di questo?’ esclamò indicando un punto imprecisato del bosco.

 

‘Ah…è disgustoso!’ esclamò Legolas affascinato, con un’espressione tale che fece scoppiare a ridere il ramingo che lo  incoraggiò:

 

‘Ora prova tu!’ Legolas annuì e sputò, non troppo convinto.

 

‘Pietoso…’ esclamò Aragorn con l’aria di chi se ne intende. ‘Devi cercare di far leva sulle braccia, così…’

 

‘Legolas??’

 

Il principe si voltò di scatto e rimase allibito nel trovarsi di fronte il padre che lo osservava con gli occhi sgranati.

Aragorn per poco non si strozzò visto che, sentendo la voce del re, si voltò e vide, affiancati al re i due gemelli.

 

‘Padre!’ esclamò Legolas avvicinandosi al re ‘…ricordate quest’uomo? Aragorn…’

 

‘Incantato di rivederla…’rispose Trhanduil alzando un sopracciglio.

 

Aragorn incrociò gli sguardi sconvolti di Elladan e Elrohir e balbettò:

 

‘L’onore è tutto mio, vostra maestà…’dopodiché provò un goffo inchino.

 

‘Andiamo a prepararci per il banchetto ,padre?’ esclamò Legolas prendendo il padre sotto braccio e trascinandolo via, sorridendo e scambiandosi un’occhiata di divertita complicità con Aragorn.

 

‘Elrohir…tu vai con il re e chiedigli perdono da parte di entrambi, poi raggiungici in camera…’sussurrò Elladan alla vista dello sguardo furioso del fratello su Aragorn. Una volta che Elrohir si fu allontanato dietro Legolas e Trhanduil Elladan sibilò furioso:

 

‘Hai idea del pasticcio in cui ti stai cacciando?!!’

 

‘Non proprio…’mormorò Aragorn sorridendo incantato e osservando la figura di Legolas allontanarsi.

 

‘Sentiamo…per Ilúvatar! Come hai intenzione di presentarti stasera a palazzo?’ chiese allora l’elfo indicando con lo sguardo gli abiti di Aragorn.

 

L’uomo sorrise e spalancò le braccia, facendo intendere che sarebbe andato vestito in quel modo. Elladan gemette disperato e disse afferrando Aragorn per un polso:

 

‘Ah !Dovevo immaginarlo, vieni con me…’

 

***

 

‘Avevo ragione!’ esclamò trionfante Elladan osservando il suo capolavoro ‘Guardati! Sembri un vero e proprio principe!’. L’elfo batté le mani, deliziato come un bambino, intorno ad un afflitto ramingo.

 

‘Più o meno…’ mormorarono Aragorn ed Elrohir non troppo convinti mentre si dirigevano verso la sala del banchetto.

 

‘Non è troppo…elegante per me?’ aggiunse a disagio l’uomo lanciando un pensiero di malinconia ai suoi comodi abiti…

 

‘Sei riuscito ad ottenere questo catastrofico invito? Almeno vacci vestito decentemente!’ sbottò Elrohir scoccandogli un’occhiata furiosa. Aveva fatto non poco per ammansire il re, tentando di convincerlo che quell’uomo era stato cresciuto nella casa del loro padre ed era come un fratello, seppur…originale…

 

L’uomo e i due elfi camminavano nel corridoio del palazzo circondati da numerosissimi invitati, che o a coppie o a piccoli capannelli, ridevano e scherzavano, dirigendosi verso il salone.

 

‘Allora…’sussurrò con apparente noncuranza Elladan ad Aragorn: ‘Sorridi sempre, e annuisci…anche se non capisci di cosa si sta parlando annuisci…non fissare nessuno come tuo solito, come se dovessi sfoderare la spada e squarciare qualcuno…’

 

Aragorn trattenne uno sbuffo annoiato a quella serie di raccomandazione che Elladan stava snocciolando da mezz’ora. Si voltò e vide Elrohir fissare con tenerezza il fratello e gli ritornò in mente una domanda che voleva porre a entrambi…voleva capire se tra i due fratelli c’era qualcosa che andava aldilà del semplice affetto fraterno, perché a volte certi sguardi, alcuni gesti tra i due gemelli gli davano da pensare…

 

Quasi a conferma dei suoi pensieri sentì la voce di Elrohir esclamare divertita:

 

‘Calmati Elladan…non guardarti intorno come se fossi un animale braccato…’ così dicendo diede un leggero buffetto alla guancia del gemello che ricambiò con uno sguardo esasperato. Allora Elrohir gli afferrò un braccio e, incurante delle proteste del fratello e dello stupore di Aragorn disse a quest’ultimo:

 

‘Aragorn, puoi andare un attimo avanti tu? Devo far calmare Elladan…’

 

‘Si, certo…’rispose l’uomo mentre, sotto il suo sguardo confuso Elladan veniva trascinato dentro una stanza da Elrohir, che chiuse subito la porta dietro di loro. Rimase qualche secondo in sconvolto silenzio, fissando la porta. Prima che potesse fare qualcosa, i suoi piedi si mossero da soli, fino a portarlo davanti all’uscio chiuso.

 

“Cosa sto facendo? Elrohir mi ha detto di andare…sarebbe scorretto…spiarli…però…” così, guardandosi intorno e vedendo che nessuno badava a lui, accostò un orecchio alla porta, sforzandosi di sentire le voci dei due gemelli. Ad un tratto sentì, in un bisbiglio la voce di Elladan.

 

‘Avanti…che sciocchezze sono queste? Andiamo da Aragorn…non mi va di lasciarlo solo…’

 

‘E a me non va di lasciarti in questa stato d’ansia…’

 

‘E’ il mio carattere, Elrohir! Ringrazia i Valar che almeno abbiano dotato uno di noi due di un briciolo di responsabilità!’

 

L’uomo sentì una risata soffocata e subito dopo la voce maliziosa di Elrohir sussurrare:

 

‘Vediamo se ti tranquillizzi un pò…’ Poi udì un mugolio di protesta che cessò subito, sostituito poco dopo da un gemito di piacere.

 

Aragorn si scostò subito dalla porta, vergognandosi di essere rimasto ad origliare in quel modo. Si poggiò al muro e attese che i due uscissero. Alcuni minuti dopo la porta si riaprì e non appena vide gli sguardi sorpresi dei due, abbassò lo sguardo e farfugliò imbarazzato:

 

‘Ho preferito aspettarvi…non conosco nessuno e non vorrei combinare qualche pasticcio andando in giro da solo…’

 

Elladan sorrise e avvicinandosi ad Aragorn esclamò divertito:

 

‘Dovevamo immaginarlo…’all’uomo non sfuggì lo scintillio di complicità che brillava negli occhi dei due fratelli e decise di non angustiarsi di più per faccende che non erano di sua competenza, tanto più che la voce di Elladan ricominciò a predicare vari consigli di galateo e comportamento…sospirò e pensò che quello fosse lo scotto da pagare per aver carpito il segreto dei due figli di Elrond…

 

***

 

Aragorn spalancò gli occhi, più dal disagio che dalla sorpresa di trovarsi in un immenso salone gremito di elfi e uomini nobili e elegantemente abbigliati, dai modi raffinati e dai volti bellissimi…si trovava impacciato in quella tunica blu scuro, semplice ma elegante, che gli lasciava scoperte le gambe, fasciate però da degli scomodi pantaloni di velluto nero…decisamente non si trovava nell’ambiente a lui più congeniale, ancora di più ora che i gemelli si erano allontanati per salutare alcuni conoscenti…si sentiva indifeso come un bambino e sarebbe stato più tranquillo con un esercito di orchi da uccidere, piuttosto che ricambiare un saluto ad uno di quegli eleganti commensali…

 

Legolas osservava da dietro una colonna l’uomo che, con le braccia strette al petto, si guardava intorno nervoso, evidentemente a disagio. Trattenne il sorriso, mordendosi le labbra, ma subito sussultò quando sentì il braccio di Keleb stringergli la vita.

 

‘Ti vedo raggiante questa sera…’ sussurrò Keleb baciandogli la tempia. Legolas si scostò ed esclamò:

 

‘Faremmo meglio ad andare…’

 

‘Legolas, Keleb!’ Legolas ringraziò i Valar alla vista di suo padre che si dirigeva verso di loro così ,approfittando del fatto che suo padre intratteneva Keleb, si diresse velocemente verso Aragorn e, non appena gli si trovò alle spalle, tossì leggermente e sorrise alla velocità con cui l’uomo si girò con una faccia stravolta.

 

‘Ah! Sei tu per fortu…na…’ lo stupore di Aragorn si dissolse, sostituito da un improvvisa mancanza di respiro dovuto alla bellezza del principe.

 

Quella sera Legolas indossava una tunica azzurra che gli arrivava sino ai piedi, le maniche erano ampie e ricamate con motivi damascati d’argento. Una fascia stringeva la vita sottile del principe i cui lunghi capelli erano stati legati in una coda bassa, lasciando solo due treccioline a cadere ai lati del volto.

 

Aragorn sbatté le palpebre un paio di volte, poi ripresosi dallo stupore, prese delicatamente la mano di Legolas e la baciò.

 

‘ Erano anni che sognavo di farlo…’sussurrò alzando gli occhi e vedendo ridere quelli del principe. Legolas ritirò la mano e condusse Aragorn vicino Keleb e Trhanduil che stavano intrattenendo una conversazione con uno dei tanti invitati.

 

‘Keleb!’ esclamò toccando lievemente la spalla dell’altro elfo che subito si girò, fissando Aragorn e Legolas alternativamente. Il principe continuò:

 

 ‘Keleb, ti ricordi di Aragorn , vero?’

 

Keleb allora finse uno sguardo sorpreso e rispose:

 

‘Aragorn?!’ lo squadrò da capo a piedi e continuò con un sorriso. ‘Ma è stupefacente! Potrebbe quasi passare per un gentiluomo!’

 

Aragorn non si lasciò intimorire, inclinò la testa di lato e sorridendo rispose: ‘Quasi!’

 

Keleb lo fissò con un sorrisetto, poi venne richiamato dal re che lo avvertì che il banchetto poteva iniziare e che potevano andare a sedersi.

 

Aragorn fu fatto sedere tra i due gemelli, insieme ad altri rappresentanti delle varie famiglie reali elfiche, allo stesso  tavolo circolare al quale erano seduti il re e i principi. Legolas finì seduto esattamente di fronte a lui, accanto a Keleb. Si sorrisero poi, dopo un brindisi d’apertura il banchetto iniziò. Cominciarono a essere servite prelibatezze di tutti i tipi ed in breve il grande salone fu gremito da scrosci di risate e allegro chiacchiericcio.

 

‘Queste posate sono tutte per me?’ sussurrò Aragorn chinandosi verso Elladan e guardando sbigottito una dozzina di posate argentee che erano disposte ai lati del piatto.

 

‘Comincia dall’esterno…’ bisbigliò l’elfo sorridendo a re Trhanduil che li guardava bonario dall’altra parte del tavolo.

 

‘Ho scoperto che Aragorn è un ottimo artista…è stato così gentile da mostrarmi alcuni suoi disegni…’esclamò ad un certo punto Legolas ai commensali che annuirono interessati.

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