.|. Una Vita per una Vita .|.

 

9. La Forza di Andare Avanti

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E venne il tempo di partire : si sentirono tutti privi d'ogni forza ed energia, taluni percependo il grande vuoto lasciato dalla Regina di Gondor, altri interpretandone la scomparsa quale cattivo presagio per i tempi a venire. Uno ad uno, si condolsero con Elessar, che peraltro sembrava del tutto assente, ma anche se gli riusciva bene mascherarlo, avrebbe voluto buttarsi giù da un dirupo per quanto era depresso.

Tutti erano combattuti tra il desiderio di restare per dargli conforto e la consapevolezza che Aragorn avrebbe certo voluto essere lasciato solo, ma alla fine partirono tutti alla volta delle proprie terre; lo Stregone non poté trattenersi dai suoi affari; solo Éomer ritardò la sua partenza : era distrutto quanto il Re di Gondor.

"Avevo tentato di avvisarti" bisbigliò il Re del Mark. "...avevo mandato tre messaggeri per tre vie diverse... A quanto mi hai detto nessuno è arrivato a destinazione...vivo"

"Chi era, Éomer?" domandò piano il Ramingo. "Chi è l'aguzzino di Arwen?".

L'Uomo di Rohan scosse lentamente il capo. "Non lo so...tutto ciò che so è che un gruppo ben organizzato di individui nascosti sotto pesanti mantelli scuri ha massacrato i tuoi uomini e buona parte dei miei alle nostre frontiere...immagino che debbano avere a che fare con quanto è successo, ma le mie sono solo supposizioni..." sospirò. "comunque, i pochi sopravvissuti tornarono a Edoras a dare l'allarme, e così predisposi che i miei tre cavalieri più veloci ti recassero questo avviso..."

Aragorn fissò tristemente l'amico.

"So che nessuna parola potrà esserti di conforto adesso..." disse Éomer. "ma sappi che ti sono vicino in questo momento di dolore, amico e fratello"

I due uomini d'onore si abbracciarono e poi anche il Re del Riddermark si dipartì da Minas Tirith.

Il Re di Gondor sembrava non voler abbandonare il sepolcro della moglie, e non si era accorto che c'era ancora qualcuno accanto a lui : Legolas.

L'Elfo mormorava alcune preghiere elfiche, incurante dei capelli che gli solleticavano il volto per la brezza alzatasi. Il sole stava lentamente calando e le terre si tinsero di tutte le sfumature del rosso, prima del calar delle tenebre.

"Andiamo Estel" lo esortò Legolas mettendogli una mano su una spalla "non c'è ragione per trattenersi oltre..." 

"Non c'è ragione nemmeno per andarsene" rispose il Ramingo con lo sguardo vacuo.

"Hai forse intenzione di restare qui a marcire accanto alle sue spoglie? È così?"

"Legolas, nessuno può dirmi quel devo o non devo fare...sono Re, ricordi?"

"Non sei in te...se tu non fossi uscito di senno rammenteresti che cosa vuol dire essere Re e che cosa comporta..."

"Ma io non sono impazzito, sono perfettamente cosciente di quello che dico!" urlò Aragorn "Non posso regnare da solo...non posso..."mormorò nascondendo il viso tra le mani. "Elrond le aveva predetto che sarebbe morta per il dolore della mia scomparsa...che l'Erede sarebbe stato maturo per succedermi...

mi sto consumando...lo sento..."

"Ma lei non lo vorrebbe!" esclamò l'Elfo.

"Che importanza vuoi che abbia?" ribatté l'altro. "È morta! Legolas, non lo capisci che con lei vengono a mancare tutte le mie sicurezze, tutte le cose in cui credevo?"

"Allora..." disse Legolas con un filo di voce "...non credi più...nemmeno in noi?"

Aragorn evitò lo sguardo pressante dell'Elfo e mugugnò qualcosa di incomprensibile.

"É così?" incalzò Legolas "Dimmelo Estel!"

"Io...non lo so!" scattò allora l'Uomo irritato "Non lo so più Legolas! Non so più niente! Te l'ho detto, mi è crollata la terra sotto i piedi...io non so più neanche chi sono!"

Inaspettatamente, Legolas gli tirò un violento ceffone.

"Ma ti ha dato di volta il cervello?!?" sbraitò Elessar sfiorandosi la guancia offesa. "Che diamine ti salta in testa di schiaffeggiarmi così?!?"

"Sei arrabbiato?" chiese l'altro serissimo.

"Se sono arrabbiato?" ripeté il Dúnadan cercando di controllarsi. "Tu che dici?" domandò ironicamente tirandogli un calcio in pieno stinco.

"Che sollievo..." commentò l'Elfo senza scomporsi minimamente.

Il Ramingo si bloccò incredulo."Che...che sollievo?!?" balbettò con aria interrogativa.

"Io non ti farei mai del male, Estel..." cominciò Legolas "...ma temevo di averti perso..."

"Non ti seguo..."

"Sembrava che la tua vita si fosse fermata con quella di Arwen e tu non reagivi...così ho dovuto provocarti,

e come hai visto al dolore fisico hai reagito grazie al cielo..."

"Mi hai dato uno schiaffo solo per scatenare una reazione?"

"Dovevo verificare se eri ancora in grado di provare qualcosa che non fosse sofferenza..."

"Legolas," lo interruppe Aragorn scuotendo la testa "...non ce la faccio più! Il mio cuore è debole e affaticato da mille e più disgrazie!"

"Non venirmi a parlare di quanto hai sofferto come se io non sapessi cosa significa!" lo sgridò l'Elfo.

"Gli anni della tua vita non sono che un trentesimo di quelli della mia! Se c'è qualcuno su questa Terra di Mezzo che potrebbe essere stanco di vivere, quello sarei io!"

"Ma..."

"Niente ma!" intervenne ancora stringendo con le mani le spalle del compagno e fissandolo intensamente.

"Tu supererai questa fase come hai sempre fatto! Come ha sempre fatto il Ramingo che Arwen amava e che amo anch'io!"

"Non so se ce la farò questa volta..." mormorò l'Uomo.

"Smettila di dirlo!" esplose Legolas."Finiscila di dire che non sai questo, non sai quello...vai avanti e basta! Anche quando vagabondavi nelle Terre Selvagge non sapevi se un giorno saresti salito sul trono che ti spetta, eppure ora sei Re!"

"Perché insisti tanto ch'io continui a vivere, invece di sciogliere la promessa e andartene a Valinor?"

"Perché...! Perché...!" strillò l'Elfo lasciandosi cadere le braccia lungo i fianchi.

"Forse perché tengo a te, stupido! Forse perché non voglio che il mondo degli Uomini cada a causa di un Re degno della fama di Denethor! Forse perché desidero rimanere in una Terra di Mezzo ove regnano la pace e la giustizia, cose che credo verrano a mancare se tu rinunci alla vita!"

"Tanto accadrà prima o poi..."

"Piantala di parlare della tua morte! Non lo sopporto!"

"Checché tu dica, io morrò un giorno e tu dovrai prenderne atto!"

"Ma hai il dovere di vivere...verso il tuo popolo, verso di me e verso Eldarion, finché il cuore seguiterà a batterti in petto! Non ricordi le ultime volontà di Arwen? Non ricordi ch'ella desiderava che tu ti prendessi cura dell'Erede? Bel modo che hai di farlo! Vuoi renderlo orfano anche di padre!"

Aragorn sembrò riscuotersi e si guardò attorno.

"Eldarion. Dov'è Eldarion?" disse con voce tremante.

"Non lo so, ma adesso andrò a cercarlo" disse Legolas. "Probabilmente sarà in qualche sotterraneo...".

S'incamminò per qualche passo, poi si fermò e voltandosi aggiunse : "Tu vedi di rimetterti in sesto, capito? Anzi..." chiamò una Guardia della Cittadella che faceva la ronda e gli ordinò di restare con Re Elessar e impedirgli di fare sciocchezze.

"Non ho bisogno di una balia, io!" replicò il Dúnadan risentito.

"Voglio avere la certezza di trovarti ancora vivo quando torno!" ribatté l'altro secco.

Detto questo s'avviò alla ricerca di Eldarion senza più guardare indietro.

Aragorn sospirò, mentre la Guardia tentava di capire che cosa avesse voluto dire l'Elfo, e si chiedeva perché avesse tale autorità sul Re.

Legolas cercò ovunque ma senza successo : Eldarion era introvabile e nessuno lo aveva visto dopo la cerimonia funebre. Controllò nelle stalle e notò che Beleg mancava.

Non può essere...pensò...Non può essere scappato via...

All'improvviso intuì dove poteva essere andato : a Fangorn.

Avrebbe potuto pensare che l'assassino di Arwen facesse parte di quell'orda di orchi che li sorprese laggiù... Accecato dall'ira e bramoso di vendetta, avrebbe preso Beleg e sarebbe partito, furtivo come solo Gollum saprebbe fare...

L'Elfo, assorto nelle sue riflessioni, incappò nuovamente nel Ramingo, che lo strappò ai suoi pensieri afferrandolo per la tunica e domandandogli bruscamente se lo aveva trovato.

"No" rispose quello "il ragazzo è sparito."

Elessar impallidì e balbettò qualcosa del tipo che sarebbe partito per ritrovarlo.

"No" tagliò corto Legolas. "andrò io a cercarlo."

"Ma è mio figlio!" protestò il Re di Gondor.

"Non puoi andare in questo stato! E inoltre a chi si rivolgerà il tuo popolo in caso che tu non tornassi più? No, non ti permetto di accompagnarmi, non stavolta, non adesso! Resterai qui, a svolgere il tuo compito! Voglio verificare le mie ipotesi senza la responsabilità di sorvegliarti!" concluse guardando la Guardia che aveva assistito assorta al dibattito. "Tu non lasciarlo neanche un istante, intesi?"

L'uomo annuì gravemente.

"Ne va del destino di Gondor" aggiunse l'Elfo.

Chissà perché, la Guardia credeva fosse meglio sottostare a quella saggia maestà elfica che non al suo legittimo sovrano. Almeno per il momento, il Re non sembrava in grado di gestire la situazione.

Così decise di farsi aiutare dagli altri compagni di guardia, per controllare ogni movimento del sovrano.

Intanto Legolas era partito, preso un cavallo qualunque scomparve all'orizzonte, mentre ad Aragorn toccava rassegnarsi ad aspettare, non sperando di eludere la sorveglianza di ben una dozzina dei suoi uomini migliori.

La notte senza luna inghiottì ogni luce e ogni speranza del Re Elessar.