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.|. Una Vita per una Vita .|.
10. Capolinea... di una Fuga ~ Madre...perché...perché l'avete fatto? pensò Eldarion lasciando che il vento si portasse via le sue lacrime... io l'avrei evitata...quella freccia...l'avrei sentita...ma voi...voi l'avete fatto lo stesso... non avete mai voluto ch'io corressi dei rischi...mai... Eldarion non si capacitava del fatto che sua madre non esistesse più, ma gli era rimasta una straordinaria lucidità nell'attenzione che poneva nella ricerca del misterioso attentatore. Era sgusciato via dal funerale senza farsi notare, aveva sfilato la spada dalla cintola di una guardia assopita e in groppa a Beleg se n'era andato da Minas Tirith, approfittando del fatto che tutti seguivano le funzioni, guardie dei cancelli incluse. Aveva notato delle strane tracce in direzione di Fangorn e una freccia sorella di quella che aveva colpito Arwen sullo stesso cammino. Allora il ragazzo aveva spronato il cavallo alla massima velocità consentitagli all'inseguimento della preda. Attraversò l'Entalluvio senza notare che del cavallo che avevano trovato lui e Legolas pochi giorni prima non c'era più traccia, ed era stato tutto ripulito dal sangue... S'inoltrò nella grande e silenziosa foresta di Fangorn al calar della notte, avanzando cautamente per osservare eventuali segni di orchetti, e per timore degli alberi. Alberi...quelli che vedeva ora erano ben diversi da quelli che lui soleva chiamare alberi, esili fuscelli in fiore nei giardini di Minas Tirith...questi gli sembravano antichi mostri dai rami contorti e colori tetri... Inoltre era tutto così buio...Si aspettava di incontrare il famoso pastore di alberi, Barbalbero, o Fangorn come citano i testi antichi. Ne aveva appreso la storia insieme a quella della Foresta grazie ad alcune fonti della biblioteca e ai racconti dei suoi genitori, eppure fu solo nel momento in cui vi aveva messo piede che aveva compreso le strane descrizioni che aveva letto od udito. "Dell'antica e rigogliosa Foresta di Fangorn," citò a memoria. "non rimane che una misera parte...per la quale non vi sono più primavere..." s'ammutolì quando si accorse che il cavallo s'era fermato : non un verso, non un movimento; era completamente paralizzato. Eldarion smontò e tentò in tutti i modi di spostarlo ma vide che gli occhi di Beleg guardavano fisso davanti a sé, in un'espressione tremendamente innaturale. Eldarion guardò nella stessa direzione ma non notò nulla di sospetto; si accorse però che era calato un silenzio terrificante nella Foresta ed ebbe un brutto, bruttissimo presentimento. Indietreggiò di qualche passo ma inciampò in una corda tesa nell'aria e cadde a terra. Allorché rialzò lo sguardo si trovò attorniato da loschi individui incappucciati, dai lunghi mantelli neri. Ma non erano Nazgûl, giacché avevano mani scure e pelose che impugnavano lunghi archi bianchi e fiaccole; inoltre non emettevano quei sibili sinistri caratteristici degli Spettri. Eldarion non aveva scampo, perciò non oppose resistenza quando gli legarono le mani dietro la schiena e lo condussero fuori dalla Foresta. Anche Beleg veniva portato via, ma senza troppi problemi, poiché era stato ammansito da qualche intruglio sedativo. Al limitare nord di Fangorn si poteva scorgere Lothlórien, abbandonata a se stessa dopo la partenza di Celeborn e degli ultimi Galadhrim, un tempo splendido regno elfico pieno di luce, ora buio e desolato come se non avesse mai beneficiato il potere di Galadriel e del suo anello. Mentre Eldarion era intento ad osservare quel luogo che conosceva solo per fama, il gruppo si fermò e rivolse un saluto corale : "Salute a te, Grande Signore e Padrone di tutti gli eserciti!". Allora il ragazzo guardò davanti a sé e rimase a bocca aperta per lo stupore...alla luce delle torce vide un drago dalle notevoli dimensioni a meno di due metri da lui, e dalla sua groppa scese un misterioso vecchio vestito di bianco, così come bianchi erano i lunghi capelli e il bastone; teneva gli occhi chiusi. Ma la bocca si contorse in un orribile ghigno. "Bene bene..." proferì "...cosa mi avete portato oggi?" Dilatò le narici. "Sento odore di carne tenera..."aggiunse sogghignando. "Questo moccioso si aggirava a cavallo per la Foresta, mio Signore" intervenne uno della macabra comitiva. "Uhm..." il vecchio si avvicinò ad Eldarion, sempre ad occhi chiusi. "Perché non osate guardarmi in faccia?" provocò il ragazzo in uno slancio di spavalderia. Il vecchio fece una smorfia. "Per me non farebbe differenza, insolente, spudorato e spaccone d'uno sbarbatello..."rispose. "...non apro gli occhi perché non dev'essere un bello spettacolo..." finì sollevando infine le palpebre. Due occhi biancastri corrosi, incrostati di sangue, fissarono il vuoto, scatenando una reazione a catena tra i presenti, che non osarono alzare lo sguardo da terra. Pure il ragazzo distolse lo sguardo da quella scena agghiacciante, lasciandosi sfuggire qualche mormorio che al vecchio non sfuggì. "Immagino che sia raccapricciante" disse lentamente il vecchio calcando sull'ultima parola e richiudendoli. Scoppiò in una risata maligna. "Chi...chi siete?" chiese allora Eldarion impressionato. "Ragazzo, avrebbe qualche importanza se te lo dicessi?" disse l'altro afferrandolo per la tunica. "Sei troppo giovane per conoscermi...ma dato che potrebbe essere il tuo ultimo desiderio ti accontento..." continuò : "...io sono Saruman..." "Curunír...!" bisbigliò Eldarion sorprendendo lo Stregone. "Ma bene..." disse "allora non sei un comune ladruncolo della campagna..." si rivolse ai suoi servi : "Signori, avete pescato un esperto di storia antica...dunque provieni davvero da una famiglia importante..." "Io sono solo un povero figlio di contadini che si è perduto nella Foresta mentre cercava della legna da ardere!" mentì Eldarion. "Ma davvero? I contadini temono questa Foresta perché sono superstiziosi... e ti avrebbero mandato qui a morire per della legna?" Saruman rise nuovamente. "Vendendo i vestiti che porti avresti pagato tanta legna quanta ne può utilizzare un villaggio intero in due anni! I popolani vestono di una stoffa grezza e resistente, non certo seta elfica! Senza contare che solo pochi eletti conoscono il mio nome elfico...è caduto in disuso tra la gente comune quando Sauron non era che un servo di Morgoroth...". Eldarion si ricordò solo allora di indossare ancora gli abiti del funerale, e che averli equivaleva a sbandierare lo stendardo di Gondor... Maledizione, mi sono tradito da solo...pensò scoraggiato. "Ahahah...povero ragazzino, mi fai quasi pena..." disse Saruman incrociando le braccia al petto. "Anche se non mi vuoi rivelare la tua identità la scoprirò da me...non ci vorrà molto..." Detto questo diede ordine ai suoi seguaci di caricare il prigioniero sul drago; ma Eldarion si divincolava dando calci e morsi; non ci voleva proprio salire sul dorso di quella bestia. I discepoli dello Stregone avevano un bel daffare a tentare di immobilizzarlo senza ferirlo; riuscirono solo a graffiarlo e a strappare un lembo della veste. "Rendetelo innocuo" comandò allora Saruman spazientito; al che uno dei suoi colpì il ragazzo al capo con un arco facendogli perdere i sensi.
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