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.|. Al di là del Mare .|. by Aranel La guerra dell'Anello è terminata, e gli
Elfi si preparano a raggiungere le Terre Immortali. Tutti sono felici di
poter vivere l'Eternità, tutti tranne uno... Legolas. Drammatico/Sentimentale | Slash | Rating NC - 17 | One Piece | Commenta - Leggi i Commenti |
«Ci eravamo promessi amore eterno, ma ora… tra amore ed eternità esiste un’incolmabile distanza… niente è più certo e la speranza si perde di giorno in giorno…»
Era appena sorta l’alba sugli orizzonti dei Porti Grigi. A poca distanza da una grande roccia a strapiombo, su cui si ergeva un castello pressoché abbandonato, si estendeva il mare, infinito, linea di confine senza ritorno. Le navi
degli Elfi erano pronte a salpare, il vento già scuoteva impaziente le
vele e soffiava lontano, portando con sé i profumi di nuovi
orizzonti. L’addio alla Terra di Mezzo era il più straziante dolore che avessero mai dovuto sopportare in millenari anni di vita. Se si fossero voltati, anche per un solo istante, la loro volontà avrebbe ceduto, e la scelta presa vacillato. La scelta…
Un uomo dai capelli neri sedeva solo con il volto assente, di fronte ad una grande finestra del castello. Le foglie secche rotolavano nella stanza vuota e il vento sibilava instancabilmente tra le crepe della pietra. L’uomo scrutava immobile la partenza del popolo degli Elfi. Nessuno sarebbe più tornato da quel viaggio, nessuno l’aveva salutato prima di andarsene, sebbene molti di loro sapessero che egli si trovasse in quel luogo. Nessuno… neppure colui che aveva per lungo tempo combattuto al suo fianco, con cui aveva condiviso gioie e dolori, vittorie e sconfitte, intense emozioni, ma soprattutto la cosa, il cui ricordo, rendeva ancor più strazianti quei momenti: l’amore. La stessa persona che un tempo gli aveva giurato fedeltà, un giorno gli aveva detto addio con occhi di ghiaccio, scegliendo un altro destino. Il vento soffiava forte, rapendo tutto… d’un tratto gli scostò una ciocca di capelli ed egli abbassò gli occhi: quell’amore se ne andava con esso. Il vociare degli Elfi sembrò piano piano acquietarsi, sempre di più, fino a scomparire, anche gli ultimi ormai stavano per raggiungere le navi, e sul castello vasto ed imponente piombò improvvisamente l’assordante rumore del silenzio. Tutto giungeva alla fine.
L’uomo sedeva, unico personaggio di quel quadro dipinto d’abbandono, scrutando il mare dinanzi a sé e assieme alla Solitudine sua compagna, con occhi impregnati di tristezza taceva e rammentava…
*
«Sei preoccupato…?» mormorò una voce ancora intrisa di sonno, da sotto le lenzuola. Non ottenne risposta. Il giovane elfo accanto a lui si limitò a stringersi nelle spalle e a sospirare. «Anche se non vedo i tuoi occhi, posso sentirti… capisco quello che provi…» continuò la voce, e lentamente una mano sgusciò via dalle coperte andando a sfiorare la schiena del giovane. Sentì la pelle tremare sotto a quel tocco. «Perché non mi parli…» sussurrò ancora suadente «…non dovrebbero esserci segreti fra di noi, l’hai detto tu stesso…» A quelle parole l’elfo si voltò, incrociando gli occhi dell’amante. «Stai pensando ancora a lui, non è vero…?» L’elfo annuì e distolse velocemente lo sguardo. «So che è stato difficile, ma non potevi fare diversamente… non avevi altra scelta…!» «Oh si che l’avevo…» ribatté improvvisamente l’altro «…si che l’avevo…» «E quale…? Conosci la tua condizione… non avresti potuto seguire le sorti di un Mortale, e inoltre… lui stesso ha un destino da compiere…» L’elfo
abbassò gli occhi e sospirò. L’amante sorrise. E scosse la testa. Sembrava comprendere quelle parole, ma non condividerle. Guardava al compagno come ad un giovane ancora inesperto e forse un po’ troppo sognatore. In lui invece, ai sogni si era sostituita la saggezza e una punta d’impenetrabilità. Aveva conosciuto molte ere e vissute innumerevoli cose, ormai c’era poco che riusciva ancora a stupirlo. Ecco in cosa erano differenti: l’uno ragionava freddamente, mentre l’altro… bruciava… oh se bruciava! Le emozioni per il giovane elfo erano tutto, e i sentimenti il fuoco che lo teneva in vita. Ma presto anch’egli avrebbe imparato. In un certo senso questa cosa dispiaceva al compagno: era stata proprio quella passione, quella fiamma che ardeva nel suo cuore ad attirarlo tremendamente, a fargli perdere la ragione negli istanti d’amore, risvegliando in lui sensazioni che sembravano ormai sopite. «Fino alla fine dei suoi giorni…» ripeté l’amante con il suo consueto tono accattivante nella voce «E a cosa sarebbe servito…? L’avresti visto invecchiare, avresti dovuto sopportare il suo sguardo nel momento del distacco e questo ti avrebbe straziato il cuore perché, lo sai bene Legolas, noi Elfi siamo fatti per perdurare e l’abbandono è qualcosa a noi estraneo e troppo doloroso da vivere…» «Con lui l’ho conosciuto…» rispose il giovane «Con lui ho conosciuto molte cose…» «Si… con lui hai conosciuto la passione e l’amore umano, ma anch’esso, come tutte le cose mortali, avrebbe presto visto la sua fine…» si avvicinò un poco sussurrandogli all’orecchio «Tu hai soltanto anticipato qualcosa che sarebbe giunto comunque… e l’hai fatto prima di soffrire…» «Sto soffrendo ugualmente…» «Ora si…» proseguì l’altro accarezzandolo «Ma sai anche cosa ci attende… presto partiremo… una nuova vita ci aspetta…» lo guardò profondamente «E se lo desideri potrai viverla assieme a me… nell’Eternità…» «Haldir… ti prego…» mormorò Legolas, scostandosi un poco. Ma l’elfo gli si avvicinò nuovamente sfiorandolo con il suo corpo. «Cosa avresti fatto dopo la sua morte…? Ci hai mai pensato a questo…?» sussurrò carezzandolo con dolcezza «Saresti rimasto l’unico membro della nostra razza su questa terra… avresti vagato in solitudine, il tuo cuore non avrebbe trovato riposo, e l’immortalità, che non è più di questo mondo, ti avrebbe consumato giorno dopo giorno…» Legolas chiuse gli occhi. Le parole dell’amante erano veritiere, così veritiere da essere dolorose e pungenti. «L’immortalità nella Terra di Mezzo sarebbe diventata la nostra condanna… noi ce ne andiamo… per salvarci…» «Lo so…» rispose Legolas mestamente. L’elfo sorrise facendosi ancora un po’ più vicino a lui. Prese a sfiorare il petto del compagno con le dita, lasciando scivolare le lenzuola fino al suo ventre. «Se lui dice di amarti come la sua stessa vita, dovrebbe aver compreso che…» si chinò un poco e iniziò a succhiargli dolcemente la punta dell’orecchio «…quell’amore sarebbe stato soltanto un’illusione…» Legolas nel sentire la lingua dell’amante su di sé , chiuse gli occhi e un debole gemito uscì dalle sue labbra. Ma allo stesso tempo non riuscì ad abbandonarsi del tutto. «Solo un’illusione… solo un’illusione… dovrebbe capirlo…» Quelle parole rimbombavano nella sua mente, sapeva bene che quella non era la verità, i suoi sentimenti erano ben altri, ma ormai non aveva più scelta, non poteva più tornare indietro: l’aveva lasciato.
*
«Illuso!» gridò Aragorn colpendo con un pugno la roccia dinanzi a sé «Come potevo credere che mi amasse…? Lui è splendido e perfetto, la sua vita non conosce la parola fine… come potevo pretendere che si donasse a me, un semplice Mortale!» si prese la testa fra le mani «Ho sognato… ho sognato… ho soltanto ingannato me stesso…» Le immagini del giorno precedente erano ancora nitide nella sua mente… il volto di Legolas, imperturbabile, i suoi occhi che avevano di colpo perduto la consueta dolcezza, e le sue labbra che si muovevano soltanto per pronunciare quelle poche, taglienti parole: «È finita tra di noi, Estel… è finita… ho donato il mio cuore ad un’altra persona… Devi dimenticarmi…!» Legolas se ne era andato senza troppi ripensamenti. In pochi minuti aveva cancellato tutto. Era stato crudele. Aragorn chiuse gli occhi, ma quei tristi ricordi continuavano a comparire nella sua mente.
Il cambiamento dell’elfo non era stato improvviso. Da un po’ di tempo aveva cominciato ad allontanarsi da lui, non amava parlare molto, e cosa ancor più strana era diventato sfuggente. All’inizio l’uomo aveva cercato di sopportare e di capire cosa gli stesse accadendo: credeva che il suo comportamento dipendesse dalla precarietà del suo futuro e dalla partenza ormai prossima. Legolas si era trovato a scegliere: restare nella Terra di Mezzo e vedere i giorni scorrere, la razza degli Uomini governare e invecchiare, oppure andarsene al di là del mare, cancellando il suo passato e continuando a vivere per nuove ere. Aragorn aveva fatto di tutto per stargli vicino, e per cercare di tranquillizzarlo gli aveva offerto la libertà di scelta. «Non sarò io a trattenerti…» gli aveva detto una notte dopo aver fatto l’amore… una delle ultime notti che avevano trascorso insieme «Ti lascerò prendere la nave per Valinor se è questo che pensi di fare, io… non mi opporrò alla tua decisione…» Per tutta risposta, Legolas aveva sospirato profondamente, voltandosi su di un fianco senza dire nulla. I sensi di colpa sembravano divorarlo. Era già un po’ di tempo ormai che si era legato ad Haldir, si amavano di nascosto, perdendosi l’uno tra le braccia dell’altro in una passione bruciante, quasi distruttiva. Legolas correva da lui ogni qualvolta il pensiero della partenza e del conseguente addio si faceva più pungente, ogni volta che vedeva l’uomo addormentarsi accanto a sé, scorgendo sul suo volto i primi segni del tempo, ogni volta che sentiva gli attimi scorrere via veloci e vedeva negli occhi del compagno la paura e l’angoscia, mentre lui quest’angoscia non riusciva a comprenderla. «Deve sapere, io… devo dirglielo…» pensava tra sé e sé l’elfo ogni notte, con il cuore diviso a metà, ma il sonno giungeva proprio in quegli istanti, prendendo il sopravvento sui suoi pensieri, e l’oscurità faceva cadere tutto nell’oblio.
Aragorn rialzò il volto, una delle navi elfiche era già salpata, mentre le poche altre rimaste attendevano gli ultimi passeggeri. «Non ti rivedrò mai più… è così, vero?» gemette l’uomo, mentre sulle sue guance brillavano le prime lacrime «Perché, Legolas… perché…?»
Così l’elfo aveva infine scelto, e la sua scelta era stata l’Immortalità.
*
«Sei… sei stato meraviglioso…» sussurrò Haldir appoggiando la testa contro il petto ancora ansimante di Legolas «… come sempre del resto…» Il giovane elfo passò le mani tra i capelli d’oro dell’amante e chiuse gli occhi rinfrescandosi le labbra con la lingua. Sentiva ancora le guance bruciare per l’intensità dell’atto d’amore appena consumato, respirò il profumo che l’elfo gli aveva lasciato sulla pelle , mentre le sue orecchie potevano ancora percepire la eco dei gemiti del compagno. Era accaduto. Ancora una volta. Dopo i primi istanti di dinieghi, paure e ripensamenti, la passione era nuovamente esplosa, cancellando in quell’attimo ricordi e pensieri del passato. Eppure, una volta consumato il piacere, Legolas non riusciva a scacciare una sensazione di tristezza mista ad angoscia che lentamente gli invadeva il cuore. «Hai visto…» prese a dire l’elfo, sfiorandogli il petto con le labbra «…hai visto che hai fatto la scelta giusta, infine…?» «Si, Haldir…» rispose Legolas dopo un profondo sospiro «…la scelta giusta, si…» L’elfo si sollevò un poco e guardò il compagno negli occhi. «Non dirmi che… hai ancora dei dubbi…?» mormorò quasi incredulo. Legolas voltò il viso dall’altra parte, concentrandosi sul rumore del vento. «Io non ti capisco…» continuò l’altro avvicinandosi lentamente a lui «…proviamo le stesse emozioni, bruciamo dello stesso desiderio…» sorrise malizioso «…mi era sembrato che… te ne fossi accorto, Legolas…» iniziò a mordicchiargli dolcemente il collo «…non puoi negarlo… io… posso sentirti… sono un elfo come te…» «S..si è vero…» mormorò Legolas, cercando di rispondere al suo sorriso. Ma i suoi occhi ancora tradivano quell’ombra di malinconia profonda che sembrava non volerlo abbandonare. «Ti ho
sentito, sai…» gli si fece ancor più vicino «…quando ho iniziato ad
accarezzarti lentamente… così…» «Il tuo corpo ha tremato prepotentemente…» incalzò l’altro «…ho sentito… i tuoi muscoli tendersi, quando le mie labbra hanno raggiunto il tuo collo… esplorandolo…» «Ah… Hal… Haldir…» sussurrò l’elfo, muovendosi lentamente sotto la sua bocca. «Ti ho sentito… si… come in questo momento… quando la mia lingua scivolava giù, lungo le tue spalle… raggiungendo quel punto… là… dove ti senti morire…» «T..ti prego… ti… ah…» balbettò Legolas, iniziando a muovere istintivamente le dita sul corpo dell’amante. L’elfo non si lasciò sfuggire quell’occasione. Si spostò nuovamente sopra di lui, sfiorandolo con lenti movimenti del bacino. Sentì Legolas tremare e la sua pelle diventare sempre più calda. Continuò. «Que..questi tuoi sospiri mi rammentano qualcosa… principe di Bosco Atro…» ansimò chiudendo gli occhi «…mi ricordano i gemiti che uscivano dalle tue labbra pochi istanti fa, mentre io… mentre io… ah… mi spingevo lentamente… dentro di te… così…» «Oh Valar…» sospirò il giovane elfo. «E se non mi sbaglio…» iniziò a muoversi sempre più velocemente «…quei gemiti aumentavano e… aumentavano ancora… mentre io…» gli afferrò i polsi portandoli dietro alla sua nuca «… ti facevo mio…» «Ah… si… si…» gemette Legolas, sentendo il compagno raggiungere rapidamente il limite. «I tuoi… sospiri… i tuoi… gemiti… il tuo… respiro… cresceva… cresceva… cresceva sempre di più…» si chinò passandogli la lingua sulla punta dell’orecchio «…proprio come ora…» Sentì Legolas tremare con forza, le sue labbra aprirsi come per accogliere quel bacio profondo che tanto desiderava, che li avrebbe uniti ancor di più. «Oh Valar, Legolas… adoro… adoro vederti perdere il controllo in questo modo…» ansimò, sollevandosi un poco e trattenendolo contro di sé. I loro corpi si sfiorarono e il giovane elfo gettò lentamente indietro la testa senza più trattenere gemiti di piacere. I capelli d’oro ricaddero liberi, spargendosi sopra il cuscino. «Guardati… sei… sei stupendo…» balbettò l’amante cercando di rallentare i suoi movimenti per non giungere troppo presto alla fine. «Oh no… Haldir… non così… ah… in questo modo… mi farai morire…» ansimò Legolas affondando le dita sulla sua schiena. Poteva sentirlo, in tutto il suo calore, spingersi sempre di più con movimenti lenti e profondi, da far vacillare i sensi. «Quando ti abbandoni così… mi fai perdere la ragione, lo sai…» incalzò l’altro, baciandogli avidamente il petto. «Tu la farai perdere a me… Haldir…» «È proprio quello che voglio…» Non resistette più, lo spinse contro la testiera, con una mano lo trattenne contro di sé, mentre con l’altra gli cinse i fianchi «…perdere e farti perdere la testa e se… e se… penso che questo avviene… quando tu sei tra le mie braccia io… io… ah, Legolas… io…» «Si… Haldir… avanti… lasciati andare…» Sentì i movimenti del compagno aumentare e il suo corpo riscaldarsi velocemente, «…esplodi in me… esplodi in me…» A quelle parole l’elfo chiuse gli occhi per un istante, sentendo il suo controllo venire meno, e quando li riaprì vide Legolas con le labbra socchiuse appena che ansimava velocemente sotto al suo vigore. Fece uno sforzo su di sé per mantenerli aperti, voleva guardarlo cedere sotto al suo piacere. «Ah… Haldir… oh Valar… oh Val… si… continua… continua…» l’implorava stringendosi a lui. D’un tratto l’elfo intravide la punta della lingua del compagno affiorare tra le sue labbra e sfiorarle appena. A quella visione, non resistette più, si avvicinò a lui baciandolo con ardore. Restarono così per alcuni istanti, a perdersi l’uno dentro l’altro, improvvisamente Legolas sentì il corpo dell’amante tremare prepotentemente, e dalla sua bocca uscire un gemito strozzato, quindi si bloccò respirando affannosamente, e con il volto scivolò lungo il suo collo. «Oh Legolas, io…» «Ssssht…» sussurrò il giovane, aiutandolo ad adagiarsi tra le sue braccia. «Io… io… non ho mai amato così, prima che… arrivassi tu… non ho mai provato sensazioni così forti… io… ti ho sempre sognato in questo modo, oh Valar… dal primo istante che ti ho visto…» Legolas sorrise e continuò a cullarlo nel suo abbraccio. Era strano, ogni volta che Haldir si avvicinava e gli faceva capire il suo desiderio, uno strano fuoco si impossessava di lui, assieme al suo amante non pensava al limite, anzi voleva spezzarlo, voleva andare oltre. «Lo vedi…» proseguì l’altro «…anch’io riesco a trasmetterti passione e piacere…» sorrise compiaciuto «…non c’è certo bisogno di un Uomo per questo…» A quelle parole, l’elfo, che fino ad allora aveva ascoltato soltanto i suoi sensi, sobbalzò, e un’improvvisa fitta di dolore gli attraversò il petto. Distolse lo sguardo e abbassò gli occhi. «E a quanto pare… anche a te sembra che non dispiaccia quando io ti faccio mio…» sussurrò Haldir sensualmente. Legolas scosse la testa e si voltò dall’altra parte, incupendosi. «È desiderio, Haldir… questo è unicamente desiderio…» mormorò. L’amante si bloccò un istante perplesso. Poi sorrise. «Presto diventerà amore, Legolas…» gli sussurrò, accarezzandolo dolcemente «Molto presto… quando raggiungeremo le Terre Immortali e avremo… tutta l’Eternità per stare insieme…» Tutta l’eternità… tutta l’eternità… per stare insieme… dopo l’addio… Legolas chiuse gli occhi. Quelle erano proprio le parole che non avrebbe mai voluto sentire. Trattenne a stento le lacrime. In quell’istante si rese conto che ciò che stava facendo era sbagliato, quella non era la sua verità, altrimenti sarebbe stato felice. E invece, l’angoscia e l’incertezza che velocemente si sostituivano ai brevi istanti d’amore, non cessavano di ricordarglielo. Ma ormai aveva chiuso il cuore. Non sarebbe tornato indietro. L’elfo si adagiò contro di lui e lo cinse in un abbraccio. Legolas non riuscì ad addormentarsi quella notte. Troppe immagini, troppi pensieri, vecchi che si sovrapponevano ai nuovi, nuovi che si sostituivano ai vecchi, e un solo grande ricordo, gli tempestavano la mente. “È un privilegio per te, vivere per sempre, non è vero, Haldir…?” pensò in silenzio “Un privilegio che nessun Mortale potrà mai sperimentare…” sospirò “Sventurato colui che s’innamora di un elfo immortale, eppure… sai… quest’eternità non riesco a non detestarla…”
*
«Sono l’unico membro della stirpe degli Uomini a star qui ad osservare la definitiva partenza degli Elfi…» mormorò Aragorn continuando a fissare il mare «Molti avrebbero pagato per essere al mio posto e guardare per l’ultima volta i volti di coloro che ci hanno lasciato l’eredità di lunghi millenni di saggezza… ora la Terra di Mezzo è in mano agli Uomini…» appoggiò il mento sui pugni delle mani «Cosa ci faccio qui…» mormorò incupendosi «…perché sono venuto pur sapendo…» Il vento soffiò contro il suo viso. Interruppe le sue parole. Un’altra nave era già scomparsa all’orizzonte. «Prima Arwen ed ora tu, Legolas… le due creature che ho più amato al mondo… due volte ho sentito il cuore morire, due volte ho dovuto sopportare un nuovo abbandono…! Perché… oh Valar… perché?» gemette mentre i suoi occhi iniziavano a brillare lucidi di tristezza.
«Hai una scelta da compiere: o elevarti al di sopra di tutti i tuoi padri o cadere nell’oblio con i resti della tua stirpe…»
«Galadriel… non sono stato io a volerlo questo destino…» le parole gli mancarono, iniziò a singhiozzare «…io non l’ho mai voluto… mai…» pianse forte «Perché…?» gridò improvvisamente, balzando in piedi e sollevando le braccia contro il cielo «Io non sono un guerriero! Sono un uomo! E come tale ho bisogno d’amore!» Crollò in ginocchio piangendo, si aggrappò alla finestra e i suoi occhi si persero nella malinconia delle luci del giorno morente, la stessa malinconia che era impressa nel suo sguardo. Simile a sangue, il tramonto calava nell’acqua che silenziosa l’accoglieva nei suoi flutti ghiacciati. «Legolas…» singhiozzò
«Legolas, perché… perché mi hai abbandonato anche tu…? Perché hai voluto
che finisse così…?» «Eri la mia forza… sembrava tutto così vero con te… quelle notti trascorse ad amarci, i tuoi baci, i sussurri delle tue promesse, il tuo calore… in quelle notti, il tempo pareva essersi arrestato, sai… in quegli istanti mi sono illuso che anch’io avrei potuto vivere per sempre…» abbassò il volto contraendolo in una maschera di dolore «E se il Destino mi avesse concesso una sorte differente lo avrei fatto… soltanto per restarti accanto…!» colpì la pietra con un pugno «Ma tu… non capisci! E forse… non hai mai capito veramente!» sospirò, la sua voce fremette di rabbia «Per voi Elfi il cuore di un Mortale è soltanto un oggetto!»
«Sei giunto finalmente…!» «Legolas…» mormorò l’uomo, guardandosi attorno. «Sono qui…» proseguì una voce nascosta tra alberi. Aragorn s’inoltrò nella foresta fitta e scorse una figura vestita di bianco stare seduta, immobile, su una roccia. Si erano dati appuntamento in un luogo anonimo, quel bosco oscuro tra i confini di Lòrien e quelli di Fangorn. Nulla della magia del regno dei Galadhrim, né dell’arcano seppur inquietante mistero che permeava la terra degli Ent, si poteva ritrovare in quella foresta. L’oscurità arida regnava sovrana. L’uomo si avvicinò lentamente a lui titubante. L’elfo non si voltò neppure, restando in quella posizione a fissare un punto indistinto nel vuoto dinanzi a sé. Sentì i suoi passi affondare tra le foglie secche. Quando raggiunse le sue spalle, Legolas attese ancora un istante in silenzio, infine parlò: «Ho poco tempo a mia disposizione, dovrò essere breve…» Aragorn lo fissò in silenzio. Il cuore gli si strinse in una morsa di dolore. Sapeva cosa Legolas fosse venuto a dirgli, ma non si aspettava una tale freddezza. L’elfo si voltò lentamente e non appena l’uomo poté scorgere il suo profilo le lacrime gli salirono agli occhi. Esplorò un’ultima volta con lo sguardo le sue gote, quella pelle chiara e delicata che aveva sfiorato mille volte, su cui aveva visto scorrere il pianto e l’emozione, quelle labbra che sapevano ridipingersi di splendidi sorrisi… ora non più sue… ora che non potevano più esserlo… «Domani salperanno le navi per Valinor ed io… dovrò andarmene con esse…» disse infine Legolas. «Non ti ho mai trattenuto contro la tua volontà…» rispose l’altro facendo forza su se stesso. Legolas sospirò. «La razza degli Elfi lascerà per sempre la Terra di Mezzo…» s’interruppe, sollevando su di lui uno sguardo indecifrabile «Questo è un addio, Aragorn…!» L’uomo cercò di mantenersi calmo. In fondo quella era la verità, il tempo degli Elfi stava giungendo alla sua fine ormai e Legolas… era uno di loro… non avrebbe potuto fare diversamente… “Non avrebbe potuto fare diversamente…” pensò tra sé e sé, continuando a guardarlo. Non riusciva a smettere di fissarlo. I suoi occhi cercavano disperatamente un’ombra di dolcezza sul suo volto, quella dolcezza che conosceva bene, che avrebbe saputo riconoscere all’istante, ma… non ne scorse. «E con quest’addio… porterai via con te anche il nostro amore, non è vero…?» riuscì a dire dopo un breve silenzio. Legolas a quelle parole distolse lo sguardo. «Non è vero, Legolas…?» ripeté l’uomo con un filo di voce, quasi che la risposta affermativa a quella domanda lo privasse della stessa aria per respirare. «Lascia al passato ciò che è del passato, Aragorn…» mormorò l’elfo rialzando il volto «Ora… io conosco soltanto il mio presente e il futuro… mi è ignoto…» concluse, stringendosi tra le spalle. L’uomo si avvicinò un poco. «E qual è il tuo presente, Legolas…?» disse con tono deciso. L’elfo l’aveva chiamato in quel luogo per parlargli ed ora egli voleva sapere la verità… tutta! «Non insistere, Estel…» rispose Legolas, cercando di scostarsi. «Dimmi qual è!» ripeté l’altro, afferrandolo per un braccio. «Ti prego…» «E dimmi… dimmi… dove è finito l’elfo che conoscevo? Il compagno che amavo e amo ancora più della mia stessa vita…?» «Lasciami stare, Aragorn!» mormorò Legolas, scostandosi con uno strattone. Ma l’uomo si avvicinò nuovamente a lui. «Dove… dove hai lasciato i tuoi sogni…? Dove… le tue speranze… e il tuo ardore… la tua voglia di vivere…?» lo scosse prendendolo per le spalle. Lo guardò con occhi di fuoco. «Ricordo ancora un giovane elfo senza timori, un po’ folle e un po’ poeta, una creatura bella e libera, un giovane che si è voluto donare a me in una notte d’estate, perché il suo cuore… non riusciva più a contenere tutto l’amore che traboccava da esso!» A quelle parole, Legolas si sentì morire, ma non doveva cedere, non in quel momento. Cercò disperatamente tra tutte le maschere che conosceva, trovò infine quella più impenetrabile, quella più dolorosa: alzò gli occhi su di lui e lo guardò fingendo crudele indifferenza. I suoi occhi blu, dolci e sognanti, divennero in quell’istante per Aragorn soltanto un ricordo. Erano di ghiaccio, senza emozione. «Ho donato il mio cuore ad un’altra persona… devi dimenticarmi…» disse infine, scandendo quelle parole. L’uomo lo guardò ammutolito, non riuscì a dire nulla, non riuscì neppure a piangere, tanto Legolas l’aveva gelato. Allentò la presa sulle sue spalle, e fece un passo indietro. Tutto l’ardore che ancora conservava dentro di sé, scivolò velocemente via, andando a morire nella terra fredda. Nonostante sapesse, la conferma di Legolas l’aveva paralizzato, aprendogli definitivamente gli occhi.
Da molto tempo ormai, aveva notato che l’amicizia con Haldir era divenuta sempre più profonda. Erano ritornati da poco a Lothlòrien, dove Dama Galadriel, li stava aspettando con nuovi doni e la speranza rinnovata nel cuore. La guerra dell’Anello era ormai finita, gli Hobbit avevano fatto ritorno nell’amata Contea, mentre loro due avevano deciso di rivisitare la terra che aveva visto nascere il loro amore. Gioiosi e malinconici avevano viaggiato insieme, vivendo attimi indimenticabili e rimandando, nonostante tutto, sempre al giorno dopo la scelta definitiva, la decisione più angosciosa che un elfo potesse mai prendere: scegliere di vivere per sempre assieme al suo popolo, cancellando i ricordi del passato e di quella Terra che li aveva cullati per millenni, oppure legarsi ad un Mortale e perire assieme alla sua razza. Al sorgere del sole, Aragorn tremava, ogni volta. Ogni giorno, guardava Legolas dormire tra le sue braccia e prima di svegliarlo si chiedeva se mai avesse potuto raggiungere la certezza di quell’amore. Guardava ad ogni alba come se fosse stata l’ultima che avrebbero potuto vedere insieme. Gli istanti della loro storia passavano, e il Tempo, invisibile, incalzava, trasportando con sé il giorno della scelta. Anche quel momento infine giunse. Quando i cancelli di Lothlòrien vennero aperti dinanzi a loro, ad accoglierli vi era Haldir, il capo delle guardie del regno dei Galadhrim, l’elfo più affascinante, sensuale ed enigmatico che la Terra di Mezzo avesse mai conosciuto. «Cosa vedono i miei occhi… un principe degli Elfi ed un uomo che ha infine scelto di essere re…» sussurrò loro accattivante «Bentornati amici…» concluse infine con un sorriso, facendoli avanzare. Dopodiché il suo sguardo si posò sul volto di Legolas, sorrise ancora, scivolò velocemente lungo il suo corpo, finché non risalì fino ai suoi occhi e lo fissò intensamente. In quell’istante Aragorn provò una sensazione sconosciuta, quasi d’imbarazzo. Un fremito d’inquietudine lo percorse. Si sentì improvvisamente un estraneo in quel luogo. Mai era accaduta una cosa del genere. Si voltò verso Legolas, e quella sensazione crebbe tramutandosi in qualcosa di molto simile all’angoscia: lo vide lontano, sentì il suo compagno improvvisamente distante da lui e una strana morsa di gelo lo attraversò tutto. «Cosa ci faccio qui…?» si chiese perplesso. Mai si era sentito fuori posto in un regno degli Elfi. Haldir continuava a fissare Legolas e il principe sembrava ricambiare volentieri quegli sguardi. I due sembravano leggersi nella mente, occupando con pensieri muti e segreti quel tacito e tagliente silenzio. «Possiamo andare…» mormorò d’un tratto Haldir. Legolas si mosse per primo e lo seguì dando le spalle al compagno. Fu allora che Aragorn comprese che il giorno della scelta era infine arrivato…
«Lo so, Legolas, tu hai donato il tuo cuore ad un’altra persona ed io… conosco anche il suo nome…» mormorò l’uomo trattenendo la rabbia «Haldir…» L’elfo abbassò gli occhi, ma quell’attimo di vergogna fu breve, perché li rialzò all’istante fissandolo impassibile. Aragorn sospirò. Il dolore si faceva sempre più forte… soffocante… Si sarebbe sfogato più tardi, in solitudine… «Tu non sei venuto a dirmi addio perché stai per prendere la nave per Eldamar, Legolas… Tu stai dicendo addio a me , perché alla fine… hai scelto lui!» L’elfo continuò a fissarlo impenetrabile, senza dire una parola. «Ricordo tutto, sai…» proseguì l’uomo, deciso a dirgli tutto ciò che pensava «Ricordo quel giorno a Lothlòrien… doveva essere la benedizione del nostro amore e invece… ne è stata la fine!» Legolas scosse la testa. «Ricordo i suoi occhi… e come potrei dimenticarli! La lussuria che vi brillava mentre ti guardava!» alzò la voce «Ricordo quella notte quando vi ho visti mentre…» «Aragorn ti prego…» mormorò l’elfo spazientendosi. «Aragorn ti prego...?? Hai anche il coraggio di farti vedere annoiato??» disse riscaldandosi. «Basta… ti prego, basta!» «No! Non basta invece! NON BASTA, LEGOLAS!» gridò «I tuoi gemiti erano così forti che avrebbero attirato l’attenzione a trenta miglia da Lòrien!» si prese la testa fra le mani, ma riuscì ancora a trattenersi dal piangere «Come posso dimenticare, Legolas… tu eri tra le sue braccia, cedevi e tremavi contro il suo corpo… muovevi le tue labbra sulle sue e gemevi… GEMEVI, INVOCANDO IL SUO NOME…!» «Basta, Aragorn! Smettila! Io…» ma s’interruppe, respirando affannosamente «Io… ti ho detto ciò che avevo da dirti, ora… devo andare…» «No! Tu non ti muovi di qui!» disse l’uomo afferrandolo per un braccio. «Lasciami andare…» mormorò l’elfo alzando su di lui uno sguardo di sfida. «No Legolas! Decido io ora, quando e se lasciarti andare…!» rispose Aragorn con tono deciso «Tu non puoi disporre della vita degli altri a tuo piacimento e… tantomeno della mia! Se i miei desideri sono stati per te soltanto un giocattolo di cui annoiarti presto, beh… allora ti sei sbagliato di grosso!» una luce sfavillò nei suoi occhi «Cosa credi… il cuore di un Mortale non è da meno di quello di un Elfo!» Legolas sospirò profondamente. «Cosa credi…» continuò l’uomo alzando la voce «…che il mio amore per te sia stato soltanto un capriccio? Credi che io non abbia dei sentimenti?» «Non ho detto questo…» rispose mestamente l’altro. «Credi che io possa far tacere il cuore così facilmente… così come hai fatto tu…?» gridò Aragorn trattenendolo contro di sé «Voi Elfi sarete pure una razza saggia e perfetta, ma noi Uomini proviamo sofferenza e dolore come nessun altro… potremmo morire per questo, potremmo…» s’interruppe, le sue parole divennero poco più di un sibilo «…potremmo arrivare ad odiare colui che abbiamo amato, con la stessa disperazione!» L’uomo non resistette più e le lacrime iniziarono a scivolare copiose sul suo volto. Quella era una battaglia che non sarebbe riuscito a vincere, tutte le armi gli erano state portate via. «Allora… odiami, Aragorn…» mormorò Legolas, allontanandosi da lui. L’uomo lo guardò sbigottito. Come poteva dire quelle cose? Come poteva…? «Odiarti…? Lo farei, oh si che lo farei, se soltanto ci riuscissi, ma…» s’interruppe prendendosi la testa fra le mani «…lo sai che non posso, maledizione, non potrei mai farlo!» «Aragorn…» sussurrò Legolas riavvicinandosi a lui. Non poteva, non doveva lasciarsi intenerire, non in quel momento. «Come posso odiarti…?» gemette l’uomo prendendogli il volto tra le mani «Come posso odiare colui che mi ha fatto conoscere l’amore…?» si accostò lentamente alle sue labbra, quasi fino a sfiorarle «Se hai una risposta, ti prego, dammela!» «A..Aragorn…» balbettò Legolas, girando il volto dall’altra parte. «Come posso dimenticare quello che ho vissuto con te…» incalzò «…quei baci… quelle carezze… le tue parole…» «Estel…» «Come posso dimenticare quelle notti, in viaggio… quegli attimi felici… quelle… promesse…» «Ti prego…» Lo scosse un poco. «Abbiamo combattuto, abbiamo sempre combattuto insieme, da quando ci siamo conosciuti…» «Aragorn…» «Non ci
siamo arresi un istante, neppure negli attimi più bui… ci siamo sostenuti…
abbiamo sempre vinto… io non posso non sperare, Legolas, io non posso
non…» Ma l’uomo pareva non ascoltarlo. «Come puoi TU dimenticare, Legolas… come puoi non ricordare, come puoi fingere, io non ci credo… io non voglio crederci, io…» «Io lo amo, Aragorn!» Tutto cadde nel silenzio. Quelle ultime parole furono fredde e taglienti come una lama brandita nell’aria. «Io… amo Haldir…» proseguì l’elfo, con un tono di voce privo d’emozione «Io… andrò con lui, ad Eldamar…!» concluse guardandolo fisso negli occhi. L’uomo rimase immobile per alcuni istanti, lo sguardo vuoto, senza più anima. La sua mente sembrava essersi improvvisamente sopita, paralizzata, sembrava non essere ancora in grado di recepire quelle parole. Il cuore taceva e Aragorn in quel momento sperò che avrebbe potuto tacere a lungo. Egli sapeva che non appena avesse davvero compreso ciò che stava accadendo, il sogno di una vita spezzato in pochi attimi, si sarebbe aperta una ferita forse troppo dura da sopportare. Il dolore avrebbe avuto la meglio. Cercò di non pensare in quel momento. Nella sua testa rimbombavano ancora le parole di Legolas, continuava a guardarlo, ma non lo vedeva. Quella non poteva essere la realtà, ma soltanto un incubo, un terribile incubo dal quale si sarebbe presto svegliato. Si fece forza e rialzò il volto su di lui. I suoi occhi ritornarono ad osservarlo, vivi, in tutta la loro umanità. Legolas sospirò. Forse quello era proprio l’unico sguardo che non avrebbe mai voluto vedere. Avrebbe preferito mille volte leggere l’odio negli occhi del compagno, anziché quella luce. Sapeva bene quali sarebbero state le sue parole. Aragorn si avvicinò ancor di più a lui, l’elfo poté sentire il suo caldo respiro sulle labbra. Chiuse gli occhi. «Non credere, Legolas…» prese a dire l’uomo «…che io ora mi getti ai tuoi piedi ed implori il tuo amore…» sospirò «…no, non accadrà, non lo farò! Tu, mi hai gettato nella più profonda disperazione, questo è vero… non hai idea quale dolore possa provare nel sentire tali parole da colui che ti aveva promesso la vita…» s’interruppe «Ma non sono stato io a chiederla, la tua vita… non l’ho mai preteso, non l’avrei mai fatto…» lo guardò per l’ultima volta «…perché se c’è una cosa che io non ti ho mai negato… è la libertà di scelta…!» continuò con voce rotta «Mai… mai ti ho trattenuto, mai ho fatto in modo che tu restassi con me, e l’ho fatto a costo della paura, di quell’incertezza che pare tu disprezzi così tanto, che mi coglieva ogni giorno al sorgere del sole… Ho vacillato molte volte, Legolas, ogni volta che ti guardavo dopo che ci eravamo amati, dolcemente addormentato tra le mie braccia, ma… non avevo mai dubitato del tuo amore…» si allontanò «Vai, Legolas… prendi la nave per Valinor assieme ad Haldir, se è questo ciò che desideri, ma ti prego… non tarpare le tue ali…» si voltò a guardarlo prima di andarsene definitivamente «Non farlo, soltanto questo ti chiedo…!»
A Legolas restò soltanto la scia di quegli occhi profondi e malinconici, ma il loro azzurro si perse presto nell’aria. Si ritrovò improvvisamente solo, la scelta che aveva deciso di prendere, l’ansia di vita e di libertà, si stava lentamente tramutando in un pesante fardello. «Aragorn…» mormorò, fissando ormai l’oscurità vuota. Nessuno gli rispose. Nessuno sarebbe corso da lui. Non più. Adesso era solo. Davvero. E il silenzio attorno a lui si fece sempre più stagnante. Aveva rinunciato a quell’amore mortale, credendolo vacillante, ma in quello stesso istante, aveva rinunciato anche a sé stesso. «N..no… non… pensare ora…» si disse. Ma le lacrime, nonostante tutto, gli salirono agli occhi. «È andato… è andato tutto bene… hai fatto la scelta giusta… saggia, saggia decisione, Legolas…» gli avrebbe detto Haldir. «Haldir…» mormorò fissando il vuoto. A fatica la sua mente ricordava l’immagine dell’elfo. Anch’essa, come tutto il resto sembrava essere sfumata. «S..si… ho fatto… la cosa giusta… non poteva… andare diversamente… non… poteva…» balbettò. Se soltanto fosse riuscito a mantenere il freddo autocontrollo dell’inizio, ma nel corso del dialogo il suo cuore aveva iniziato a risvegliarsi, palpitare, gridare… aveva imparato a soffrire, perché… Aragorn aveva cambiato il suo cuore. «E l’hai fatto… con il tuo semplice amore mortale…» disse con voce rotta «Io… che lo credevo fragile ed imperfetto, invece era intenso, di un’intensità quasi estranea a noi Elfi… un’intensità che forse… non ho mai visto… né ho mai… voluto vedere…» si morse le labbra «Oh Estel… tu… costruisci le tue certezze giorno dopo giorno ed io…» si portò una mano al volto «…sono stato… soltanto… capace… di distruggerle…» Legolas si lasciò finalmente andare e pianse, pianse tanto, in solitudine. Tutte le maschere che aveva abilmente tirato fuori si spezzarono improvvisamente e crollarono al suolo. Ora il dolore era vero. Ora era grande. «Se soltanto avessi potuto ascoltare il mio cuore…» gemette fra i singhiozzi «…avresti sentito quanto gridasse, dietro alla lastra di ghiaccio che ti ho mostrato…»
Terminò là quella notte. L’elfo salutò infine quel luogo senza nome, quel bosco indifferente a tutto che aveva visto la morte di un sogno, il loro sogno. Se ne andò solo, senza alcun calore umano a riscaldarlo. La luna non si fece più rivedere quella sera. Rimase nascosta tra le nubi, in silenzio, ad attendere l’alba. Ma anche quando il giorno nacque, il sole apparì stanco e debole nel gettare la sua luce sulla terra. Legolas in quegli istanti si rese conto che nulla avrebbe potuto restituirgli quel calore di cui aveva bisogno, nulla l’avrebbe mai sostituito. Era stata proprio la fragilità sofferta di Aragorn a farlo innamorare di lui… ad aprirlo davvero alla Vita. E in tutta la sua fragilità, l’uomo aveva compreso la sua scelta. Era stato lui ad avergli detto addio. Non il contrario. Nessuna perfezione aveva retto. Non alla verità di quello sguardo.
No. Ad uscire vittorioso da quel confronto, non era stato Legolas.
*
«Che cosa ho fatto…?» mormorò il giovane elfo. Chiuse gli occhi, con un braccio andò a coprirsi il volto, mentre con una mano afferrò forte le lenzuola accanto a sé. Sperò che in quella stretta potesse gettare tutto il suo dolore e cancellare i suoi pensieri per sempre. Ma ciò non avvenne. Essi iniziarono a muoversi e vibrare nella sua mente, accompagnati dal ritmo del fruscio del mare. Sospirò, ascoltando quel rumore, lasciandosi cullare dalle sue onde. Potevano essere già salpati? Forse non ancora. Forse la nave stava attendendo gli ultimi passeggeri, dopodiché sarebbe finalmente partita. Quell’attesa era la cosa più estenuante. Il passato era vicino, molto vicino, il futuro, incerto. Aveva ancora la possibilità di ripensarci, ritornare sui suoi passi e in un istante cambiare il corso delle cose. Ma Aragorn l’avrebbe ascoltato? Sapeva bene che egli non era lontano, che stava scrutando la loro partenza dal castello sulla roccia, a pochi passi dal mare. I pensieri, le immagini e i ricordi che ritornavano tempestosi nella sua mente sembravano chiedergli proprio questo: muoversi e scegliere un’altra strada. Il cuore gridava, poteva sentirlo. Ma l’elfo ancora una volta fece finta di niente. La paura aveva preso il sopravvento. Paura dell’oblio, paura della morte…
«Posso entrare…?» Una voce da dietro la porta… «Haldir!» esclamò Legolas, sobbalzando un poco. «Ti ho spaventato…? Stavi forse dormendo…?» mormorò l’elfo richiudendo la porticina alle sue spalle. Legolas sospirò ed accennò un sorriso, mettendosi a sedere sul letto. «No… no… non potevi arrivare in un momento migliore, Haldir…» disse. La sua presenza parve per un attimo tranquillizzarlo. Dopotutto era stato proprio lui il motivo per cui aveva abbandonato la Terra di Mezzo, gli aveva dato forza, gli era sempre stato vicino. La sua presenza, in quel momento, non poteva che essergli d’aiuto. Lo guardò e lo guardò ancora. Lo scrutò. “Perché non riesco a gioire…?” si domandò tra sé e sé. Haldir era lì, pronto a stargli accanto, ad amarlo e a renderlo felice. Presto, molto presto avrebbe raggiunto le Terre Immortali e allora sì… sarebbe iniziata davvero una nuova esistenza. Lo sguardo di Legolas si velò improvvisamente di malinconia, l’elfo se ne accorse e si avvicinò a lui, andandosi a sedere sul suo letto. Lo osservò per qualche istante, senza lasciarsi sfuggire nulla. Adorava guardare il compagno… il suo profilo delicato… la pelle fresca e lucente… i capelli d’oro che parevano seta… i muscoli del suo corpo… il petto liscio e chiaro che molte volte aveva sentito tremare sotto al suo tocco. Haldir per un attimo godette di quella bellezza e al pensiero che fosse ormai sua, che gli appartenesse, non riuscì a trattenere un fremito di gioia. Sorrise all’idea di poter trascorrere molto tempo assieme a Legolas nelle Terre Immortali. Era finalmente suo. Non doveva dividerlo più con nessuno. Avrebbe avuto tutta l’Eternità per conquistarlo. «Il canto del mare ti rende malinconico, dolce principe…?» gli sussurrò all’orecchio. Lentamente con le dita iniziò a carezzargli dolcemente le spalle nude. «Soltanto un po’…» rispose Legolas, senza smettere di fissare il vuoto. «Ti capisco, sai… il momento del distacco è il più doloroso, ma vedrai… presto anche questo passerà e si tramuterà in ricordo…» continuò sfiorandogli la pelle fresca con le labbra. Legolas chiuse per un istante gli occhi. Sentì il sapore bagnato dell’amante su di sé e i movimenti dell’acqua che lo cullavano lentamente. Ma per dimenticare, questo non bastava, non era abbastanza. “No…” pensò “…Aragorn non potrà mai diventare un semplice ricordo…” Haldir prese ad accarezzarlo con più intensità. «Perché… perché non provi a rilassarti un po’…» mormorò l’elfo, spostandosi tra le sue gambe. Si mise in ginocchio dinanzi a lui e lentamente lo spinse contro la testiera del letto. «Ti farebbe solo bene…» proseguì iniziando a mordicchiargli il collo «Lasciati andare…» Legolas sentì il suo cuore aumentare velocemente i battiti, quando il petto dell’elfo si appoggiò contro il suo, il respiro divenne attimo dopo attimo sempre più affannoso e irregolare, interrotto a tratti da piccoli sussulti, quando Haldir raggiunse le parti più sensibili del suo corpo, assaporandole dolcemente. Mantenne gli occhi chiusi, cercando di concentrarsi il più possibile su quel contatto, sperò che il piacere e il desiderio che istante dopo istante crescevano dentro di lui, cancellassero i suoi pensieri e i sensi di colpa. Passò una mano dietro alla nuca dell’elfo, intrecciando le dita ai suoi capelli e d’un tratto, come se fosse stato attraversato da una violenta scossa, l’attirò con forza a sé. Haldir non ebbe il tempo di pronunciare una sola parola che già la sua lingua era impegnata a sfiorare quella di Legolas, cercando istante dopo istante un contatto più profondo. «Mmmh… si…» mormorò non appena sentì il sapore bagnato del compagno dentro di sé. Fu un bacio morbido e sensuale, preludio di una tempestosa notte d’amore. Durò molto. Durò a lungo. Senza staccarsi dalle sue labbra, Haldir allungò un ginocchio tra le sue gambe, mentre con l’altro si aiutò a sollevarsi un poco per stringersi a lui. «Non è abbastanza…» gli sussurrò sensualmente «…è così che ti voglio…» disse, mentre con un gesto rapido delle dita fece scivolare velocemente l’ultimo lembo di lenzuolo dal corpo dell’amante. Legolas si ritrovò improvvisamente nudo, premuto tra la testiera del letto e il petto del compagno. Sentì il vigore dell’elfo bruciare e spingere da sotto la tunica, ascoltò con crescente soddisfazione i suoi primi deboli gemiti farsi più intensi, chiuse gli occhi gustandosi il piacere che il respiro del compagno gli provocava lungo il collo… il sapore umido dei suoi baci gli raggiunse presto l’orecchio, dove lo sentì ansimare… sospirò… spinse la nuca ancor di più contro la testiera di legno, muovendola lentamente… le labbra di Haldir seguirono quel ritmo… Legolas gemette… e gemette ancora… Stava per perdere la testa… Era ciò che voleva… Per non pensare…
*
«È calata anche la nebbia, ora…» mormorò l’uomo, avvicinandosi nuovamente alla finestra del castello «…le luci del tramonto stanno per morire… non riesco a scorgere quasi più nulla…» si passò una mano sulla fronte «…vedo ancora lo scheletro di una nave… ondeggia… soltanto una… forse starà già salpando… soltanto una…» abbassò gli occhi «Quale avrai preso tu…? Quale, quella che ti condurrà ad Eldamar…?» sospirò faticosamente, mentre le lacrime, instancabili, riprendevano a scivolare sul suo volto «Dove sei, Legolas… oh Valar… dove sei…?»
*
«Stenditi! E afferra la testiera del letto!» Legolas a quella richiesta sgranò gli occhi. Vide il volto dell’amante sotto di sé, completamente perso in un’espressione di abbandono… le gote rosse… gli occhi colmi di desiderio e le labbra dischiuse… ansimanti… Le mani di Haldir erano ancora serrate contro i suoi fianchi e anche se Legolas aveva smesso di muoversi dentro di lui, perché il piacere l’aveva raggiunto presto, l’elfo continuava a guidare lentamente i movimenti del suo bacino su di sé. La loro pelle si sfiorava, i loro corpi si sfregavano, e ad ogni contatto Legolas si sentiva morire. Le carezze dell’amante erano veloci ed impercettibili su di lui, lo solleticavano, provocandogli innumerevoli brividi lungo la schiena. Haldir lo sentiva vibrare, tremare, spingersi con più forza dentro di lui ad ogni tocco. Perdersi completamente in quegli istanti, offrirsi senza dinieghi. E questa non poteva che essere la sua più grande gioia. Quando il giovane elfo aveva raggiunto l’estasi, l’aveva sentito gridare, non era riuscito a trattenersi, l’aveva visto inarcare la schiena e gettare prepotentemente indietro la testa, serrando le ginocchia contro i suoi fianchi e le mani sulle lenzuola.
Erano rimasti così, per alcuni attimi, attimi interminabili a sentirsi l’uno con l’altro, a lasciare che le loro sensazioni la facessero da vere padrone. Ad un certo punto Haldir aveva aperto gli occhi. Legolas non si era mosso da quella posizione. All’elfo manco il fiato: del compagno riusciva soltanto a scorgere il collo chiaro e luminoso, il profilo del mento e delle labbra appena dischiuse e quando il suo sguardo cadde sul petto dell’amante ancora scosso da forti sussulti, non resistette più e istintivamente allungò una mano su di esso. «Oh Valar!» gemette. La sua mano scivolò rapidamente lungo il petto di Legolas, liscio più che mai. Era completamente bagnato di sudore! Haldir chiuse gli occhi e ripeté il gesto, muovendosi su di lui con le dita, sentì il principe sospirare il suo nome e di colpo la sua eccitazione crebbe di nuovo ed ancora di più. «Ah... sì…» sibilò, sollevando il bacino contro di lui. Allargò le gambe più che poté per offrirsi nuovamente al giovane compagno che a quanto pareva, non cessava di fargli perdere la testa. “Avanti… avanti… prendimi ancora…!” implorò con il pensiero. Ma Legolas sembrò non recepire la sua richiesta. Non si mosse. Haldir lo guardò e tentò ancora. Voleva vedere nuovamente sul suo volto quella maschera di abbandono e di piacere assoluto… gli occhi appena aperti, vinti da un desiderio troppo forte da sostenere… le gote arrossarsi e il petto bruciare, mentre il piacere lentamente si spingeva verso l’alto… le sue labbra tremare… In quell’istante Legolas parve destarsi dal sogno precedente. Sentì sotto di sé il vigore dell’amante, sentì i suoi movimenti, recepì la sua richiesta e senza accorgersi, dalla sua bocca, uscì un gemito di sorpresa. Una scarica di calore invase il corpo di Haldir. Non resistette più. «Stenditi! E afferra la testiera del letto!» sussurrò, ma quel sussurro, sembrò essere piuttosto un ordine che non ammetteva repliche. Legolas non fece in tempo a pensare che l’elfo era già scivolato via da sotto di lui e con un gesto rapido e gentile l’aveva fatto adagiare sul materasso. «Stenditi…» disse ancora «No… non supino… voltati…!» lo guardò intensamente «Voglio… che tu senta la freschezza delle lenzuola sotto di te e… il calore del mio petto sulla tua schiena…» Legolas non rispose e senza esitare, annuì, voltandosi e lasciando affondare le guance sul cuscino. «A..afferra la testiera… ti… prego…» mormorò Haldir, in preda all’emozione. «Cosa vuoi farmi… Capitano…?» domandò Legolas sensualmente. «Non fare domande ora… afferrala e basta!» rispose l’altro deciso. Sembrava non riuscire più ad attendere. Il giovane principe allora, non oppose più resistenza perché, da dietro il suo tono di voce, apparentemente pacato, percepì il fuoco che desiderava far esplodere. Le sensazioni bruciavano in lui… lo stavano vincendo… «T..ti prego…» ripeté con un filo di voce. L’elfo sorrise. Non poteva negare che sentire l’amante, conosciuto per la sua freddezza e imperturbabilità, perdere in quel modo la ragione… perderla per lui… lo soddisfaceva, lo eccitava visibilmente. Senza dire più nulla, allungò lentamente le braccia verso la testiera, afferrò il legno duro e robusto tra le mani, e nel farlo tutti i muscoli del suo corpo… delle sue spalle… della sua schiena… si tesero per la forte presa. Haldir a quella visione si morse le labbra. I capelli di Legolas si sparsero sul suo corpo e tutt’attorno… s’inarcò lentamente aprendo appena le gambe per offrirsi nuovamente a lui. «Così… oh Valar… così ti ho sempre sognato…» ansimò l’elfo carezzandogli i fianchi «…innocente e diabolico… sensuale in tutta la tua delicatezza…» si fece largo tra le sue cosce con le ginocchia… il principe strinse più forte i pugni sul legno «Sei un angelo maledetto, Legolas!» mormorò, appoggiandosi infine sopra di lui. Colpito
da quelle parole, il giovane elfo sorrise malizioso e… quasi senza
accorgersene… aprì la bocca e con la lingua sfiorò i levigati rami di legno intrecciati dinanzi
a sé.
Era riuscito nel suo intento. I ricordi erano stati cancellati. La lussuria si stava facendo largo nel suo cuore.
*
«Minas Tirith mi attende…» esclamò infine l’uomo, affacciandosi nuovamente alla finestra del castello. Il vento si levò, andandogli immediatamente a sfiorare il volto con le sue carezze invisibili. La sua voce sembrava essere un richiamo. Gli occhi azzurri, sotto le luci del giorno morente, brillarono intensi e velati da una profonda malinconia, che soltanto il suo cuore poteva dire di conoscere. «Là ci sarà la mia gente ad accogliermi… là ci saranno le grida di giubilo, le danze per il mio arrivo e i canti fin quando non giungerà mattina. Leggerò la speranza sul volto del mio popolo. Attenderanno che io salga finalmente al trono… e Gondor avrà nuovamente un re…» rise, quasi con disprezzo «…un re…» ripeté. Alzò gli occhi sul mare dinanzi a sé. Una lacrima gli rigò il volto per poi scomparire, rapita dall’aria gelosa. «Ed io mi domando… cos’è un re se non ha accanto il suo popolo…?» sospirò «Nulla…» aggrottò la fronte «Nulla… così come un uomo senza l’amore…» Arwen… Legolas… Arwen e Legolas ancora, Legolas soprattutto. I volti dei due elfi si susseguivano nella sua mente portando con sé ricordi dal passato… tutto il dolore di quei ricordi. «Perché non la smetto di soffrire…?» mormorò «Perché deve essere così difficile questa volta…?» gridò improvvisamente, portandosi una mano al cuore «Perché hai deciso di vivere tutto questo dolore… non ha senso… non ha senso!» si aggrappò alla roccia «Perché non sono perfetto e gelido e impassibile e crudele? Perché non sono come te, Legolas! Mi senti…? MI SENTI? …LO SENTI TUTTO IL MIO DOLORE? …LO SENTI, LEGOLAS?»
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«Ah Valar, sì…!» |