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.|. Una Vita per una Vita .|.
11. A Caccia di Indizi ~ Spero di essere sulla strada giusta… pensò Legolas mentre cavalcava verso Fangorn. Spero soprattutto che non gli sia successo niente… Arrivato ai guadi dell’Entalluvio notò che qualcuno aveva avuto la premura di cancellare qualsiasi traccia del cavallo ucciso, sangue incluso… Chi poteva voler togliere di mezzo il cavallo morto con tanta fretta? Qualcuno che voleva far sembrare tutto normale…quand’era chiaro che le cose non stavano così. Ma l’Elfo proseguì le riflessioni senza attardarsi ed entrò nella Foresta che anni prima aveva mostrato all’amico Gimli, sperando di vedere Eldarion da un momento all’altro… Con tono garbato chiese agli alberi che gli sembravano più mansueti se avevano visto un ragazzo passare di lì : “Uhm…” fece un vecchio olmo “…sì, è passato di qua un giovane fuscello della Gente Alta…” “Dov’era diretto?” “Mmm… si è unito ad una bizzarra compagnia che prendeva la via per il nord…”. L’Elfo ringraziò l’anziano amico silvano e tenne il nord finché uscì dalla Foresta, e trovò un lembo della tunica di Eldarion fra l’erba. Scrutò il terreno e osservò una decina di orme simili : riconobbe quelle leggere del giovane, altre di drago, poi c’era un tipo di orme che non riusciva ad identificare, ma poco importava. Purtroppo le orme di Eldarion sparivano dopo pochi passi, così come quelle misteriose e quelle del rettile. Le orme di gruppo invece proseguivano. Pensando al caso di Merry e Pipino, portati sulle spalle, Legolas aveva ragione di credere che gli strani “compagni” avessero riservato lo stesso trattamento al ragazzo, poiché così si spiegava l’assenza di sue tracce. Temendo d’indugiare troppo, seguì quella pista e man mano che percorreva il tragitto indicato dalle orme si rese conto che lo stavano conducendo a sud-est, verso le Terre Selvagge. Arrivò a Parth Galen sul finir della notte e si fermò qualche istante sopraffatto dai ricordi di quel giorno infausto in cui si smembrò la Compagnia e persero Boromir; ma tosto si riscosse e vide che le tracce continuavano al di là dell’Anduin e portavano agli Emyn Muil. Rabbrividì al pensiero di doverle scalare, perché fu colto da un brutto presentimento, in più era la prima volta che vi si avventurava e questo era indubbiamente un grande svantaggio. Infine costruì una zattera per guadare il fiume profondo e raggiunta l’altra riva non esitò più e si concentrò di nuovo sugli indizi che quei sciagurati avevano lasciato sul terreno. Fino ad allora gli era andata bene, ma ad un certo punto le tracce si dividevano e prendevano vie molto distinte : Legolas decise di seguire il gruppo in cui v’erano alcune che gli sembravano più profonde, dovute quindi – almeno così sperava- al peso di Eldarion. Seguì l’essere misterioso per intricati passaggi tra le rocce cercando di non dare troppo nell’occhio, giacché frattanto si era fatto giorno ed era pressoché impossibile mimetizzarsi con l’ambiente senza il favore delle tenebre. Giunse ad un buoi dirupo e vide che c’era un ripido sentiero serpeggiante che conduceva oltre quello che la sua vista elfica gli permetteva di scrutare. Lo discese con calma e facendo attenzione a non far rumore con i ciottoli, il che era arduo anche per un Elfo : avete mai provato a scendere un sentiero d’elevata pendenza senza far franare il terriccio? Beh, Legolas aveva il suo bel daffare a procedere… Finalmente il sentiero terminò e l’Elfo poté appoggiare i piedi sul fondo del precipizio. Sentì qualcuno avvicinarsi e quindi infilò un’apertura nella roccia addossandosi alla parete per non essere visto. Scorse uno strano essere con mantello e cappuccio passare davanti all’antro proseguendo lungo il perimetro della roccia, senza accorgersi dell’intruso. Legolas trasse un sospiro di sollievo, poi continuò scendendo le scale a chiocciola illuminate da poche fiaccole. Terminate quelle, un buio totale avvolse l’Elfo, che prontamente afferrò l’ultima torcia e, trovatosi ad un bivio, senza riflettere troppo scartò la strada nel cui fondo intravedeva una luce in avvicinamento ; prese dunque l’altra, che lo portava ancora più vicino alle profondità della terra. Ad un tratto si trovò di fronte ad una porta. Esitò un secondo prima di aprirla lentamente, ma non riuscì ad evitare che cigolasse, perciò la richiuse velocemente alle proprie spalle. Era capitato in una strana stanza a cui si accedeva tramite altre quattro porte; si guardava intorno disperandosi un poco perché non sapeva che direzione prendere, quando un rumore insolito catturò la sua attenzione : proveniva da un angolo della stanza…L’Elfo si mosse in quella direzione facendo luce con la fiaccola tremolante e restò senza fiato.
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